
Platini è stato di parola. A Nyon (Svizzera), dove il 14 settembre si è riunito il Comitato Esecutivo dell'Uefa, è stato approvato il fair play finanziario. Una misura che, in sostanza, obbligherà i club che non hanno i conti in ordine a farli quadrare entro un determinato periodo di tempo; finalizzata a migliorare la lealtà finanziaria nei tornei europei e la stabilità a lungo termine del calcio a livello di club in tutto il continente.
Se siamo di fronte a una piccola rivoluzione nel calcio lo sapremo solo al momento in cui le nuove norme entreranno in vigore. Una strada in salita secondo Fulvio Bianchi di Repubblica: "Ci vorrà tempo prima di arrivare comunque ad un comunicato congiunto e a misure davvero concrete. I club europei- ha scritto il giornalista di Repubblica- sono d'accordo ma solo in linea di massima. Qualche società potrebbe andare anche all'Antitrust europea. Non è semplice d'altronde trovare un sistema di misure rigide, tenuto conto che ci sono differenze fiscali, e non solo fiscali, notevoli fra Nazione e Nazione (vedi Spagna, ad esempio). L'Inghilterra si è detta contraria al piano-Uefa. I club italiani (invece) sono con lui".
Platini ha però tutta l'intenzione di arrivare fino in fondo. Un punto d'onore di cui non ha mai fatto mistero. Come nel giugno 2008, quando, pochi giorni dopo la finale di Champions tra Chelsea e Man. United, disse all'Equipe: "L'obiettivo di molte squadre oggi non è più vincere titoli, ma guadagnare denaro per ripianare i debiti. Guardate i deficit di Chelsea e Man. United (si parlava allora di 1.9 miliardi di euro di debiti complessivamente contratti): in Champion's League vince chi bara sulle regole finanziarie. E la cosa è imbarazzante".
Dopo aver liquidato il G14, aver aumentato il numero di formazioni dell'Est Europa in Champion's League (a discapito delle squadre di Paesi di maggior tradizione pallonara e dunque di business), ora il fair play finanziario. Platini continua nella sua 'Riforma protestante'. Contro il 'potere temporale' dei grandi club. In favore di un nuovo sistema, in cui lo sport non sia più appendice dello show business.
mercoledì 16 settembre 2009
Fair play finaziario, Platini e la Riforma del pallone
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mercoledì 25 giugno 2008
Governo contro nuova legge diritti tv. Un'altra legge ad personam?
Tra lo stop ai processi e il nuovo lodo Schifani, il Berlusca e il suo entourage si sono ritagliati un po' di tempo per 'sistemare' la questione dei diritti tv nel calcio. Del resto, il Cavaliere l'aveva detto (guarda post con le dichiarazioni del premier): a lui la legge Melandri-Gentiloni (guarda post) non piace proprio (a differenza del presidente dell'Uefa, Platinì, guarda post). Ora, dopo le parole del sottosegretario allo sport Rocco Crimi, è arrivata l'ora della resa dei conti. "Bisognerebbe aprire un esame dei diritti soggettivi del calcio- ha detto Crimi, secondo quanto riportato da Fulvio Bianchi de La Repubblica- e degli altri sport professionistici, valutando l'apertura al libero mercato, sotto la stretta vigilanza delle authority e fatta salva la tutela dei club più deboli". "Nella passata legislatura - ha spiega il sottosegretario allo sport - è stata approvata una legge per la quale dal 30 giugno 2010 i diritti saranno divisi per il 40% in parti uguali, per il 30%in base alla storia dei club e per il 30 in base ai risultati ottenuti. I grandi club hanno però fatto ricorso alla Corte europea e quindi bisognerebbe aprire un esame dei diritti soggettivi del calcio e degli altri sport professionistici...". Con questa ripartizione la perdita secca dei grandi club sarebbe di circa 15 mln di euro: e a Berlusconi perdere non piace mai, neanche quando si tratta di quattro soldi (per le sue tasche, ovviamente). Fulvio Bianchi ha comunque notato nelle parole di Crimi alcune inesattezze. "Crimi non è bene informato- ha scritto il giornalista sul suo blog Spycalcio-: a rivolgersi a Bruxelles, non sono stati i grandi club ma Sky. Che ha contestato non tanto il ritorno alla contrattazione collettiva ma alcuni aspetti della legge. I club (esattamente Zamparini e Cellino) erano intenzionati a fare ricorso, ma non ancora presentati, alla Corte Costituzionale".
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domenica 8 giugno 2008
Platini: Attenti agli americani
Ritorno sulle affermazioni fatte dal presidente dell'Uefa Micheal Platini a L'Equipe l'altro ieri. In particolare, nel post di ieri avevo omesso una dichiarazione di Le Roi che, seppur riferita alla situazione della Premier inglese, mi sembra alquanto interessante anche per il futuro di alcuni club del calcio italiano, e in particolare della Roma. Platini ha detto che lui "non vede perché gli americani vengano a investire nelle squadre della Premier League, se non per farne dei prodotti". Poi ha aggiunto: "È una corsa continua al denaro, che produce risultati esattamente come la proposta di giocare la 39ª giornata di campionato all'estero".
Questi americani dunque non convincono il massimo dirigente del calcio Europeo, che invita a diffidare di chi promette mari e monti apparentemente senza secondi fini, fin quando non si scopre (come nel caso Liverpool che si vocifera rischi la bancarotta), quando ormai è troppo tardi, che le casse sono vuote e che i debitori bussano alla porta.
Un monito che dovrebbe far riflettere alcuni quotidiani della Capitale, come la redazione de Il Romanista, che nelle settimane passate s'era schierata decisamente a favore del neo potenziale presidentissimo Soros (ricordate la petizione per chiedere alla famiglia Sensi di agevolare l'acquisizione della Roma da parte del magnate statunitense?), con uno slancio che travalicava il lavoro giornalistico, trasformandolo in attività di lobbing. Per fortuna che a fare il "cane da guardia" c'è la Magistratura, che non a caso ha aperto un'indagine sulle oscillazioni del titolo dell'AS Roma. Nella speranza che si possa fare finalmente luce su questo aggrovigliato caso.
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sabato 7 giugno 2008
Platini: "In Europa vince chi bara"
"In Champion's League vince chi bara sulle regole finanziarie". Stiamo imparando a conoscerlo Micheal Platini, e più passa il tempo e più ci piace. Dopo aver liquidato il G14 e aver aumentato il numero di formazioni dell'Est Europa in Champion's League (a discapito delle squadre di Paesi di maggior tradizione pallonara e dunque di business), il presidente dell'Uefa non smette di stupire. Le sue ultime dichiarazione rilasciate a L'Equipe hanno come bersaglio i bilanci delle società di calcio, i debiti finanziari che producono dei mostri che allontanano il calcio dai valori dello sport. "L'obiettivo di molte squadre oggi non è più vincere titoli, ma guadagnare denaro per ripianare i debiti. Guardate i deficit di Chelsea e Man. United (si parla di 1.9 miliardi di euro di debiti complessivamente contratti): in Champion's League vince chi bara sulle regole finanziarie. E la cosa è imbarazzante".
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