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martedì 7 ottobre 2008

In piena crisi finanziaria, i titoli di Roma e Lazio sono tra i migliori a Piazza Affari


Che i titoli dell’AS Roma e della SS Lazio potessero allettare lo ‘spazzino’ Paulson (intendo il ministro del Tesoro Usa, da non confondere con il centrocampista della Juve, Poulsen) è cosa alquanto verosimile. Ma, mi chiedo, è mai possibile che quei titoli possano essere un buon investimento per un sano di mente? Beh, pare proprio di sì, almeno stando ai dati elaborati dall’ufficio studi R&S di Mediobanca sull’andamento di tutti i titoli nell’ultimo anno a Piazza Affari. Un’analisi, che ha rivelato che le due società romane sono state nell’ultimo anno, udite udite, tra le migliori otto in termini di redditività su un totale di 279 S.p.A. esaminate. Precisamente hanno guadagnato un +25,8% i biancazzurri e un +9,5 i giallorossi. Un fatto eccezionale per il calcio in Borsa, solitamente accusato di avere immesso nel mercato titoli a forte volatilità e preda di speculazioni finanziarie di basso rango, e su cui nessun broker serio si sognerebbe di scommetterci un euro.
Ma come ha spiegato il giornalista Luca Iezzi su “Affari&Finanza”, “siamo ancora lontani dal riabilitare il calcio in Borsa”. “La Roma a inizio settembre 2007 viaggiava a quota 0,67 cent. e stava avviandosi a uno dei suoi periodici rally, che gli avrebbe fatto sorpassare quota un euro solo 20 giorni dopo- ha proseguito Iezzi-. Quindi basta spostare il periodo di rilevazione di qualche settimana per trasformare il segno positivo in una forte perdita. Inevitabile per un titolo che ha oscillato in 12 mesi tra 0,50 e 1,50 euro sulle voci di un possibile cambio di proprietà: cosa che per la Roma pesa più dei risultati sportivi”. Discorso più o meno simile per la Lazio. “L’inaspettato rendimento nel campionato di serie A, che vede i biancoazzurri al comando dopo quattro giornate (ora siamo alla sesta, ndr), ha portato il titolo- ha precisato Iezzi- a guadagnare il 31,9% in una sola settimana”.
Comunque il risultato positivo dei titoli di Roma e Lazio è da valutare come estremamente favorevole, considerando che hanno ‘tenuto’ quando tutti gli altri mediamente perdevano il 38%. Una stabilità, che si spiega anche con i buoni risultati di bilancio e l’aumento del 56% degli abbonati. Eppure, nonostante la buona gestione, ha spiegato Iezzi, e i dati elaborati da R&S “non toglieranno le due società dalla black list della Consob, che le costringe ogni mese a aggiornare la loro posizione finanziaria”.

lunedì 18 agosto 2008

Da "La Stampa", il coccodrillo di Franco Sensi firmato Roberto Beccantini

Figlio del Testaccio diventato presidente giallorosso
di Roberto Beccantini

Franco Sensi è stato, per oltre un decennio, il cuore, il salvadanaio e il megafono della Roma. Protagonista pittoresco ed eccessivo, contro mano e contro molti, «anti» per indole, i poteri forti di Juventus e Milan come bersaglio e ossessione. Nel maggio 1993, in compagnia del costruttore Pietro Mezzaroma, salvò la società dalle macerie della ruspa Ciarrapico, intimo di Andreotti e da costui «suggerito» alla morte di Dino Viola. Nel maggio 2001, le ha consegnato il 3° scudetto della storia. Sono questi i confini di un regno che i debiti accumulati per far fronte alla temerarietà del disegno hanno reso vacillante e ambiguo.

Figlio di Silvio, che della Roma era stato uno dei fondatori e del mitico Testaccio il più accanito «muratore», non poteva non diventare romanista. Lo diventò a modo suo, coinvolgendo la famiglia e l’impero, petrolio, alberghi, giornali, aeroporti, alimentari. Tifoso, vice presidente negli Anni Sessanta e poi dimissionario quando Franco Evangelisti invase il club; ancora tifoso e, l’8 novembre 1993, presidente. Obiettivi: risanare i conti, cancellare quell’idea di cronica precarietà che soltanto Viola aveva ribaltato, ottenere il rispetto dell’Europa. Ci è riuscito, anche se a carissimo prezzo.

Non si può capire Sensi senza collocarlo nel «presepe» che trovò, la Lazio del rampante Cragnotti, il Milan di Berlusconi capo del governo, la Juventus famelica di Giraudo, Moggi e Bettega, precettati da Umberto Agnelli dopo il crepuscolo del Boniperti-bis. L’Inter non è ancora di Massimo Moratti: lo sarà presto (febbraio ‘95). Gli scenari sono questi. Sensi li cavalca con la furia di Don Chisciotte. Difende Totti dai progetti blasfemi di Carlos Bianchi, che intendeva girarlo alla Samp come se fosse un giocatorino qualunque, sogna l’utopia di una «Roma romanista», lui al vertice e il trasteverino Mazzone in panchina: non durerà, il sor Magara. Curiosamente, il suo «papato» comincia con un Moggi, Luciano, messo alle porte, e finisce con un altro Moggi, Alessandro, libero di circolare per Trigoria. Il padre, consigliere alle sue dirette dipendenze, si era dato alla Juve sfilandogli da sotto il naso Ferrara e Paulo Sousa. Il figlio ha curato il passaggio di Del Neri, allenatore in quota Gea, fino all’epoca dell’operazione una sorta di perversa e scellerata Spectre.

Sensi titilla l’orgoglio popolare e va all’assalto del Palazzo. Non vuole cambiarlo, vuole possederlo. Vuole, soprattutto, far uscire Galliani e Giraudo. Si innamora di Zeman, salvo scaricarlo perché inviso al Regime: ha detto che il calcio deve uscire dalla farmacie e dalle banche, e qualcuno, per questo, gliel’avrebbe giurata.

Se Cragnotti è un acrobata della finanza che finirà in mutande dopo aver vestito e spogliato la sua bella, Sensi si ritaglia i panni di Robin Hood, anche se quasi mai toglie per dare ai poveri. Si allea con Cecchi Gori sul fronte tv, sfida il rampollo di Tanzi sul versante Lega, sfodera fior di avvocati pur di ottenere la vendita soggettiva dei diritti criptati: gliela garantiranno con tanto di legge (del centro-sinistra), ma sarà un clamoroso autogol. Recluta Fabio Capello, lui sì amico degli amici e, dunque, spendibile nei corridoi in cui, secondo i dietrologi, si fanno e si disfano le classifiche. Il Natale del ‘99 ha la pensata di regalare un pacco di Rolex ai designatori Bergamo e Pairetto, e agli arbitri. Scoppia uno scandalo, resta il messaggio, chiaro e irrevocabile: cara Juve, caro Milan, adesso sapete con chi avete a che fare.

Il titolo laziale del 2000, che la curva Sud vive come un’onta, dedicando a Sensi cori e striscioni irridenti, è la miccia che fa esplodere i dubbi estremi. Nasce, così, una delle Rome più forti di sempre, quotata in Borsa come i «cugini», la Roma di Batistuta, pagato 70 miliardi di lire alla Fiorentina, di Totti e Montella, Samuel ed Emerson: 75 punti (record, a quei tempi) e scudetto, 18 anni dopo l’ultimo. la Juve 2ª, il Milan addirittura 6°. Ha fatto scalpore, alla vigilia del clou Juve-Roma, la delibera con la quale la corte federale aveva «liberato» gli extracomunitari, un atto tradotto in un omaggio a Sensi e in uno sgarbo a Giraudo, visti i Nakata e gli Assunçao in ballo. C’è chi parla di nuovo polo, alternativo a Milano e Torino. Biscardi ci inzuppa, goloso, il processo. Le radio romane alimentano la sindrome dell’assedio. Sensi vigila sospettoso e agita la clava. È il periodo in cui sono tutti «italiani», da Bartelt a Cafu per finire a Emerson, che il grande capo vorrebbe trasformare niente meno che in alpino. Passaportopoli lo colpisce ma non lo affonda, anzi. La Roma rimane competitiva e butta via un altro scudetto, quello del 2002, per aver pareggiato in casa di un Venezia già retrocesso. Va peggio l’anno seguente, con un 8° posto scandito da burrasche dialettiche e risse quasi fisiche, Sensi contro gli arbitri («associazione a delinquere»), Sensi costretto a digerire l’elezione di Galliani, Sensi e Giraudo che si dicono di tutto, la moglie, Maria, bacchettata dalla «Padania» (avesse detto) per un sit-in di gruppo, con il fior fiore degli ultrà, davanti alla sede della Figc.

Piano piano, il giocattolo si rompe. E dall’Europa arrivano solo mortificazioni: il western con il Galatasaray, Roma-Dinamo Kiev sospesa da Frisk, centrato in volto dalla moneta di un anonimo balilla; per tacere del derby spezzato, una sera di marzo. Lo scudetto ha lasciato voragini, dilatate dall’acquisto di Cassano a un prezzo non proprio di favore: 60 miliardi al Bari. Pur di sbarazzarsene, verrà in pratica «regalato» al Real. La salute non è più quella di una volta. Fidejussioni taroccate e doping amministrativo gli rigano la corazza e lo obbligano a sacrificare mezzo patrimonio. La Finanza ne esplora, implacabile, i bilanci. «Non ce la faccio più», sospirerà all’indomani del fallimento della trattativa con i russi della Nafta. Lo soccorrono le banche (su tutte, Capitalia di Cesare Geronzi), e, paradossalmente ma non troppo, i nemici di sempre, Sky e Mediaset. Il distacco con Capello è traumatico, aggravato dalla destinazione juventina. L’affare Emerson contribuisce a siglare un armistizio con l’improvvisamente «amico» Antonio (Giraudo). Il vecchio leone scende a patti anche con Galliani, appoggiandone la rielezione in Lega. Moggi (Luciano) non è più un traditore. I tifosi s’interrogano smarriti: vende, non vende?

Rosella, la figlia, è promossa amministratore delegato e portavoce della società. Ha il sorriso della madre e gli artigli del padre. Calciopoli spacca gli equilibri di potere. Le sentenze cancellano i «nemici giurati», Giraudo & Moggi, e ridimensionano il terzo, Galliani. Nasce la Roma di Luciano Spalletti, tottiana e divertente, seconda soltanto all’Inter, la nuova tiranna. Piange di commozione, il presidente, quando la squadra batte la Lazio e fissa a undici il record delle vittorie consecutive in campionato, poi sbranato dall’Inter (17).

Ci mancherà, Franco Sensi. Lascia una Roma che ha imparato a camminare da sola. Lascia impronte indelebili e ombre non meno profonde, come tutti coloro che si sono opposti a un regime sfruttandone le sue stesse complicità. È stato un presidente grande e scomodo, collerico e paterno. Un mecenate che, dietro, non aveva né gli Agnelli né Berlusconi e, per questo, si è bruciato dopo aver acceso e alimentato una fiamma che non scaldava i cuori giallorossi da troppe carestie, da troppi soprusi.

(Fonte: La Stampa)

mercoledì 6 agosto 2008

Il mercato giallorosso, più dubbi che certezze

Il calciomercato della Roma resta un rebus. Qualche soldo da spendere i giallorossi ce l'avrebbero pure, ma per chi? Di gente che possa far fare il salto di qualità alla squadra di Spalletti non è che ce ne sia poi molta in giro. E quei pochi costano davvero troppo, e non solo per le magre casse della società di Trigoria, ma per tutto l'italico mondo pallonaro. Del resto si sa, le vacche grasse sono emigrate in Spagna e in Inghilterra e al nostro calcio non sono restati che gli scarti, le briciole. Certo, quegli scarti talvolta si sono dimostrati più validi di quel che chi li ha scartati presupponeva. Come Cambiasso, Samuel, Cassano, Crespo, Mutu. Resta però l'impressione che la Roma, con l'epilogo dell'affaire Mutu rimasto in viola, abbia perso la bussola. Di nomi se ne fanno, certo, tra ottimi calciatori da rigenerare, come il madridista Baptista che per me sarebbe un gran colpo, e qualche futuro "campione" da valorizzare, come Robin van Persie. E allora vediamoli.
Il "Carro Armato" (questo uno dei soprannomi di Baptista) sarebbe una pedina utilissima che darebbe fiato a molti giocatori del centrocampo, su tutti Perrotta. I due hanno caratteristiche simili: inserimenti, corsa, forza fisica. Il brasiliano in più segna, e non è roba da poco.
Tra i "riciclati" potrebbe fare al caso di Spalletti, Suazo. Lo scorso anno Pradé l'aveva cercato e ora che l'Inter pare ne voglia fare a meno non ci dovrebbero essere ostacoli alla trattativa. Anche se la Roma preferibbe non pagare il cartellino a Moratti, oppure vorrebbe che l'honduregno abbassasse il suo oneroso ingaggio (attualmente di 4 mln a stagione).
Tra i nomi nuovi Robin van Persie è il più interessante. Su di lui pare ci sia anche la Juve. Ma nelle ultime ore sembra che l'olandese abbia giurato fedeltà ai Gunners, a patto naturalmente che gli venga rinnovato il contratto con un sostanzioso ritocco.
Iaquinta è sempre gradito, ma i bianconeri per lasciarlo partire vorrebbero Aquilani. E su queste basi è difficile che la trattativa decolli.
Dunque, qualche ipotesi all'orizzonte c'è, ma il tempo non è molto e bisogna decidersi. La Roma infatti, tra le candidate per le prime posizioni (cioè tra Juve, Milan, Inter e Fiorentina), è l'unica che sia rimasta al palo. E i tifosi attendono con trepidazione l'avvento del nuovo Messi-a, che di certo non corrisponderà al fuoriclasse argentino in forza al Barca ma chiunque sarà è sempre meglio di niente.

sabato 26 luglio 2008

Roma e van Persie, un affare plausibile

Sfumato l'acquisto di Adrian Mutu, la Roma continua a guardarsi intorno. Iaquinta è sempre un obiettivo. Gradito da Spalletti, che lo conosce bene visto che lo ha allenato a Udine, il bianconero sarebbe utile sia per la sua esperienza (è anche lui un Campione del Mondo, non dimentichiamolo) che per la duttilità in campo (può ricoprire indifferentemente tutti i ruoli dell'attacco) . Ma a Torino in cambio vorrebbero Alberto Aquilani. Alla società di Trigoria l'idea di cedere il centrocampista, romano e romanista, di grande talento e cresciuto nel vivaio giallorosso, non è che piaccia molto, anche perché andrebbe a rinforzare una diretta concorrente per la Champion's League. Ma il club dei Sensi sa che un attaccante serve come il pane. E allora ecco l'ipotesi "fantacalcistica". Aquilani va alla Juve per Iaquinta e qualche milione di euro (5-6); soldi che la Roma reinveste immediatamente per assicurasi Julio Baptista del Real Madrid (operazione da 12-13mln di euro).
Intanto però si fanno altri nomi. Uno dei quali estremamente suggestivo. Sto parlando di Robin van Persie, venticinquenne attaccante esterno in forza all'Arsenal. Un'operazione di mercato che alle stesse cifre di Mutu potrebbe andare in porto: 20 mln per il cartellino e 2,5-3 al talentuoso calciatore. Arsen Wenger non si opporrebbe alla trattativa. In parte perché non ama il carattere bizzoso e indisponente dell'olandese. E soprattutto perché cedendo van Persie a quella cifra, i Gunners riuscirebbero a trattenere Adebayor, vero pupillo del tecnico Wenger, con un nuovo, sostanzioso, contratto. La miglior medicina per dimenticare l'offerta del Barcellona.

venerdì 11 luglio 2008

Totti sponsorizza l'acquisto di Mutu

A Roma sono in molti a pensare che Adrian Mutu sia l'uomo giusto, quello in grado di far fare il salto di qualità alla squadra giallorossa. E quando tra i molti c'è anche un certo Francesco Totti, beh, allora è più che mai lecito sognare. "Spero che alla Roma- ha detto il capitano a Sky- possa arrivare un grande attaccante. Mutu lo metto su tutti, ha dimostrato d'essere un gran giocatore e fa la differenza. Qui alla Roma si troverebbe bene, in tutto e per tutto". Al di là delle parole d'er pupone', l'affare appare molto complicato. I Della Valle sono intenzionati a consegnare una grande squadra a Prandelli, una formazione in grado di competere per lo Scudetto e di farsi onore in Champion's League. Come del resto gli acquisti milionari di Vargas e Gilardino stanno lì a dimostrare. Dunque, una eventuale cessione di Adrian Mutu non parrebbe in linea con tali ambiziosi traguardi. Eppure c'è chi non è di questo avviso e ritiene che la consegna della fascia di capitano al giovane Montolivo sia il segnale d'un malessere. Per costoro il rapporto tra il romeno e i viola si sarebbe rotto dopo la richiesta di Alessandro Moggi (procuratore di Adrian) di un nuovo e più sostanzioso ingaggio, che servirebbe a far fronte al pagamento di 12 mln di euro che Mutu deve al Chelsea. E poi c'è quel "no comment", pronunciato oggi da Andrea Della Valle in risposta a chi gli chiedeva dell'interessamento della Roma nei confronti dell'attaccante. E allora? Beh, staremo a vedere.

giovedì 10 luglio 2008

L'Inter paga 12mln alla Roma per Mancini

Amantino Mancini è un giocatore dell'Inter. Il forte attaccante brasiliano si è legato per i prossimi quattro anni al club di Moratti e percepirà un ingaggio netto di 3,5 mln di euro a stagione. Alla Roma vanno 12 mln di euro, denaro utile per acquistare un centravanti e/o un trequartista (nel caso partisse Giuly) come richiesto dal tecnico Spalletti. In totale i giallorossi, che hanno già speso circa 20 milioni di euro per assicurarsi le prestazioni di Vucinic, Riise e Loria, possono investire una cifra tra i 20 e i 25 mln di euro. In lizza: Iaquinta, Mutu e Di Natale. A meno di sorprese dell'ultima ora questi i tre nomi sui quali sembra orientata la dirigenza giallorossa.

venerdì 27 giugno 2008

Guai per Cicinho, chiamato in tribunale per un risarcimento da 2,5 mln

Il terzino destro della Roma, Cicinho, dovrà presentarsi al tribunale di Riberao Preto il prossimo 10 luglio, pochi giorni prima delle sue imminenti nozze. Al giocatore è stato contestato il mancato rispettato degli accordi con la Footbal Business LTDA, società che lo assisteva nel periodo precedente al suo trasferimento al Real Madrid, che chiede un risarcimento di circa 2,5 mln di euro.
(Fonte: www.romanews.eu)

sabato 21 giugno 2008

Dopo Soros, quale futuro per la Roma?

La famiglia Sensi non ha alcun obbligo di vendere la Roma. Forse nemmeno la volontà. Dopo l'uscita di scena di Soros e le voci circa le richieste di Unicredit, la società giallorossa ha diffuso un comunicato in cui chiarisce che, nell'ottica delle intese con Unicredit (intese che prevedono la riduzione dell'indebitamento da qui al 2010), "la Italpetroli- come si legge nella nota- potrà individuare in totale autonomia quali beni dismettere ai fini del raggiungimento degli obiettivi di cui sopra". "Conseguentemente- conclude il comunicato- sarà esclusiva facoltà di quest'ultimo (cioè dei Sensi, ndr) stabilire se far rientrare o meno il pacchetto azionario di controllo in A.S. Roma S.p.A. tra i beni da utilizzare a tale scopo senza che vi sia alcuno specifico obbligo al riguardo".
Dunque, la famiglia Sensi non ha alcuna voglia di cedere il pacchetto di controllo della Roma. Cosa che del resto si sarebbe potuta anche dedurre dalle operazioni di calciomercato che Pradé ha effettuato finora per rafforzare la rosa a disposizione di Spalletti. L'acquisizione del cartellino di Riise dal Liverpool (per 5,5 mln) e il riscatto della metà di Vucinic dal Lecce (per 12 mln), infatti, sono segnali incoraggianti, che fanno comprendere quale siano le vere intenzioni di Rosella Sensi e del 'suo' gruppo.

giovedì 19 giugno 2008

La Roma giallorossa esulta per l'arrivo di Riise

(Fotomontaggio: Giancarlo Bandini)

mercoledì 18 giugno 2008

Riise a Trigoria, firma per 4 anni

Secondo Lucalcio, Riise sarebbe sbarcato in mattinata a Fiumicino, alle 12.20 avrebbe raggiunto Trigoria. Secondo una fonte anonima, il ventottenne terzino norvegese avrebbe firmato un contratto di 4 anni a 1,8 mln di euro a stagione con premi a salire. In serata l'annuncio.

giovedì 12 giugno 2008

Mancini all'Inter, Suazo alla Roma

Mancini all'Inter, Suazo alla Roma. Non è fantacalcio, ma una notizia che da qualche ora rimbalza nell'etere analogico (l'ha data Paola Ferrari). Saranno contenti entrambi i tecnici: Mourinho che potrà contare su un esterno vero, che punta e salta l'avversario, che può allargare il gioco. Una tipologia di giocatore che l'ex tecnico Roberto Mancini ha sempre chiesto e mai ottenuto. Spalletti, invece, avrà una punta veloce, devastante negli spazi e capace di partire sia largo a sinistra che dal centro. L'honduregno, che probabilmente partirà dalla panchina visto che Totti e Vucinic sono titolari inamovibili, appare cmq rincalzo di primo piano per completare una rosa sempre più competitiva. Se la Sensi poi dovesse anche 'acquistare' un terzino sinistro di valore (Riise però è più un sogno che una realtà), la Roma potrebbe davvero fare paura a Inter e Milan, le due supercandidate per il prossimo anno a vincere lo scudetto.
Secondo quanto ha affermato la conduttrice Paola Ferrari, Inter e Roma avrebbero trovato l'accordo sulla base di uno scambio alla pari. L'unico ostacolo è l'oneroso ingaggio per le casse della società di Trigoria, di Suazo; ingaggio che la Roma vorrebbe fosse parzialmente pagato da Moratti.

domenica 8 giugno 2008

Platini: Attenti agli americani

Ritorno sulle affermazioni fatte dal presidente dell'Uefa Micheal Platini a L'Equipe l'altro ieri. In particolare, nel post di ieri avevo omesso una dichiarazione di Le Roi che, seppur riferita alla situazione della Premier inglese, mi sembra alquanto interessante anche per il futuro di alcuni club del calcio italiano, e in particolare della Roma. Platini ha detto che lui "non vede perché gli americani vengano a investire nelle squadre della Premier League, se non per farne dei prodotti". Poi ha aggiunto: "È una corsa continua al denaro, che produce risultati esattamente come la proposta di giocare la 39ª giornata di campionato all'estero".
Questi americani dunque non convincono il massimo dirigente del calcio Europeo, che invita a diffidare di chi promette mari e monti apparentemente senza secondi fini, fin quando non si scopre (come nel caso Liverpool che si vocifera rischi la bancarotta), quando ormai è troppo tardi, che le casse sono vuote e che i debitori bussano alla porta.
Un monito che dovrebbe far riflettere alcuni quotidiani della Capitale, come la redazione de Il Romanista, che nelle settimane passate s'era schierata decisamente a favore del neo potenziale presidentissimo Soros (ricordate la petizione per chiedere alla famiglia Sensi di agevolare l'acquisizione della Roma da parte del magnate statunitense?), con uno slancio che travalicava il lavoro giornalistico, trasformandolo in attività di lobbing. Per fortuna che a fare il "cane da guardia" c'è la Magistratura, che non a caso ha aperto un'indagine sulle oscillazioni del titolo dell'AS Roma. Nella speranza che si possa fare finalmente luce su questo aggrovigliato caso.

giovedì 24 aprile 2008

Soros ai raggi X


Alla Leggendadelcalcio preme sapere chi sia veramente George Soros, affiché, al di là di quanto di buono s'è detto finora, non saltino poi fuori, quando magari è troppo tardi, i famosi scheletri nell'armadio. Giunge a proposito dunque, un ritratto fuori dagli schemi, fatto da Biagio Marzo su L'Opinione, un giornale, è bene tenerlo presente, vicino al Cavaliere, il quale, a quanto sembra, pare non abbia molta stima per il magnate americano, simpatizzante di Emma Bonino e di Marco Pannella, ai quali prestò due anni fa un milione di euro da investire in campagna elettorale. E allora ecco alcuni stralci di quest'articolo, scremati delle sole cose che c'interessano.

"Soros è il classico esempio del finanziere, politicamente corretto di cultura liberal, che fa parlare di sé per le sue scorribande finanziarie e per le battaglie a favore della democrazia, attraverso organizzazioni filantropiche sparse per il mondo. Dietro la filantropia c’è chi si sospetta che Soros faccia alla grande i propri affari in modo spregiudicato. In particolare, è il finanziatore di movimenti che si battono per la democrazia e per il liberalismo. Lo strumento finanziario con cui interviene è il Quantum fund e, se vogliamo dirla tutta, proprio Soros è l’inventore degli hedge fund, o meglio ancora, quello che li sa manovrare meglio. Oltretutto, le sedi sociali dei fondi sono in Paesi considerati come “paradisi fiscali”. Autore di saggi economici e filosofici, si è ispirato alla scuola liberale di Karl Popper alla quale è legato per averlo avuto come professore alla London school of Economics and Political Sciences. George Soros (era già sbarcato) nel Bel Paese, per una sua profittevole operazione di business sull’euro, nel settembre del 1992, quando scese in campo per speculare sulla lira. Nel 2006, il Tribunale di Parigi lo condannò, per un accusa accusa di insider trading, a pagare una penale di 2,2 milioni di euro. Per una vecchia storia che risale al 1988 in cui Soros rimase coinvolto per l’acquisto di quote di una piccola banca. E’ ritornato alla ribalta per una avventura inedita nel mondo del sport(...). Si badi bene (però) che Soros (alla Roma) sarebbe intenzionato a fare sul serio. Ragion per cui, vorrebbe acquistare la Roma rapidamente e con poca spesa. La Famiglia Sensi è pienamente d’accordo sui tempi, mentre non lo sarebbe sull’entità della cifra, data la sua notevole esposizione bancaria (si parla di 370 milioni di euro) con l’Unicredit. Sul prezzo, si dice ci sia in vista un’estenuante tiramolla tra le parti".

(parti di un articolo de L'Opinione; per chi volesse leggere l'intero pezzo clicchi qui)

martedì 22 aprile 2008

Sotto al cupolone è già Soros-mania


Solo nell’ultimo mese le azioni della As Roma hanno guadagnato oltre il 60%, e oggi alle 15.00 il titolo è stato nuovamente sospeso in Borsa per eccesso di rialzo. E' oramai chiaro che la famiglia Sensi sta per passare la mano, probabilmente al magnate americano George Soros. L'accordo ancora non è stato fatto, ma sotto al cupolone è già scoppiata la Soros-mania.
L'influente quotidiano dei pallononari capitolini, Il Romanista, oggi ha scritto che una società americana facente capo a Soros, la Inner Circle Sports, si starebbe preparando a chiudere l'affare. "È finita- ha sostenuto Il Romanista- quando in Italia era notte tarda la riunione di Inner Circle Sports a New York. Qui erano le 21.30 (le 15.30 in Usa) quando gli uomini di Soros si sono visti per definire quando e come tornare a Roma per comprare l’As Roma. In mattinata erano stati chiamati dalla società giallorossa che li avvertiva dell’imminente uscita di un comunicato e poi di un altro: quelli in cui si dice, e si ridice insieme alla Consob, che non c’è nessuna offerta araba, almeno non quella della famiglia Reale degli Emirati Arabi". Il giornale diretto da Riccardo Luna ha scelto la linea esterofila, di appoggio incondizionato a Soros, e per questo ha dato risalto, udite-udite, a una petizione promossa da alcuni tifosi, cioè una raccolta di firme su internet, per "chiedere alla famiglia Sensi di prendere in considerazione l’idea di cedere la società al magnate americano. Un uomo che possa così permettere ai romanisti di sognare in grande".
A questo punto viene da chiedere, ma chi è questo George Soros? "Nato a Budapest 78 anni fa- ha scritto Fulvio Bianchi sulla sua rubrica Spycalcio de La Repubblica- ha vissuto a Londra sino al 1956 e ora che ha fatto fortuna negli Stati Uniti continua a seguire regolarmente le vicende del calcio europeo e italiano". E ancora: "il suo patrimonio è stato calcolato in 8,5 miliardi di dollari: secondo Forbes, è l'ottantesimo uomo più ricco al mondo(...), divorziato due volte con cinque figli; emigrato negli Usa ha fatto fortuna con la Soros Fund Management. Appoggia Obama nella corsa alla Casa Bianca". Insomma, per il momento è tutto oro quel che luccica a dispetto di coloro che in questi giorni hanno manifestato dubbi sulle 'qualità' del magnate.
Ma perché a questo quasi ottantenne sarebbe venuta voglia di comprare la Roma? Sempre secondo Fulvio Bianchi è a causa di un mix, tra sentimento e valore di mercato. "Il club- ha scritto il giornalista de La Repubblica- ormai è conosciuto in tutto il mondo (merito di Sensi, Spalletti, Totti...), inoltre Soros è interessato anche a costruire uno stadio nella capitale (cosa direbbe però il Coni?) e ad altre attività della famiglia Sensi". Già, i Sensi. Debitori di parecchie centinaia di milioni di euro con Unicredit, la banca che appena ha sentito il profumo dei dollari non ha resistito e ha, probabilmente, chiesto a Rosella Sensi di vendere e sanare la sua esposizione debitoria. Per Soros invece, pare che 250 milioni siano bruscolini. Almeno per oggi, poi domani chissà non venga a chiedere gl'interessi.

lunedì 21 aprile 2008

All'Inter lo Scudetto, la Roma ai magnati


Con la vittoria di domenica sul Torino e la battuta d'arresto della Roma in casa con il Livorno, l'Inter ha messo le mani sullo Scudetto. A quattro giornate dalla fine del campionato ora i punti di vantaggio sulla seconda sono sei. Un bel bottino che mette la banda Mancini al riparo da improbabili sorprese. Certo, l'aritmetica non dice che la rimonta sia impossibile, ma i giallorossi, privi di capitan Totti che resterà fuori dai giochi per 4-6 mesi, non sembrano in grado di reggere il passo di una capolista che ha ritrovato gambe e convinzione. Campionato concluso dunque, e inevitabilmente si torna a parlare di calciomercato.
Per la società dei Sensi, più che di calciatori papabili a vestire la maglia giallorossa, si parla insistentemente di un cambio ai vertici. Candidato numero uno era George Soros, anche se le ultime notizie informano di un suo disinteresse maturato venerdì scorso. Ora è invece la volta di uno sceicco di Dubai, Saeed Al Maktoum, anche se la cosa è stata già smentita dalla Italpetroli, società che detiene la quota di maggioranza dell'AS Roma, con un comunicato.
Eppure è da mesi che le azioni dell'AS Roma guadagnano in Borsa ed è chiaro che qualcosa stia per accadere. La Consob inoltre tiene le azioni giallorosse sotto stretta osservazione e ha intimato all'ad Rosella Sensi di comunicare qualsiasi proposta di acquisizione pervenga al club capitolino. Fulvio Bianchi, giornalista di Repubblica, ha dedicato ampio spazio alla cosa sulla sua rubrica SpyCalcio, mentre la Gazzetta dello Sport, che ha fatto per prima lo scoop che accreditava l'interesse di Soros, crede ciecamente nella possibilità di un passaggio di mano della società di Trigoria. Il Corriere dello Sport non è da meno e oggi ha ampilificato l'ipotesi araba, così come un po' tutta la stampa romana. In questo turbinio di voci che si susseguono, la speranza, neanche troppo celata, è che il nuovo proprietario porti denaro fresco da investire, sia per rilanciare un club che nella sua storia ha vinto troppo poco, che il Calcio italiano, sempre più a corto di liquidi e che di anno in anno perde appeal rispetto alla Premier inglese e alla Liga spagnola. Poche le voci dissonanti e che avanzano dubbi, non tanto sull'esistenza di un'offerta quanto sulla volontà da parte di questi magnati di fare una seria politica imprenditoriale. Il primo è stato Lotito, che forse per la sua posizione di presidente della Lazio non è stato ritenuto credibile dai tifosi giallorossi. Oggi invece, si è levata la voce di Abete, il quale ha avanzato dubbi e perplessità proprio sulla serietà di questi nuovi business-man. "Il calcio italiano ha ottenuto tanti successi grazie all'apporto importante di tante famiglie imprenditoriali - ha detto il presidente della Ficg a Radio Anch'io Sport - Non è solo una questione di tradizione, è un fatto oggettivo che va valorizzato. Corriamo il rischio di farci prendere da facili promesse. Ma ogni valutazione va fatta nel contesto specifico. Io non penso che chiunque venga in Italia cambierà questa struttura familiare. Ma la la valutazione va data dai diretti interessati. Nel caso della Roma la famiglia Sensi deve avere la tranquillità per operare nel migliore interesse della società, tra l'altro quotata in borsa. Siamo in una necessità di trovare un equilibrio tra tradizione e successo imprenditoriale. Se ci sono offerte adatte ben vengano. Se vengono imprenditori interessati solo al business si possono avere tante opportunità di crescita, ma anche tante delusioni".
Il compito della pubblica opinione allora dev'essere quello, come del resto dovrebbe sempre essere, di attento e zelante vigilante, affinché le logiche che negli anni scorsi hanno sgonfiato e svilito il pallone non si ripetano. Insomma, che l'informazione sia il cane da guardia e non il servo del padrone.

giovedì 6 marzo 2008

Vucinic, il cigno del "Santiago Bernabeu"

Ve la ricordate la storia del brutto anatroccolo di Hans Christian Andersen? Beh, sembra tagliata su misura per uno come Mirko Vucinic, che da ieri è diventato per tutti i tifosi della Roma l'eroe di Madrid. Entrato al 20' del secondo tempo, l'anatroccolo, con una serie di giocate da campionissimo (la traversa, il dribbling su Pepe che è costato al madridista il fallo del secondo giallo, il gol e tanto altro ancora), s'è di colpo scoperto cigno, mandando in visibilio i 6000 tifosi giallorossi presenti al Bernabeu. E dire che nella Capitale (o sulla "stampa capitale") in molti lo giudicavano un brocco, da rispedire al mittente (visto che è in compropietà tra Roma e Lecce) al più presto possibile. Oggi, magia del calcio giocato e dell'ipocrisia pallonara, è un campione. Uno di quelli che fa la differenza, che pure se gioca uno spezzone di partita diventa decisivo. Classe, forza fisica, intelligenza tattica e chi più ne ha più ne metta. Eppure contro l'Inter, s'era visto che era in gran forma. E s'era pure capito che se Spalletti non l'avesse tolto (per Giuly) forse i giallorossi sarebbero tornati dal "Meazza" con una vittoria, e senza le immancabili polemiche contro questa classe arbitrale, comunque indifendibile. Al Bernabeu, invece, il tecnico giallorosso non ha sbagliato nulla: schierando dal 1' Aquilani (indimenticabile il gran il tiro da 30 metri che s'è stampato sulla traversa) e Cicinho; poi, nel corso della partita, azzeccando le sostituzioni di Vucinic e di Panucci (suo l'assist del gol vittoria).
A ogni modo, sono contento per questo montenegrino di ventiquattr'anni, che gioca e non si lamenta. Che non dice d'esser stato fuori per un brutto infortunio, che lo ha costretto in purgatorio tutto lo scorso anno, e d'aver subito diverse ricadute anche in questa stagione. Contento per lui e per questa Roma. Giovane e "vera", che ha compiuto l'impresa di battere il Real nel prorio tempio, unica italiana ad averlo fatto per due volte nella sua storia. Una squadra che, a meno d'un miracolo dell'Inter, sarà l'unica rappresentante del calcio italiano nei quarti di Champions. E allora "daje Roma, facce sognà". (sotto, il video creato da Alberto Verdegiglio con i migliori gol di Vucinic prima di Real-Roma)

venerdì 7 dicembre 2007

Una Curva da interpretare e l'esperienza di Marco D'Amato


Domenica e mercoledi le Curve d'Italia hanno scioperato, ma solo pochi quotidiani si sono chiesti come i pallonari da stadio abbiano passato queste due giornate di campionato senza ultrà. Ha fatto eccezione Il Manifesto di giovedi 6 dicembre, con un bell'articolo di Giacomo Russo Spena dal titolo "La Sud senza voce per sciopero ultrà". Secondo il giornalista de Il Manifesto, che ha assistito alla partita Roma-Cagliari in Curva, la squadra giallorossa starebbe "iniziando a patire la perdita del suo «dodicesimo» uomo in campo". Ovviamente non ho motivo di dubitare dell'onestà di Russo Spena. Ma non tutti hanno visto e interpretato l'assenza dei gruppi organizzati allo stesso modo. Per questo, pubblico volentieri il bel reportage dell'amico Marco D'Amato, dottore in Scienze della Comunicazione e da sempre "tifosissimo" della Roma. Un reportage che fa da contraltare a quanto scritto dal quotidiano comunista.

L’autogol degli ultras: la Curva Sud piena in un Olimpico vuoto
(di Marco D'Amato)

ROMA - E’ un freddo mercoledì di dicembre, uno di quelli che passeresti volentieri a casa seduto sul divano. Ma c’è Roma-Cagliari, recupero della 12a giornata del campionato che amiamo definire “il più bello del mondo”. E tanto basta per indossare la sciarpa giallorossa, salire sullo scooter e partire. Destinazione, ovviamente, lo stadio Olimpico. Stavolta parto un po’ in ritardo perché penso che la Curva, che da 12 anni amo frequentare assieme ai miei amici, tanto sarà vuota… In questi giorni s’è vociferato di un altro sciopero del tifo organizzato, di quelli che gridano “non ti lasceremo mai sola” tanto per capire. Arrivato al parcheggio dei motorini sotto la Sud, noto che il parcheggio è pieno come al solito. Entro e vedo quello che non m’aspettavo: la curva piena. Si fa fatica a passare per le scale, ma quando mi giro noto che gli spazi dei gruppi sono stati delimitati da barriere di scotch, quasi ad ammonire chiunque avesse avuto la malsana idea di occupare uno di quei “sacri” pezzi di plastica dai quali ogni domenica si mostra alla gente che vuol dire essere tifosi. In Curva, domenica scorsa (c’era l’Udinese), nel giorno che avrebbe dovuto mostrare all’Italia cos’è un calcio senza tifosi, ce n’era di gente ma non così tanta. Mi volto ad osservare gli spalti e noto che è il resto dello stadio ad essere vuoto: sembra quasi che a scioperare siano gli altri settori. D’altra parte quando si hanno come “concorrenti” i colossi delle pay-tv, non credo che far pagare il prezzo di una giornata di lavoro per una partita di calcio sia un buon incentivo a riempire gli spalti. Le rivendicazioni della protesta degli ultras sono in queste dichiarazioni: “L’ultras va eliminato perché le curve sono oasi di pensiero libero e non omologato in una società vuota di valori. Sono un terreno non ancora massificato”. A cui fa eco il comunicato che dice: “I gruppi della Sud in occasione rimarranno a casa continuando la loro protesta. Lo spettacolo abbia inizio... ma senza di noi”. Parole dure, scevre di ogni significato calcistico e che nulla hanno a che vedere con gruppi di persone che dovrebbero avere come fine ultimo quello di lanciare cori e sventolare bandiere. La partita inizia, subito infiammata da un brillante avvio della squadra di Spalletti. La Curva sembra contraccambiare lo spettacolo offerto, ma noto che rispetto a domenica scorsa e nonostante il maggior numero di presenti, c’è timore a cantare. Lo stesso timore percepito da chi guarda quei seggiolini vuoti circondati dallo scotch. Forse non sono l’unico a pensare che i padroni dei posti non siano poi così lontani dai loro pulpiti e che la libertà di espressione e di pensiero non sia poi così tollerata. Col proseguire della partita i cori seguono gli eventi in campo e iniziano a diminuire di intensità, come lo spettacolo offerto dalle squadre. In giro sento la gente attorno a me che parla della “vecchia” Curva: chi vorrebbe portare i tamburi a “tradimento”; chi si augura che torni il Commando di una volta. Di certo l’intensità dei cori del tifo romanista è diminuita rispetto alle domeniche tradizionali passate coi gruppi. Ma, nonostante tutto, la Sud è sempre piena, pronta a sostenere la propria squadra.

sabato 24 novembre 2007

Il Calcio che unisce: la storia di una squadra di ragazzini rom a Tor di Quinto


Alle 18 di oggi con Genoa-Roma riprende il campionato, finalmente!, dopo le tristi cronache di queste due settimane. E c'è voglia di parlare di calcio come sport. Un'occasione buona per ricordare che il football può essere anche unione e tolleranza ce la dà Marco Iaria, che nell'edizione romana de "La Gazzetta dello Sport" (poche pagine allegate al quotidiano nazionale) ha raccontato la storia di una squadra di ragazzini rom e romeni che fino a pochi giorni fa vivevano negli accampamenti di Tor di Quinto, il quartiere della periferia romana finito sotto i riflettori dopo l'omicidio di Giovanna Reggiani lo scorso 30 ottobre. Un fatto che ha riacceso l'odio xenofobo e aperto un caso diplomatico tra Italia e Romania. L'articolo di Iaria, dal titolo "Quei rom campioni di fairplay", non è visibile per coloro che non vivono nel Lazio e sul sito "gazzetta.it" non ce n'è traccia. Per questo ho deciso di "ri-mediare" questa bella storia. Che inizia tre anni fa su una pista ciclabile nei pressi di Tor di Quinto, dove monsignor Giovanni D'Ercole e l'arbitro Salvatore Paddeu avevano l'abitudine di allenarsi. Un giorno, vedendo nell'adiacente campo nomadi un gruppo di bambini, ai due viene l'idea di convinrceli a giocare a calcio. Per strapparli dalla strada stringono un accordo secondo cui chi vuole far parte della squadra deve obbligatoriamente frequentare la scuola. In pochi giorni mettono su un team con tanto di divise che s'iscrive al torneo delle Acli. "Il primo anno però è stata dura", ha commentato Iaria. La squadra arriva ultima al torneo e i ragazzini (tra i 10 e i 13 anni) sono guardati con diffidenza e ricoperti di insulti (tipo: "Zingaro di m... tornatene al tuo paese"). Di quei momenti Iaria ha raccontato che "gli 'Ercolini' (questo il nome della squadra, ndr) porgevano l'altra guancia, un sorriso e via". Alla seconda stagione i ragazzini rom vincono il campionato e tutti pian piano si accorgono di che pasta sono fatti. "Poi gli altri- ha scritto Iaria-, quelli che gli stolti definirebbero normali, hanno capito. E un giorno, il giorno della finale, si sono presentati in tribuna a fare il tifo per loro. Perché gli 'Ercolini' sono ragazzi rom e romeni che danno lezioni di comportamento su di un campo di calcio". Questa la loro vittoria più importante. "I bambini si sono sempre distinti nel comportamento- ha affermato l'arbitro Paddeu a 'La Gazzetta dello Sport'- mai una protesta, mai una reazione alle offese. Con il tempo hanno conquistato la stima di tutti e le mamme degli altri ragazzi, che prima storcevano il naso, si sono dovute ricredere". Purtroppo però, dopo la tragedia all'uscita della stazione ferroviaria di Tor di Quinto, quel clima di esasperazione si è riversato anche contro di loro che colpe non ne possono avere. "Gli sgomberi- ha scritto sempre Iaria- li hanno riportati in mezzo alla strada e, con le loro famiglie, si sono trovati un'altra sistemazione di fortuna, in un interstizio della Roma sotterranea. A scuola alcuni bambini sono costretti ad aspettare in aula l'arrivo dello scuolabus per evitare di prendere botte e insulti dagli altri compagni". "Qualche bambino si è perso di vista- ha concluso Iaria- ma il progetto non è tramonato, tutt'altro". Insomma, nonostante le difficoltà, la favola continua.