
"I giornalisti economici si chiamano così perché costano poco". Questa è una massima che gira da sempre nel mondo dell'informazione. E significa che in un Paese come il nostro, dove le proprietà editoriali sono in mano a magnati della finanza (dove cioè non esistono editori 'puri'), ogni notizia economico-finanziaria dovrebbe essere presa con le molle sia dai giornalisti di altre testate o gruppi editoriali (che prima di pubblicarla hanno l'obbligo di verificarne la veridicità) sia dal pubblico a cui è destinata (di solito il destinatario è l'operatore e il consulente finanziario piuttosto che la gente comune). Purtroppo però ciò non sempre avviene.
Come nel caso che in questi giorni ha coinvolto l'As Roma e i suoi titoli azionari.
Un noto quotidiano economico il 22 aprile ha diffuso la news che una cordata italo-tedesca fosse intenzionata a rilevare il pacchetto di maggioranza della società in mano alla Italpetroli, l'azienda della famiglia Sensi fortemente indebitata con Unicredit. La notizia è in poco tempo rimbalzata su tutti i mass media italiani facendo lievitare di colpo il valore del titolo a Piazza Affari. Esattamente com'era accaduto qualche mese prima, quando si parlò di un interessamento da parte della Tamoil.
Noi de Laleggendadelcalcio, nel nostro piccolo, abbiamo monitorato in questi giorni alcuni siti internet di importanti quotidiani d'Europa, che in qualche modo avrebbero potuto essere interessati ad approfondire la notizia della possibile cessione della Roma. Ma sul sito della Bild, della Bbc e de L'equipe non c'è traccia della vicenda, ripresa invece da alcuni quotidiani minori - PressDie e due siti svizzeri - che, con ogni probabilità, hanno solo colto rumors provenienti dall'Italia . Insomma: roba da poco.
Abbiamo poi fatto un po' le pulci a quel quotidiano italiano - che non citiamo - che ha dato per primo la notizia (il 22 aprile). Navigando e googolando qua e là abbiamo notato che il direttore-vinaio di questo giornale finanziario avrebbe - in qualche modo - un personale tornaconto a costruire lo scoop. C'è un filo, infatti, che lega questo Signore a Cesare Geronzi, attuale presidente di Mediobanca, che qualche anno fa acquistò - tramite Capitalia - una quota rilevante delle azioni della Roma.
Dal quotidiano online 'SportEconomy', inoltre, abbiamo appreso che uno degli uomini che in questi giorni sono stati accostati alla Roma, quel Flik che avrebbe dovuto essere il deus ex machina di tutta l'operazione, in realtà è solo un modesto avvocatucolo.
Dunque, è stata tutta una montatura? Una speculazione finanziaria? Il sospetto è forte ma una risposta definitiva non l'abbiamo. I segnali che arrivano dalla società dei Sensi dicono che non c'è alcun acquirente interessato a rilevare le loro quote. Ma per saperne di più a noi comuni mortali non resta che aspettare che la situazione si evolva. E ciò, ne siamo sicuri, non accadrà prima che le azioni della società capitolina sfondino quota 1 euro cadauna.
Poscritto.
Alcuni giorni dopo l'uscita di questo post apprendiamo che la Consob ha deciso di indagare sul titolo dell'As Roma. In proposito leggete l'articolo "La Consob indaga, titolo As Roma con strani rialzi" apparso sul sito ForzaRoma.com
domenica 3 maggio 2009
Il lato oscuro della cessione (a cui non crediamo) dell'As Roma
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sabato 2 maggio 2009
Nuovi stadi: dal Delle Alpi al progetto Cagliari il check up stadi boccia l'Italia

Torino, Milano, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Bari, Cagliari e Palermo: viaggio tra problemi dei vecchi e i progetti dei nuovi impianti nelle 10 grandi città del calcio. Costruzioni avveniristiche, centri commerciali, shop, parchi a tema: ma solo la Juve è operativa. Tutte le altre sognano...
inchiesta di Fabrizio Bocca (da La Repubblica)
Roma - Tutte le società di calcio italiane stanno pensando al nuovo stadio come soluzione di tutti i problemi economici. Vediamo squadra per squadra com'è attualmente la soluzione
Juve, dal 2011 al Delle Alpi; Toro al Comunale
E' ormai quasi completata la demolizione del vecchio Stadio Delle Alpi, inaugurato per i Mondiali '90. Entro settembre si comincerà la costruzione del nuovo che sarà disponibile per la Juve a partire dal 2011-2012. Stadio da 40.000 posti, via la pista d'atletica, pubblico a ridosso del campo. Per la Juve un investimento al momento di 105 milioni di euro. La gestione dello stadio è affidata alla società "Sportfive" che garantirà anche una sponsorizzazione che ingloberà lo stesso nome dell'impianto, tipo Emirates Stadium dell'Arsenal. Stadio a misura di tifoso, con shop ufficiale e riqualificazione generale anche dei dintorni stessi: verde pubblico, negozi, ristoranti, cinema e un supermercato Conad che ha avuto l'esclusiva. Secondo dati diffusi dalla società stessa a proposito della godibilità della partita, è interessante constatare che nel vecchio impianto il posto più vicino al campo di gioco era a 27 metri. Nel nuovo stadio a 27 metri ci sarà il posto più lontano.
Col ritorno della Juve al Delle Alpi ristrutturato, il Torino resterà l'unico fruitore dell'ex Stadio Comunale, ora stadio Olimpico. Se il Torino dovesse riuscire a diventare proprietario dell'impianto è probabile che si arrivi alla denominazione stadio Grande Torino.
Inter e Milan tra San Siro e progetti vaghi
Si è parlato spesso di un nuovo stadio, o addirittura di nuovi stadi a Milano. Ma la stessa presenza del Meazza a San Siro, storico impianto fra i più famosi e belli al mondo - a parte problemi per alcuni settori comunque lontani dal campo (ma è un impianto da 80.000 spettatori) -, ha reso finora impossibile il nascere di progetti alternativi. Solo a livello di ipotesi si è parlato di uno stadio in zona Rho o Pero per l'Inter, da rendere operativo eventualmente durante l'Expo 2015. Stadio con una trentina di Sky Box che possano comodamente ospitare una quindicina di persone l'uno, altri (addirittura qualche centinaio) molto più piccoli, tre livelli di tribuna d'onore. E poi 4 ristoranti, diverse decine di punti di ristoro. Nello stadio potrebbe andare anche la sede stessa dell'Inter, museo e ovviamente shop ufficiale. Costo dell'operazione circa 400 milioni di euro. Il tutto però al momento non ha nulla di operativo.
Il Milan invece è più interessato a quanto pare alla permanenza e allo sviluppo di San Siro con una sua completa e piena gestione. Il Milan infatti si è già occupato direttamente più volte del rifacimento del terreno di gioco, vero punto debole ormai dello stadio Meazza.
Samp stop al progetto, Genoa per il Ferraris
La Samp è stata tra le prime, già dal 2007, a presentare il progetto di un nuovo stadio da collocare vicino al mare e verso l'aeroporto di Genova. Progettazione dello studio Boeri e Apice lo stadio somiglia come forma molto a quello mondiale di Saint Denis a Parigi, con un ampia copertura (chiamata "Luna Sospesa") a disco trasparente. Impianto da 34mila spettatori, due anelli di tribune. Lo stadio è collegato mediante passerelle pedonali sia all'aeroporto che a un grande centro, commerciale, culturale e di ristorazione. Costo previsto ai tempi dell'operazione 250 milioni di euro. Lo stadio sarebbe dovuto essere già pronto per il 2011, ma il progetto del presidente Garrone non ha mai avuto tutte le autorizzazioni necessarie e nella sostanza è stato finora bloccato.
Il Genoa è invece più fortemente e storicamente attaccato al Luigi Ferraris di Marassi. Pur essendo un ottimo impianto per la visibilità della partita (ma non da tutti i settori) il Ferraris ha il problema di essere collocato all'interno di un quartiere estremamente popolato, che si blocca letteralmente durante le partite. E' uno stadio da 55mila posti che però per problemi di agibilità ha visto progressivamente diminuire la capienza a 35 mila posti, con problemi per la numerosa tifoseria rossoblù. Inoltre per la licenza Uefa, in caso di qualificazione alle Coppe, e proprio per mantenere l'agibilità a livelli accettabili di pubblico, sarebbero necessari profondi e costosi lavori di ristrutturazione.
Bologna e lo stop al progetto "Romilia"
La presidenza Menarini (la Cogei, società di famiglia, è una grandissima ditta costruttrice a Bologna) vorrebbe riprendere in mano un vecchio progetto che già aveva avviato durante la gestione Cazzola. Un grande complesso - detto Romilia - di 300 ettari nella zona Budrio e Medicina con il nuovo stadio del Bologna, centro tecnico del Bologna stesso, campi sportivi, ristoranti, residence, abitazioni, centro commerciale, stazione ferroviaria, campo da golf e tante altre strutture di intrattenimento, in particolare due parchi a tema, uno dedicato ai motori e l'altro al wellness. Ma tutto il progetto fu bocciato dalla Provincia già nel 2007. Inoltre c'è grande incertezza sul futuro dello storico Dall'Ara, e tutto è sospeso in attesa delle elezioni amministrative e del verdetto sul campionato del Bologna stesso (serie A o B?). A settembre probabilmente se ne riparlerà.
Firenze, lo stadio di Fuksas delle polemiche
La società di Della Valle prevede il trasferimento della Fiorentina dallo storico, ma ormai vecchio, Artemio Franchi, in una vera e propria Eurodisney del calcio. Lo stadio sarà l'elemento centrale di un nuovo quartiere: con tanto di nuove abitazioni, un grande parco verde pubblico, centro commerciale, hotel, persino un museo d'arte moderna nonché centro sportivo e sede della Fiorentina stessa. Lo stadio, progettato da Fuksas, avrà una capienza di 40-50mila posti e una copertura trasparente tipo nuvola. La presidenza dei Della Valle tiene tantissimo alla realizzazione dell'opera ma l'individuazione dell'area di 40-50 ettari nella zona Castello a Firenze Nord è però al centro di una fortissima polemica cittadina, nonché di un'inchiesta giudiziaria.
Roma e Lazio, addio all'Olimpico
Roma e Lazio sono decise a dare l'addio Olimpico, pur essendo uno stadio in perfetto centro, rimesso ulteriormente a posto per la finale di Champions League, ma strutturalmente poco adatto (data la presenza della pista d'atletica) per la visione della partita di calcio. L'Olimpico resterà uno stadio dedicato alla nazionale (che però ha una politica itinerante per l'Italia), all'atletica e ai concerti. Entro il 10 maggio le due società devono consegnare alla giunta comunale i progetti per la costruzione dei nuovi impianti. Stadi fuori del grande raccordo anulare, quindi lontani dal centro e con grandi problemi di infrastrutture (strade, stazioni metro e così via). Il presidente Lotito ha individuato un'area nella zona Tiberina per la costruzione del nuovo "Stadio delle Aquile", ma nel suo originale progetto è prevista anche la costruzione di una serie di lotti abitativi al centro di scontri politici con la vecchia giunta comunale. La Roma ha due ipotesi, una alla Magliana verso l'aeroporto di Fiumicino e l'altra nella zona Centrale del Latte. Entrambe le società comunque sono molto indietro nell'operazione. Soprattutto la Roma che solo ora sta cercando di accelerare.
Napoli e un San Paolo da rifare
Si è parlato spesso di un nuovo stadio a Napoli, date anche le condizioni del San Paolo, ormai ridotto malissimo. In caso di pioggia piove sugli spettatori e i sotterranei, spogliatoi compresi, si allagano. Molte strutture sono ormai fatiscenti e il terreno di gioco è in brutte condizioni. Inoltre anche al San Paolo c'è una pista di atletica quasi inutilizzata da anni. Ultimamente si era parlato di un nuovo stadio nella zona di Chiaiano; tra l'altro il Napoli si allena non distante a Castelvolturno. Ma l'ipotesi è stata poi scartata. L'ultima proposta è che il Comune di Napoli abbandoni nella sostanza la troppo cara gestione economica del San Paolo - che nel frattempo si è visto rinnovare la licenza Uefa - per cederla totalmente e senza sovrapprezzo al Napoli stesso. Che potrebbe così finalmente rimodernare l'intero impianto, senza trasferisi altrove.
Bari, il San Nicola in vendita
Il bellissimo stadio "Astronave" San Nicola, con i suoi caratteristici 26 petali, è ufficialmente in vendita. L'amministrazione comunale ha infatti deciso di cedere ai privati lo stadio progettato da Renzo Piano e inaugurato ai tempi di Italia '90. Il San Nicola è un buon stadio per il calcio, ma l'inserimento della pista d'atletica - quasi mai usata, e voluta dal Coni ai tempi della progettazione - influisce molto sulla visibilità della partita e allontana gli spettatori. Con una recente delibera il Comune ha votato una modifica al piano regolatore per consentire l'edificazione di centri commerciali, palestre, ristoranti etc sui terreni agricoli che circondano lo stadio che rimane abbastanza fuori la città. Questo dovrebbe rendere più "appetitosa" la speculazione commerciale sullo stadio stesso; che necessità anch'esso, senz'altro, di rinnovamento e manutenzione profonda.
Cagliari, un nuovo Sant'Elia low cost
Il presidente Cellino ha presentato a ottobre 2008 il progetto di uno stadio che prenda il posto del Sant'Elia. Lo stadio dovrebbe essere abbattuto e ricostruito nella stessa zona, all'interno di un vasto parco a verde pubblico recintato e aperto dall'alba al tramonto. Lo stadio progettato dall'architetto di origine sarda Jaime Manca di Villahermosa prevede un impianto abbastanza piccolo da 25.000 posti, niente pista di atletica, una sezione vip con sistemazioni molto avveniristiche, e un anello intorno allo stadio con bar, pizzerie, ristoranti etc. Costi abbastanza contenuti utilizzando componenti prefabbricati (si parla di 35 milioni di euro), e tempi di consegna abbastanza brevi (tra i 9 e 12 mesi). Contrariamente ad altri progetti è previsto sì il museo e il negozio di merchandising del Cagliari, ma non i soliti centri commerciali. Quello del Cagliari dovrebbe essere un parco sportivo a tema, e quindi un anello da 1000 metri per il jogging, giardini per bambibi, skate park, pista di pattinaggio, beach volley e beach tennis e un impianto di bowling a 18 piste. Insomma una struttura rivolta molto al pubblico giovanile. Prevista inoltre una completa riqualificazione della zona periferica che dà sul mare, addirittura con un nuovo molo d'attracco. Anche in questo caso comunque ci sono state tantissime polemiche e divisioni tra il presidente Cellino e l'amministrazione comunale, oggetto soprattutto la collocazione del nuovo impianto. Cellino aveva minacciato più volte di cambiare comune.
Palermo e l'ex velodromo Borsellino
Il nuovo stadio di Palermo dovrebbe nascere sulle ceneri del velodromo "Borsellino" che sorge nel quartiere Zen e realizzato in occasione dei mondiali di ciclismo del 1993. Il progetto è già in fase molto avanzata e in questi giorni il presidente Zamparini e l'amministratore delegato del Palermo Rinaldo Sagramola hanno avuto una serie di incontri per il reperimento dei fondi e lo snellimento dell'iter burocratico. A gestire l'opera sarà una fondazione che per statuto destinerà tutti gli utili derivanti dall'impianto per il rafforzamento della squadra. Il progetto dovrebbe essere presentato a settembre e per i lavori serviranno tra i ventiquattro e i trentasei mesi. Nelle previsioni della società, il Palermo dovrebbe giocare nel nuovo stadio a partire dalla stagione 2012-2013.
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10:24
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venerdì 1 maggio 2009
Rinviato a giudizio un commissario della Lega Dilettanti per la morte di Bini

di Adriano Stabile (Spysport)
E' stato rinviato a giudizio dal gup del Tribunale di Roma Cecilia Demma, Sandro Silvestri, commissario della Lega nazionale dilettanti affiliata alla Figc, sezione Lazio, che dette il nulla osta alla omologazione del campo di calcio dove il 2 febbraio del 2008, durante una partita di calcio giovanile morì Alessandro Bini, un giovane di 14 anni. Indagato per la stessa vicenda era anche Attilio Massolo presidente e legale rappresentante dell'Almas Roma, proprietaria del campo, deceduto nei mesi scorsi.
Il processo comincerà il 28 settembre prossimo davanti al giudice monocratico. Silvestri è accusato di omicidio colposo e di falso ideologico perché avrebbe omologato le dimensioni del campo di calcio pur non essendo queste ultime rispondenti al campo di gioco. L'inchiesta era affidata al pm della procura di Roma, Giuseppe Cascini.
L'iscrizione di Silvestri scaturì dagli accertamenti sulle misure di sicurezza del campo disposti dal pm che, secondo una consulenza depositata nelle scorse settimane, evidenziarono che il terreno di gioco non era a norma. Il nulla osta alla omologazione fu invece concesso e risale a cinque anni fa. Il giovane calciatore, in forze al "Cinecittà Bettini" andò a sbattere in modo violento con il torace contro la maniglia di un tubo di irrigazione del campo di gioco, che non aveva la protezione in gommapiuma, e morì.
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20:25
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Cessione As Roma: dopo Soros e Tamoil arrivano i tedeschi a sostenere il titolo in borsa?

Una nuova cordata, stavolta guidata da Vinicio Fioranelli e da Volker Flick, pare intenzionata ad acquistare le azioni dell'As Roma. La regia come al solito sarebbe della Unicredit, decisa a intascare il credito (si parla di oltre 300mln di euro) dalla morosa Italpetroli. Tutto vero? Forse. Eppure sembra di essere davanti ad un film già visto.
Ricorderete certamente che in passato si era parlato prima di un interessamento del magnate americano Soros, poi di quello della Tamoil. Entrambi sembravano a un passo dall'affare, invece il tutto si risolse con un nulla di fatto. L'unico effetto di un certo rilievo fu che il titolo della As Roma volò a Piazza Affari.
E stavolta invece, con la Roma fuori dalla Champions, dalla Coppa Italia e lontana dal quarto posto, la situazione è diversa? Macché.
Mentre la stampa racconta che la famiglia Sensi prova a tirare su il prezzo della società (pare che la richiesta ora sia di 420mln, 50mln più alta di quella di Soros), a schizzare in alto sono le azioni dell'As Roma. Che martedì hanno chiuso a +4,59%. Niente male. Le azioni Unicredit, invece, pare non risentano di questo tira e molla, nonostante dall'alienazione delle quote da parte della Italpetroli dovrebbe essere proprio la Unicredit a guadagnarci di più.
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19:49
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lunedì 20 aprile 2009
Memorie di Adriano

di Emilio Marrese (l'espresso)
Tu puoi uscire dal ghetto ma il ghetto non uscirà mai da te, garantisce un noto detto afroamericano. A Vila Cruzeiro, una delle peggiori bidonville a nord di Rio de Janeiro, c'è un bar che si chiama O Cantinho do Adriano, l'angoletto di Adriano.
Su una parete campeggia un enorme ritratto del calciatore con la maglia dell'Inter. La didascalia dice: dalla favela al mondo. E ritorno. Il campione che ha perduto se stesso e l'allegria di giocare è andato a cercarsi qui, dov'è nato 27 anni fa nel Complexo do Alemao, l'agglomerato di dodici favelas, trecentomila persone, tra cui Vila Cruzeiro.
A qualche anno luce dalla quiete patrizia del Lago di Como, dove ha la sua casa italiana. Anzi 'aveva', visto che quest'ultimo ammutinamento concluderà, salvo ulteriori sorprese, il suo tormentato rapporto con l'Inter: ha detto che in Italia è infelice e non regge più la pressione che subisce da quando aveva 18 anni.
Non è esattamente la clinica di riabilitazione che gli hanno suggerito per guarire dalla depressione, questa Gomorra carioca. Vila Cruzeiro è uno di quei presepi di cartapesta e lamiere abbarbicati sulle ripide colline di Rio, con la sua umanità dolente, come muschio umano.
Un 'morro' governato dai narcotrafficanti dove la polizia del Bope, i reparti speciali, irrompe solo in assetto da guerra ogni tanto, per aggiungere dolore a dolore, sangue a sangue. Gli squadroni della morte. Gli abitanti di questa disperazione stanno coi narcos: i malviventi sono quelli che danno lavoro e protezione. Lo Stato, invece, è visto solo come un invasore corrotto e violento.
È un inferno. Un posticino dove sette anni fa un reporter ficcanaso di Rede Globo fu fatto letteralmente a fette dal boss Maluco con una katana giapponese e bruciato dentro una pila di pneumatici.
Eppure Adriano non resiste al richiamo della foresta: solo in quella giungla si sente a casa, solo lì i suoi milioni sembrano avere un valore. Tra gli amici di infanzia. Figurarsi ora che è l'Imperatore e da tale viene accolto, coccolato e acclamato, sia che torni con centinaia di giocattoli per i bambini, sia che torni per isolarsi dal mondo, com'è accaduto la scorsa settimana, cercando l'oblio.
I tabloid brasiliani hanno scritto di orge con prostitute e trans, poi di un party a base di birra e marijuana in onore di un boss della droga ora carcerato, Marcinho, dove il campione sarebbe stato visto con due pistole alla cintura, sbronzo marcio, piagnucolare sulla sua vita da professionista del pallone.
Un poliziotto dell'antisequestri di Rio, Marcos Reimao, ha dichiarato che Adriano ha ritrovato anche i vecchi amici narcos Mica e Fabiano, i ras del Comando Vermelho che controlla la zona. Sono loro che lo tutelano. Dopo la partita della nazionale brasiliana con l'Ecuador, vista dalla panchina, Adriano è scomparso tre giorni.
In Brasile girava la voce che fosse addirittura morto. Invece s'era rintanato nella casa che era stata dei suoi genitori nella favela e in cui ora è rimasto uno zio, finché mamma Rosilda non è andato a riprenderselo e il procuratore Gilmar Rinaldi ha organizzato una conferenza stampa in cui Adriano ha detto di voler staccare col calcio per almeno tre mesi perché non ne ha più voglia. Smentisce ogni dipendenza e anche l'esaurimento, e non è un buon presupposto per guarire.
Il gigante fragile, invece, è andato fuori di testa. L'alcol e forse anche la droga sono conseguenze del suo mal di vivere, che sembra risalire alla morte del padre 44enne avvenuta cinque anni or sono all'improvviso, forse un infarto. Almir Leite Ribeiro aveva campato, fino all'agosto 2004, con un proiettile in testa rimediato per sbaglio in una delle frequenti sparatorie che funestano la favela.
Passava di lì insieme ad Adriano, che all'epoca aveva dieci anni, e fu colpito. Sarà anche roba normale in una favela, ma certo non sono traumi da assorbire facilmente per un bambino. Evidentemente lo sport, il successo, il denaro (cinque milioni netti dall'Inter all'anno, più il resto), le donne (dopo la rottura con Joana Machado, l'ultimo flirt attribuitogli è con la ballerina Ellen Cardoso) e il lusso non sono bastati ad Adriano per guarirsi l'anima.
L'Imperatore ha iniziato a giocare nel campetto senza porte della favela. Quando aveva sette anni è entrato nella scuola calcio del glorioso Flamengo, dove forse riproverà ora a ripartire ancora. Mamma Rosilda e nonna Wanda vendevano dolci in strada per raccogliere i soldi necessari per pagargli il bus. Adriano è cresciuto con quella maglia a strisce orizzontali rosse e nere: all'inizio giocava terzino, poi attaccante. Ha sempre giocato come se non fosse mai uscito dalla sua favela: lì chi prende la palla, punta dritto alla porta avversaria.
E nessun allenatore è mai riuscito del tutto ad addomesticarne l'istinto selvatico. Nei suoi momenti di maggiore luce, Adriano impressionava gli stadi proprio con quella sua forza grezza: partiva palla al piede ed era capace (memorabile un gol all'Udinese in slalom da centrocampo) di saltare in velocità tutta la difesa avversaria di prepotenza. Un Hulk nero. Non è stato semplice insegnargli anche ad inserirsi in un gioco di squadra: dalla favela, lui, era uscito così, a testa bassa, grazie al suo talento rabbioso ed esplosivo. Perché imparare un altro modo?
Campione del mondo under 17 con la maglia della Seleçao, Adriano fu acquistato dall'Inter nell'estate 2001 dopo una stagione in prima squadra al Flamengo. Debuttò in un'amichevole col Real Madrid entrando in campo all'88 e segnando subito con una punizione micidiale. A metà anno fu mandato in prestito alla Fiorentina (6 gol in 15 gare) e poi per un campionato e mezzo finì in comproprietà a Parma, dove mostrò le sue straordinarie doti: 23 reti in 37 partite.
Nel gennaio 2004 l'Inter lo riportò a casa, pensando che fosse finalmente pronto per i massimi livelli, e Moratti scucì 15 milioni per ricomprare la metà del calciatore che già era stata sua. Il brasiliano conquista San Siro: 9 gol in mezzo torneo seguiti da un'altra annata strepitosa, il 2004-2005: 16 gol in serie A, 10 in Champions League e due in Coppa Italia, decisivi nella finale vinta contro la Roma. Con la nazionale vince la Coppa America. Adriano è l'attaccante che nessuno riesce a fermare. Tranne lui stesso.
I guai cominciano a metà campionato 2005-2006: l'incredibile macchina da gol, all'apparenza indistruttibile, s'inceppa di colpo. Lunghi periodi senza trovare la rete, lunghi black out. I primi segni di indisciplina e insubordinazione, i problemi con gli allenatori, le punizioni, le vacanze non autorizzate, le voci che montano sulla sua vita privata dissoluta, insieme alle foto rubate nei suoi party eccessivi.
Nel 2006-2007 realizza la miseria di sei reti. Chi lo circonda comincia ad ammettere che il malessere non solo è questione di indole, ma è qualcosa di più grave. A inizio 2008 l'Inter prova a salvare il suo patrimonio mandandolo a giocare nel San Paolo, in Brasile. Anche da là non arrivano notizie confortanti, però: Adriano ingrassato, Adriano ubriaco, Adriano che gira in moto senza casco, Adriano che frequenta cattive compagnie, Adriano che fa collezione di modelle che poi rivelano puntualmente ai giornali scandalistici dettagli scabrosi.
Tuttavia in patria ritrova il gol, ne fa 17, e il nuovo allenatore dell'Inter si decide a ritentare, la scorsa estate. Tra fughe, panchine, esclusioni, notti brave, allenamenti saltati, psicanalisti inascoltati, psicofarmaci buttati nel bidone e polemiche, sembrava che il tecnico portoghese fosse riuscito nella missione. Adriano aveva anche dedicato i suoi gol ritrovati ai figli di Mourinho. E invece no. L'animale che Adriano si porta dentro sin da quando era bambino è tornato fuori, bucando la corazza di muscoli.
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13:20
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Totti entra nella top ten del gol

Sempre più Tottigol. Con la doppietta contro il Lecce, Francesco Totti supera un giallorosso doc del calibro di Amedeo Amadei, e diventa il decimo miglior marcatore della serie A con 175 reti all'attivo. La classifica:
1. Piola (274)
2. Nordhal (225)
3. Meazza (216)
3. Altafini (216)
5. R. Baggio (205)
6. Hamrin (190)
7. Signori (188)
8. Batistuta (184)
9. Boniperti (178)
10. Totti
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01:02
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domenica 15 marzo 2009
Il duro risveglio dei tifosi giallorossi dopo Roma-Arsenal

(pubblicato su Lungotevere.Net)
Roma, 12 mar 2009 - Al risveglio il ricordo appassito di qualcosa d'importante accaduto la sera prima. Poi l'illuminazione fatale, quasi incredula. La Roma fuori dalla Champions, sconfitta ai rigori dall'Arsenal di Wenger in un Olimpico traboccante. Una squadra gagliarda, quella giallorossa, che avrebbe meritato di più alla fine dei 210' di gioco e che, invece, è stata castigata dalla storia che si ripete, che la vuole sempre sconfitta dagli undici metri in casa contro un club inglese. Come accadde 25 anni fa nella finale di Coppa Campioni contro il Liverpool di Grobbelar "il matto", tanto irritante da far innervosire due Campioni del Mondo in carica come Conti e Graziani che spararono il loro rigore alto sopra la traversa. Come allora, oggi, c'è poco da rimproverare ai ragazzi scesi in campo ieri sera. Tutti ci hanno messo cuore, grinta e polmoni. E più o meno così la pensano a Trastevere.
Mario ha 45 anni e prima di passare al bar per il solito cappuccino e cornetto va in edicola a prendere il Corriere dello Sport. Una cosa che non faceva da tempo. La partita l'ha vista in casa assieme a tutta la famiglia e un paio d'amici del figlio. Dopo il match è rimasto inebetito per almeno un'ora a guardare lo schermo mentre calciatori e allenatori venivano intervistati. Li vedeva ma non riusciva ad ascoltare quel che dicevano, come se nelle orecchie qualcuno gli ci avesse messo dell'ovatta bagnata. "Poi sono andato a letto ma non riuscivo a dormire - dice - Stamattina mi sono svegliato un po' più tardi del solito e in tutta fretta mi sono preparato per non fare tardi al lavoro. Poi, tra una cosa e l'altra, mi è tornato in mente tutto, ma quasi non ci credevo. Per questo - aggiunge - sono venuto a comprare il giornale. Voglio vederlo scritto che la Roma è fuori". Carletto invece è disoccupato e stamattina ha avuto tutto il tempo di guardare i notiziari flash in tv. Dopo un po' però non ne poteva più ed è uscito per andare a fare due passi in centro. "Di passare al solito bar col rischio di ‘beccare' (incontrare, ndr) i ‘lazialotti' non c'avevo proprio voglia - dice - Così ho preso lo scooter e sono venuto in centro". Gianfranco ha 55 anni. Che la "Magica" potesse arrivare in finale (che quest'anno si gioca all'Olimpico di Roma), lui, ne era convinto. Quando in tv ha visto i Gunners correre e abbracciarsi e il Capitano piangere si è ricordato di Roma-Liverpool, che aveva seguito dal maxi schermo del Circo Massimo. "Non riuscii a trovare i biglietti per la finale - dice - e così andai al Circo Massimo dov'era in programma la festa per la vittoria della Coppa dei Campioni. Alla fine tutti piangevamo e io tornai a casa da solo a piedi. E all'epoca consideri che abitavo a Monte Mario. Una tristezza incredibile. Ieri - aggiunge - quasi mi mettevo a piangere. Speravo, dopo 25 anni, che avremmo avuto un'altra opportunità. Ancora una volta in una finale disputata a Roma, e magari contro il Liverpool".
Per Luca è stata un'ingiustizia totale: "Stavo allo stadio. Ho provato rabbia, non tristezza. Per cosa? Non è giusto che siamo usciti. Loro, l'Arsenal, in due partite non hanno mai segnato su azione. Solo rigori. E poi noi abbiamo giocato meglio. Meritavamo. Con Tonetto non me la piglio, certo che Vucinic però...". Un suo amico, Tiziano, era con lui allo stadio e ricorda solo di averne dette di tutti i colori a Julio Baptista quando ha svirgolato la palla servita al bacio da Totti a due passi dalla porta dell'Arsenal. "Poteva diventare il nostro Divo Giulio, invece è rimasto solo Julio".
Italo Mastrangeli
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