
Che i titoli dell’AS Roma e della SS Lazio potessero allettare lo ‘spazzino’ Paulson (intendo il ministro del Tesoro Usa, da non confondere con il centrocampista della Juve, Poulsen) è cosa alquanto verosimile. Ma, mi chiedo, è mai possibile che quei titoli possano essere un buon investimento per un sano di mente? Beh, pare proprio di sì, almeno stando ai dati elaborati dall’ufficio studi R&S di Mediobanca sull’andamento di tutti i titoli nell’ultimo anno a Piazza Affari. Un’analisi, che ha rivelato che le due società romane sono state nell’ultimo anno, udite udite, tra le migliori otto in termini di redditività su un totale di 279 S.p.A. esaminate. Precisamente hanno guadagnato un +25,8% i biancazzurri e un +9,5 i giallorossi. Un fatto eccezionale per il calcio in Borsa, solitamente accusato di avere immesso nel mercato titoli a forte volatilità e preda di speculazioni finanziarie di basso rango, e su cui nessun broker serio si sognerebbe di scommetterci un euro.
Ma come ha spiegato il giornalista Luca Iezzi su “Affari&Finanza”, “siamo ancora lontani dal riabilitare il calcio in Borsa”. “La Roma a inizio settembre 2007 viaggiava a quota 0,67 cent. e stava avviandosi a uno dei suoi periodici rally, che gli avrebbe fatto sorpassare quota un euro solo 20 giorni dopo- ha proseguito Iezzi-. Quindi basta spostare il periodo di rilevazione di qualche settimana per trasformare il segno positivo in una forte perdita. Inevitabile per un titolo che ha oscillato in 12 mesi tra 0,50 e 1,50 euro sulle voci di un possibile cambio di proprietà: cosa che per la Roma pesa più dei risultati sportivi”. Discorso più o meno simile per la Lazio. “L’inaspettato rendimento nel campionato di serie A, che vede i biancoazzurri al comando dopo quattro giornate (ora siamo alla sesta, ndr), ha portato il titolo- ha precisato Iezzi- a guadagnare il 31,9% in una sola settimana”.
Comunque il risultato positivo dei titoli di Roma e Lazio è da valutare come estremamente favorevole, considerando che hanno ‘tenuto’ quando tutti gli altri mediamente perdevano il 38%. Una stabilità, che si spiega anche con i buoni risultati di bilancio e l’aumento del 56% degli abbonati. Eppure, nonostante la buona gestione, ha spiegato Iezzi, e i dati elaborati da R&S “non toglieranno le due società dalla black list della Consob, che le costringe ogni mese a aggiornare la loro posizione finanziaria”.
martedì 7 ottobre 2008
In piena crisi finanziaria, i titoli di Roma e Lazio sono tra i migliori a Piazza Affari
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lunedì 18 agosto 2008
Da "La Stampa", il coccodrillo di Franco Sensi firmato Roberto Beccantini
di Roberto Beccantini
Figlio di Silvio, che della Roma era stato uno dei fondatori e del mitico Testaccio il più accanito «muratore», non poteva non diventare romanista. Lo diventò a modo suo, coinvolgendo la famiglia e l’impero, petrolio, alberghi, giornali, aeroporti, alimentari. Tifoso, vice presidente negli Anni Sessanta e poi dimissionario quando Franco Evangelisti invase il club; ancora tifoso e, l’8 novembre 1993, presidente. Obiettivi: risanare i conti, cancellare quell’idea di cronica precarietà che soltanto Viola aveva ribaltato, ottenere il rispetto dell’Europa. Ci è riuscito, anche se a carissimo prezzo.
Non si può capire Sensi senza collocarlo nel «presepe» che trovò, la Lazio del rampante Cragnotti, il Milan di Berlusconi capo del governo, la Juventus famelica di Giraudo, Moggi e Bettega, precettati da Umberto Agnelli dopo il crepuscolo del Boniperti-bis. L’Inter non è ancora di Massimo Moratti: lo sarà presto (febbraio ‘95). Gli scenari sono questi. Sensi li cavalca con la furia di Don Chisciotte. Difende Totti dai progetti blasfemi di Carlos Bianchi, che intendeva girarlo alla Samp come se fosse un giocatorino qualunque, sogna l’utopia di una «Roma romanista», lui al vertice e il trasteverino Mazzone in panchina: non durerà, il sor Magara. Curiosamente, il suo «papato» comincia con un Moggi, Luciano, messo alle porte, e finisce con un altro Moggi, Alessandro, libero di circolare per Trigoria. Il padre, consigliere alle sue dirette dipendenze, si era dato alla Juve sfilandogli da sotto il naso Ferrara e Paulo Sousa. Il figlio ha curato il passaggio di Del Neri, allenatore in quota Gea, fino all’epoca dell’operazione una sorta di perversa e scellerata Spectre.
Sensi titilla l’orgoglio popolare e va all’assalto del Palazzo. Non vuole cambiarlo, vuole possederlo. Vuole, soprattutto, far uscire Galliani e Giraudo. Si innamora di Zeman, salvo scaricarlo perché inviso al Regime: ha detto che il calcio deve uscire dalla farmacie e dalle banche, e qualcuno, per questo, gliel’avrebbe giurata.
Se Cragnotti è un acrobata della finanza che finirà in mutande dopo aver vestito e spogliato la sua bella, Sensi si ritaglia i panni di Robin Hood, anche se quasi mai toglie per dare ai poveri. Si allea con Cecchi Gori sul fronte tv, sfida il rampollo di Tanzi sul versante Lega, sfodera fior di avvocati pur di ottenere la vendita soggettiva dei diritti criptati: gliela garantiranno con tanto di legge (del centro-sinistra), ma sarà un clamoroso autogol. Recluta Fabio Capello, lui sì amico degli amici e, dunque, spendibile nei corridoi in cui, secondo i dietrologi, si fanno e si disfano le classifiche. Il Natale del ‘99 ha la pensata di regalare un pacco di Rolex ai designatori Bergamo e Pairetto, e agli arbitri. Scoppia uno scandalo, resta il messaggio, chiaro e irrevocabile: cara Juve, caro Milan, adesso sapete con chi avete a che fare.
Il titolo laziale del 2000, che la curva Sud vive come un’onta, dedicando a Sensi cori e striscioni irridenti, è la miccia che fa esplodere i dubbi estremi. Nasce, così, una delle Rome più forti di sempre, quotata in Borsa come i «cugini», la Roma di Batistuta, pagato 70 miliardi di lire alla Fiorentina, di Totti e Montella, Samuel ed Emerson: 75 punti (record, a quei tempi) e scudetto, 18 anni dopo l’ultimo. la Juve 2ª, il Milan addirittura 6°. Ha fatto scalpore, alla vigilia del clou Juve-Roma, la delibera con la quale la corte federale aveva «liberato» gli extracomunitari, un atto tradotto in un omaggio a Sensi e in uno sgarbo a Giraudo, visti i Nakata e gli Assunçao in ballo. C’è chi parla di nuovo polo, alternativo a Milano e Torino. Biscardi ci inzuppa, goloso, il processo. Le radio romane alimentano la sindrome dell’assedio. Sensi vigila sospettoso e agita la clava. È il periodo in cui sono tutti «italiani», da Bartelt a Cafu per finire a Emerson, che il grande capo vorrebbe trasformare niente meno che in alpino. Passaportopoli lo colpisce ma non lo affonda, anzi. La Roma rimane competitiva e butta via un altro scudetto, quello del 2002, per aver pareggiato in casa di un Venezia già retrocesso. Va peggio l’anno seguente, con un 8° posto scandito da burrasche dialettiche e risse quasi fisiche, Sensi contro gli arbitri («associazione a delinquere»), Sensi costretto a digerire l’elezione di Galliani, Sensi e Giraudo che si dicono di tutto, la moglie, Maria, bacchettata dalla «Padania» (avesse detto) per un sit-in di gruppo, con il fior fiore degli ultrà, davanti alla sede della Figc.
Piano piano, il giocattolo si rompe. E dall’Europa arrivano solo mortificazioni: il western con il Galatasaray, Roma-Dinamo Kiev sospesa da Frisk, centrato in volto dalla moneta di un anonimo balilla; per tacere del derby spezzato, una sera di marzo. Lo scudetto ha lasciato voragini, dilatate dall’acquisto di Cassano a un prezzo non proprio di favore: 60 miliardi al Bari. Pur di sbarazzarsene, verrà in pratica «regalato» al Real. La salute non è più quella di una volta. Fidejussioni taroccate e doping amministrativo gli rigano la corazza e lo obbligano a sacrificare mezzo patrimonio. La Finanza ne esplora, implacabile, i bilanci. «Non ce la faccio più», sospirerà all’indomani del fallimento della trattativa con i russi della Nafta. Lo soccorrono le banche (su tutte, Capitalia di Cesare Geronzi), e, paradossalmente ma non troppo, i nemici di sempre, Sky e Mediaset. Il distacco con Capello è traumatico, aggravato dalla destinazione juventina. L’affare Emerson contribuisce a siglare un armistizio con l’improvvisamente «amico» Antonio (Giraudo). Il vecchio leone scende a patti anche con Galliani, appoggiandone la rielezione in Lega. Moggi (Luciano) non è più un traditore. I tifosi s’interrogano smarriti: vende, non vende?
Rosella, la figlia, è promossa amministratore delegato e portavoce della società. Ha il sorriso della madre e gli artigli del padre. Calciopoli spacca gli equilibri di potere. Le sentenze cancellano i «nemici giurati», Giraudo & Moggi, e ridimensionano il terzo, Galliani. Nasce la Roma di Luciano Spalletti, tottiana e divertente, seconda soltanto all’Inter, la nuova tiranna. Piange di commozione, il presidente, quando la squadra batte la Lazio e fissa a undici il record delle vittorie consecutive in campionato, poi sbranato dall’Inter (17).
Ci mancherà, Franco Sensi. Lascia una Roma che ha imparato a camminare da sola. Lascia impronte indelebili e ombre non meno profonde, come tutti coloro che si sono opposti a un regime sfruttandone le sue stesse complicità. È stato un presidente grande e scomodo, collerico e paterno. Un mecenate che, dietro, non aveva né gli Agnelli né Berlusconi e, per questo, si è bruciato dopo aver acceso e alimentato una fiamma che non scaldava i cuori giallorossi da troppe carestie, da troppi soprusi.
(Fonte: La Stampa)
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mercoledì 6 agosto 2008
Il mercato giallorosso, più dubbi che certezze
Il calciomercato della Roma resta un rebus. Qualche soldo da spendere i giallorossi ce l'avrebbero pure, ma per chi? Di gente che possa far fare il salto di qualità alla squadra di Spalletti non è che ce ne sia poi molta in giro. E quei pochi costano davvero troppo, e non solo per le magre casse della società di Trigoria, ma per tutto l'italico mondo pallonaro. Del resto si sa, le vacche grasse sono emigrate in Spagna e in Inghilterra e al nostro calcio non sono restati che gli scarti, le briciole. Certo, quegli scarti talvolta si sono dimostrati più validi di quel che chi li ha scartati presupponeva. Come Cambiasso, Samuel, Cassano, Crespo, Mutu. Resta però l'impressione che la Roma, con l'epilogo dell'affaire Mutu rimasto in viola, abbia perso la bussola. Di nomi se ne fanno, certo, tra ottimi calciatori da rigenerare, come il madridista Baptista che per me sarebbe un gran colpo, e qualche futuro "campione" da valorizzare, come Robin van Persie. E allora vediamoli.
Il "Carro Armato" (questo uno dei soprannomi di Baptista) sarebbe una pedina utilissima che darebbe fiato a molti giocatori del centrocampo, su tutti Perrotta. I due hanno caratteristiche simili: inserimenti, corsa, forza fisica. Il brasiliano in più segna, e non è roba da poco.
Tra i "riciclati" potrebbe fare al caso di Spalletti, Suazo. Lo scorso anno Pradé l'aveva cercato e ora che l'Inter pare ne voglia fare a meno non ci dovrebbero essere ostacoli alla trattativa. Anche se la Roma preferibbe non pagare il cartellino a Moratti, oppure vorrebbe che l'honduregno abbassasse il suo oneroso ingaggio (attualmente di 4 mln a stagione).
Tra i nomi nuovi Robin van Persie è il più interessante. Su di lui pare ci sia anche la Juve. Ma nelle ultime ore sembra che l'olandese abbia giurato fedeltà ai Gunners, a patto naturalmente che gli venga rinnovato il contratto con un sostanzioso ritocco.
Iaquinta è sempre gradito, ma i bianconeri per lasciarlo partire vorrebbero Aquilani. E su queste basi è difficile che la trattativa decolli.
Dunque, qualche ipotesi all'orizzonte c'è, ma il tempo non è molto e bisogna decidersi. La Roma infatti, tra le candidate per le prime posizioni (cioè tra Juve, Milan, Inter e Fiorentina), è l'unica che sia rimasta al palo. E i tifosi attendono con trepidazione l'avvento del nuovo Messi-a, che di certo non corrisponderà al fuoriclasse argentino in forza al Barca ma chiunque sarà è sempre meglio di niente.
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sabato 26 luglio 2008
Roma e van Persie, un affare plausibile
Sfumato l'acquisto di Adrian Mutu, la Roma continua a guardarsi intorno. Iaquinta è sempre un obiettivo. Gradito da Spalletti, che lo conosce bene visto che lo ha allenato a Udine, il bianconero sarebbe utile sia per la sua esperienza (è anche lui un Campione del Mondo, non dimentichiamolo) che per la duttilità in campo (può ricoprire indifferentemente tutti i ruoli dell'attacco) . Ma a Torino in cambio vorrebbero Alberto Aquilani. Alla società di Trigoria l'idea di cedere il centrocampista, romano e romanista, di grande talento e cresciuto nel vivaio giallorosso, non è che piaccia molto, anche perché andrebbe a rinforzare una diretta concorrente per la Champion's League. Ma il club dei Sensi sa che un attaccante serve come il pane. E allora ecco l'ipotesi "fantacalcistica". Aquilani va alla Juve per Iaquinta e qualche milione di euro (5-6); soldi che la Roma reinveste immediatamente per assicurasi Julio Baptista del Real Madrid (operazione da 12-13mln di euro).
Intanto però si fanno altri nomi. Uno dei quali estremamente suggestivo. Sto parlando di Robin van Persie, venticinquenne attaccante esterno in forza all'Arsenal. Un'operazione di mercato che alle stesse cifre di Mutu potrebbe andare in porto: 20 mln per il cartellino e 2,5-3 al talentuoso calciatore. Arsen Wenger non si opporrebbe alla trattativa. In parte perché non ama il carattere bizzoso e indisponente dell'olandese. E soprattutto perché cedendo van Persie a quella cifra, i Gunners riuscirebbero a trattenere Adebayor, vero pupillo del tecnico Wenger, con un nuovo, sostanzioso, contratto. La miglior medicina per dimenticare l'offerta del Barcellona.
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venerdì 11 luglio 2008
Totti sponsorizza l'acquisto di Mutu
A Roma sono in molti a pensare che Adrian Mutu sia l'uomo giusto, quello in grado di far fare il salto di qualità alla squadra giallorossa. E quando tra i molti c'è anche un certo Francesco Totti, beh, allora è più che mai lecito sognare. "Spero che alla Roma- ha detto il capitano a Sky- possa arrivare un grande attaccante. Mutu lo metto su tutti, ha dimostrato d'essere un gran giocatore e fa la differenza. Qui alla Roma si troverebbe bene, in tutto e per tutto". Al di là delle parole d'er pupone', l'affare appare molto complicato. I Della Valle sono intenzionati a consegnare una grande squadra a Prandelli, una formazione in grado di competere per lo Scudetto e di farsi onore in Champion's League. Come del resto gli acquisti milionari di Vargas e Gilardino stanno lì a dimostrare. Dunque, una eventuale cessione di Adrian Mutu non parrebbe in linea con tali ambiziosi traguardi. Eppure c'è chi non è di questo avviso e ritiene che la consegna della fascia di capitano al giovane Montolivo sia il segnale d'un malessere. Per costoro il rapporto tra il romeno e i viola si sarebbe rotto dopo la richiesta di Alessandro Moggi (procuratore di Adrian) di un nuovo e più sostanzioso ingaggio, che servirebbe a far fronte al pagamento di 12 mln di euro che Mutu deve al Chelsea. E poi c'è quel "no comment", pronunciato oggi da Andrea Della Valle in risposta a chi gli chiedeva dell'interessamento della Roma nei confronti dell'attaccante. E allora? Beh, staremo a vedere.
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giovedì 10 luglio 2008
L'Inter paga 12mln alla Roma per Mancini
Amantino Mancini è un giocatore dell'Inter. Il forte attaccante brasiliano si è legato per i prossimi quattro anni al club di Moratti e percepirà un ingaggio netto di 3,5 mln di euro a stagione. Alla Roma vanno 12 mln di euro, denaro utile per acquistare un centravanti e/o un trequartista (nel caso partisse Giuly) come richiesto dal tecnico Spalletti. In totale i giallorossi, che hanno già speso circa 20 milioni di euro per assicurarsi le prestazioni di Vucinic, Riise e Loria, possono investire una cifra tra i 20 e i 25 mln di euro. In lizza: Iaquinta, Mutu e Di Natale. A meno di sorprese dell'ultima ora questi i tre nomi sui quali sembra orientata la dirigenza giallorossa.
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venerdì 27 giugno 2008
Guai per Cicinho, chiamato in tribunale per un risarcimento da 2,5 mln
Il terzino destro della Roma, Cicinho, dovrà presentarsi al tribunale di Riberao Preto il prossimo 10 luglio, pochi giorni prima delle sue imminenti nozze. Al giocatore è stato contestato il mancato rispettato degli accordi con la Footbal Business LTDA, società che lo assisteva nel periodo precedente al suo trasferimento al Real Madrid, che chiede un risarcimento di circa 2,5 mln di euro.
(Fonte: www.romanews.eu)
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sabato 21 giugno 2008
Dopo Soros, quale futuro per la Roma?
La famiglia Sensi non ha alcun obbligo di vendere la Roma. Forse nemmeno la volontà. Dopo l'uscita di scena di Soros e le voci circa le richieste di Unicredit, la società giallorossa ha diffuso un comunicato in cui chiarisce che, nell'ottica delle intese con Unicredit (intese che prevedono la riduzione dell'indebitamento da qui al 2010), "la Italpetroli- come si legge nella nota- potrà individuare in totale autonomia quali beni dismettere ai fini del raggiungimento degli obiettivi di cui sopra". "Conseguentemente- conclude il comunicato- sarà esclusiva facoltà di quest'ultimo (cioè dei Sensi, ndr) stabilire se far rientrare o meno il pacchetto azionario di controllo in A.S. Roma S.p.A. tra i beni da utilizzare a tale scopo senza che vi sia alcuno specifico obbligo al riguardo".
Dunque, la famiglia Sensi non ha alcuna voglia di cedere il pacchetto di controllo della Roma. Cosa che del resto si sarebbe potuta anche dedurre dalle operazioni di calciomercato che Pradé ha effettuato finora per rafforzare la rosa a disposizione di Spalletti. L'acquisizione del cartellino di Riise dal Liverpool (per 5,5 mln) e il riscatto della metà di Vucinic dal Lecce (per 12 mln), infatti, sono segnali incoraggianti, che fanno comprendere quale siano le vere intenzioni di Rosella Sensi e del 'suo' gruppo.
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giovedì 19 giugno 2008
mercoledì 18 giugno 2008
Riise a Trigoria, firma per 4 anni
Secondo Lucalcio, Riise sarebbe sbarcato in mattinata a Fiumicino, alle 12.20 avrebbe raggiunto Trigoria. Secondo una fonte anonima, il ventottenne terzino norvegese avrebbe firmato un contratto di 4 anni a 1,8 mln di euro a stagione con premi a salire. In serata l'annuncio.
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14:24
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giovedì 12 giugno 2008
Mancini all'Inter, Suazo alla Roma
Mancini all'Inter, Suazo alla Roma. Non è fantacalcio, ma una notizia che da qualche ora rimbalza nell'etere analogico (l'ha data Paola Ferrari). Saranno contenti entrambi i tecnici: Mourinho che potrà contare su un esterno vero, che punta e salta l'avversario, che può allargare il gioco. Una tipologia di giocatore che l'ex tecnico Roberto Mancini ha sempre chiesto e mai ottenuto. Spalletti, invece, avrà una punta veloce, devastante negli spazi e capace di partire sia largo a sinistra che dal centro. L'honduregno, che probabilmente partirà dalla panchina visto che Totti e Vucinic sono titolari inamovibili, appare cmq rincalzo di primo piano per completare una rosa sempre più competitiva. Se la Sensi poi dovesse anche 'acquistare' un terzino sinistro di valore (Riise però è più un sogno che una realtà), la Roma potrebbe davvero fare paura a Inter e Milan, le due supercandidate per il prossimo anno a vincere lo scudetto.
Secondo quanto ha affermato la conduttrice Paola Ferrari, Inter e Roma avrebbero trovato l'accordo sulla base di uno scambio alla pari. L'unico ostacolo è l'oneroso ingaggio per le casse della società di Trigoria, di Suazo; ingaggio che la Roma vorrebbe fosse parzialmente pagato da Moratti.
domenica 8 giugno 2008
Platini: Attenti agli americani
Ritorno sulle affermazioni fatte dal presidente dell'Uefa Micheal Platini a L'Equipe l'altro ieri. In particolare, nel post di ieri avevo omesso una dichiarazione di Le Roi che, seppur riferita alla situazione della Premier inglese, mi sembra alquanto interessante anche per il futuro di alcuni club del calcio italiano, e in particolare della Roma. Platini ha detto che lui "non vede perché gli americani vengano a investire nelle squadre della Premier League, se non per farne dei prodotti". Poi ha aggiunto: "È una corsa continua al denaro, che produce risultati esattamente come la proposta di giocare la 39ª giornata di campionato all'estero".
Questi americani dunque non convincono il massimo dirigente del calcio Europeo, che invita a diffidare di chi promette mari e monti apparentemente senza secondi fini, fin quando non si scopre (come nel caso Liverpool che si vocifera rischi la bancarotta), quando ormai è troppo tardi, che le casse sono vuote e che i debitori bussano alla porta.
Un monito che dovrebbe far riflettere alcuni quotidiani della Capitale, come la redazione de Il Romanista, che nelle settimane passate s'era schierata decisamente a favore del neo potenziale presidentissimo Soros (ricordate la petizione per chiedere alla famiglia Sensi di agevolare l'acquisizione della Roma da parte del magnate statunitense?), con uno slancio che travalicava il lavoro giornalistico, trasformandolo in attività di lobbing. Per fortuna che a fare il "cane da guardia" c'è la Magistratura, che non a caso ha aperto un'indagine sulle oscillazioni del titolo dell'AS Roma. Nella speranza che si possa fare finalmente luce su questo aggrovigliato caso.
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giovedì 24 aprile 2008
Soros ai raggi X
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martedì 22 aprile 2008
Sotto al cupolone è già Soros-mania
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lunedì 21 aprile 2008
All'Inter lo Scudetto, la Roma ai magnati
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giovedì 6 marzo 2008
Vucinic, il cigno del "Santiago Bernabeu"
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venerdì 7 dicembre 2007
Una Curva da interpretare e l'esperienza di Marco D'Amato

Domenica e mercoledi le Curve d'Italia hanno scioperato, ma solo pochi quotidiani si sono chiesti come i pallonari da stadio abbiano passato queste due giornate di campionato senza ultrà. Ha fatto eccezione Il Manifesto di giovedi 6 dicembre, con un bell'articolo di Giacomo Russo Spena dal titolo "La Sud senza voce per sciopero ultrà". Secondo il giornalista de Il Manifesto, che ha assistito alla partita Roma-Cagliari in Curva, la squadra giallorossa starebbe "iniziando a patire la perdita del suo «dodicesimo» uomo in campo". Ovviamente non ho motivo di dubitare dell'onestà di Russo Spena. Ma non tutti hanno visto e interpretato l'assenza dei gruppi organizzati allo stesso modo. Per questo, pubblico volentieri il bel reportage dell'amico Marco D'Amato, dottore in Scienze della Comunicazione e da sempre "tifosissimo" della Roma. Un reportage che fa da contraltare a quanto scritto dal quotidiano comunista.
ROMA - E’ un freddo mercoledì di dicembre, uno di quelli che passeresti volentieri a casa seduto sul divano. Ma c’è Roma-Cagliari, recupero della 12a giornata del campionato che amiamo definire “il più bello del mondo”. E tanto basta per indossare la sciarpa giallorossa, salire sullo scooter e partire. Destinazione, ovviamente, lo stadio Olimpico. Stavolta parto un po’ in ritardo perché penso che la Curva, che da 12 anni amo frequentare assieme ai miei amici, tanto sarà vuota… In questi giorni s’è vociferato di un altro sciopero del tifo organizzato, di quelli che gridano “non ti lasceremo mai sola” tanto per capire. Arrivato al parcheggio dei motorini sotto la Sud, noto che il parcheggio è pieno come al solito. Entro e vedo quello che non m’aspettavo: la curva piena. Si fa fatica a passare per le scale, ma quando mi giro noto che gli spazi dei gruppi sono stati delimitati da barriere di scotch, quasi ad ammonire chiunque avesse avuto la malsana idea di occupare uno di quei “sacri” pezzi di plastica dai quali ogni domenica si mostra alla gente che vuol dire essere tifosi. In Curva, domenica scorsa (c’era l’Udinese), nel giorno che avrebbe dovuto mostrare all’Italia cos’è un calcio senza tifosi, ce n’era di gente ma non così tanta. Mi volto ad osservare gli spalti e noto che è il resto dello stadio ad essere vuoto: sembra quasi che a scioperare siano gli altri settori. D’altra parte quando si hanno come “concorrenti” i colossi delle pay-tv, non credo che far pagare il prezzo di una giornata di lavoro per una partita di calcio sia un buon incentivo a riempire gli spalti. Le rivendicazioni della protesta degli ultras sono in queste dichiarazioni: “L’ultras va eliminato perché le curve sono oasi di pensiero libero e non omologato in una società vuota di valori. Sono un terreno non ancora massificato”. A cui fa eco il comunicato che dice: “I gruppi della Sud in occasione rimarranno a casa continuando la loro protesta. Lo spettacolo abbia inizio... ma senza di noi”. Parole dure, scevre di ogni significato calcistico e che nulla hanno a che vedere con gruppi di persone che dovrebbero avere come fine ultimo quello di lanciare cori e sventolare bandiere. La partita inizia, subito infiammata da un brillante avvio della squadra di Spalletti. La Curva sembra contraccambiare lo spettacolo offerto, ma noto che rispetto a domenica scorsa e nonostante il maggior numero di presenti, c’è timore a cantare. Lo stesso timore percepito da chi guarda quei seggiolini vuoti circondati dallo scotch. Forse non sono l’unico a pensare che i padroni dei posti non siano poi così lontani dai loro pulpiti e che la libertà di espressione e di pensiero non sia poi così tollerata. Col proseguire della partita i cori seguono gli eventi in campo e iniziano a diminuire di intensità, come lo spettacolo offerto dalle squadre. In giro sento la gente attorno a me che parla della “vecchia” Curva: chi vorrebbe portare i tamburi a “tradimento”; chi si augura che torni il Commando di una volta. Di certo l’intensità dei cori del tifo romanista è diminuita rispetto alle domeniche tradizionali passate coi gruppi. Ma, nonostante tutto, la Sud è sempre piena, pronta a sostenere la propria squadra.
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sabato 24 novembre 2007
Il Calcio che unisce: la storia di una squadra di ragazzini rom a Tor di Quinto
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