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giovedì 9 ottobre 2008

Bufale campane e romane


(Fonte: Goal.com)

No, forse il 31 agosto le cose non sono andate propriamente come i media hanno titolato all'indomani della turbolenta trasferta a Roma da parte dei tifosi del Napoli. E' la conclusione cui è giunta un'inchiesta condotta per Rainews24 da Enzo Cappucci e ripresa da Marco Travaglio sul suo blog, "Voglio Scendere".

"Il 31 agosto - ricostruisce Travaglio - prima giornata di campionato, tg e giornali annunciarono che un’orda di ultras napoletani in partenza per Roma avevano assaltato l’Intercity “Modigliani” Napoli-Torino devastandolo, malmenando i controllori e sequestrando decine di passeggeri terrorizzati. Unica fonte della presunta notizia: un comunicato di Trenitalia che parlava di “treno interamente vandalizzato, danni ingenti a 11 carrozze, azionato più volte il freno d’emergenza, prima stima dei danni circa 500 mila euro”. Meglio del Vangelo".

"Che ne è di quel po’ po’ di casino a un mese di distanza? - si chiede ora il giornalista - L’ha spiegato l’altra sera, in un’illuminante inchiesta dal titolo “La bufala campana”, l’inviato di Rainews24 Enzo Cappucci sulla scorta delle conclusioni del pm che segue il caso, Antonello Ardituro. Tanto rumore per nulla. Nessun arresto, nessuna devastazione. Solo alcuni episodi di danneggiamento. Nessuna bomba carta, al massimo qualche petardo e bengala. Delle lesioni ai controllori, per ora, nessuna traccia: Rainews ha chiesto invano i referti medici. Delle 11 carrozze “vandalizzate”, Trenitalia ne ha messe a disposizione degl’inquirenti solo 4: le altre continuano tranquillamente a viaggiare. E i “danni per 500 mila euro”? Nemmeno l’ombra. Digos e Carabinieri parlano di 80 tendine danneggiate, qualche sedile tagliato, due vetri rotti e un water divelto (ma che abbiano fatto tutto gli ultras è da provare, viste le condizioni in cui versano i treni anche senza ultras): roba da qualche migliaio di euro, non di più".

"E gli “assalti alle due stazioni?”. Altra bufala - spiega ancora Travaglio - normali immagini di ordinaria tifoseria domenicale. Rainews mostra le sequenze dei tifosi veronesi che lasciano Napoli un paio d’anni fa, insultando poliziotti e napoletani nella solita nuvola di fumogeni (allora, però, sui giornali non uscì nemmeno un trafiletto). Cappucci intervista alcuni testimoni oculari. Tommaso Delli Paoli, segretario generale del sindacato di polizia Silp-Cgil: “Gli ultras non sono angioletti, ma non è accaduto niente di quel che si è voluto raccontare. Normali tensioni tra gli ultras con biglietti e documenti, che volevano raggiungere lo stadio di Roma, e i responsabili di Trenitalia che han bloccato il treno prima in stazione e poi di nuovo in aperta campagna. Non credo che abbiano tirato il freno d’emergenza, avevano fretta di arrivare a Roma. Pare che il treno mostrato in tv non fosse quello vero”. Violenze sul personale, sugli agenti e sui passeggeri? Due giornalisti sportivi austriaci, anch’essi sul treno incriminato, non han visto “nessuna violenza o scontro. Devastazioni? No, il treno era troppo pieno perché qualcuno potesse muoversi. L’unica paura è stata quella di perderci la partita, visto che il treno non partiva”".

giovedì 4 settembre 2008

Scaricabarile. Ovvero, la "nuova" strategia della forze dell'ordine per risolvere la questione ultras

Non amo criticare le forze dell'ordine, che svolgono un mestiere duro e senza risorse adeguate. Ma nel diverbio tutto istituzionale tra il capo della Polizia Manganelli e il ministro della Difesa La Russa, parteggio per quest'ultimo (almeno fino a quando il ministro non ha fatto dietro front, rimangiandosi tutto).
Ricostruiamo la discussione. Tutti i tg ieri e molti quotidiani nazionali stamattina hanno dato rilevanza alle dichiarazioni di Manganelli, il quale ha sostenuto che "dietro la conduzione degli incidenti provocati dai tifosi napoletani c'è l'influenza della criminalità organizzata". Dunque, della camorra. Oggi, La Russa, replicando a Manganelli, ha affermato che parlare di camorra è solo un fatto strumentale. "Il problema- ha detto il ministro- è che c'è stata troppa tolleranza. Ma non bisogna generalizzare. La maggioranza delle curve è composta da ragazzi magari un po' agitati, ma recuperabili. Con gli irrecuperabili non c'è dubbio che bisogna usare tolleranza zero. Ma questo non c'entra niente con il calcio. Bisogna ribadire che i tifosi non hanno la licenza di devastare".
Dunque, secondo Manganelli la camorra si sarebbe infiltrata nei gruppi ultrà e li avrebbe spinti ad andare a Roma armati di tutto punto per devastare e creare confusione, proprio come accadeva a Pianura nel gennaio scorso, quando gruppi di ultras assoldati (per 150 euro al giorno) dalla camorra incendiavano o cmq disturbavano l'apertura delle nuove discariche.
Stavolta però la disamina del capo della Polizia non convince. Del resto, che interesse avrebbe la camorra a far devastare la stazione Termini o i treni della FS? A Pianura la camorra aveva tutto l'interesse a disturbare i lavori per l'apertura della nuova discarica, mentre ora non si riesce proprio a 'vedere', nemmeno fantasticando, quali vantaggi avrebbe ricevuto.
Ha fatto bene allora il ministro La Russa a mettere le mani avanti e a chiedere che la Polizia si prenda le sue responsabilità. Che sono lampanti e sotto gli occhi di tutti coloro che vogliono 'vedere' sotto la superficie delle cose. E poi basta con questa strategia dello "scaricabarile", dove le colpe sono di tutti, quindi di nessuno.
(Foto: Baldur Pan)

Poscritto.
Che poi le dichiarazioni di Manganelli fossero una fanfaluca, ne abbiamo la certezza dopo quel che ha detto il vice capo della Polizia, Nicola Cavaliere. Secondo il quale non c'è stata alcuna strategia dei clan della camorra dietro gli incidenti dei tifosi del Napoli, "l'unica cosa che è emersa dalle indagini è solo la presenza di molte persone tra gli utras di pregiudicati con precedenti importanti". E poi ha chiosato: "Nessuno ha detto che la camorra ha ordinato l'assalto".

venerdì 25 gennaio 2008

Emergenza rifiuti. Assoldati ultrà per 150 euro al giorno


Ultrà assoldati come mercenari per 150 euro al giorno dai clan per creare disordini a Pianura e riaffermare il potere della camorra sul territorio. Questo il nuovo inquietante scenario che carabineri e Digos hanno portato all'attenzione della Procura di Napoli, diretta dal magistrato Giandomenico Lepore. Uno sfondo che potrebbe diventare ancora più cupo se fosse vera l'indiscrezione secondo cui uno degli organizzatori dei raid sarebbe un consigliere comunale.
A diffondere la notizia è stato l'ottimo giornalista Giuseppe Crimaldi, che sulle colonne de Il Mattino ha cercato di spiegare questo complicato intreccio tra ultrà, clan e politica. "Un fatto è certo: dietro gli incidenti non può non esserci una strategia(...). Ci sarebbero complessivamente 22 nomi sui quali si sofferma l'attenzione degli inquirenti. Avrebbero ottenuto soldi (150 euro, ndr) per alimentare disordini(...). In un simile contesto- ha precisato Crimaldi- appare verosimile che il clan dei Lago, che controlla ancora le sorti criminali di Pianura, possa aver occultamente diretto le operazioni di guerriglia(...). Pregiudicati vicini alla camorra assieme a frange estreme del tifo più acceso (...) i Niss, acronimo che significa "Niente incontri solo scontri", atomo di una galassia più ampia, quella che si richiama ad un'altra sigla: Acab (All cops are bastards)". Oltre alla Procura di Napoli anche la Direzione distrettuale antimafia, coordinata dal procuratore aggiunto Franco Roberti, ha aperto un fascicolo d'indagine sulla vicenda.

I PRECEDENTI

Non è la prima volta che gli ultras escono dagli stadi per compiere disordini e violenze. Era già accaduto la sera dell'11 novembre scorso con l'assalto alle caserme a Roma e Milano da parte di ultrà di diverse tifoserie unite dopo l'omicidio del giovane simpatizzante della Lazio, Gabriele Sandri. In quell'occasione due tifosi, Saverio Candamano, ventisettenne calabrese, e Claudio Gugliotti, ventunenne romano, vennero arrestati e poi processati con l'aggravante del terrorismo (aggravante peraltro esclusa dal giudice del Tribunale del Riesame di Roma, Antonio Lo Surdo, per mancanza del movente politico - per saperne di più vedi L'Unità del 18.1.2008), mentre un terzo, tale Valerio Minotti, al quale non venne contestata l'aggravente del terrorismo, finì ai domiciliari.
Assenza di un movente politico che secondo il Tribunale di Brescia mancò pure agli ultras di Brescia-Roma del 20 novembre 1994. Una partita da ricordare perché "segnò una sorta di spartiacque", come ha affermato Andrea Di Caro in Indagine sul calcio (libro scritto a quattro mani con Oliviero Beha). Venne infatti organizzata una vera spedizione punitiva, fatta da ultrà romanisti, neofascisti della Curva nord e addirittura di provenienza veronese. Negli scontri con le forze dell'ordine venne gravemente ferito il vicequestore di Brescia, Giovanni Selmin. Il motivo della spedizione? "Non per punire i tifosi bresciani - stando alla ricostruzione che fece il quotidiano La Padania il 10 dicembre 1998 (cit. da Indagine sul calcio p. 269-272) -, ma per creare paura e tensione nel giorno delle elezioni". Per quella faccenda, che secondo gli inquirenti era stata "studiata a tavolino", vennero arrestati: Maurizio Boccacci, leader del "Movimento Politico", Giuseppe Meloni (detto "Pinuccio la Rana"), candidato nelle liste del Msi nel 1993, Corrado Ovidi degli "Irriduibili Lazio" e Alfredo Quondamstefano, militante del MP e di Opposta Fazione (gruppo di destra della Curva sud giallorossa). Anche quella volta, nonostante l'inchiesta della Procura di Brescia avesse evidenziato una strategia di destabilizzazione, nel gennaio del 1998 il Tribunale di Brescia assolse tutti gli imputati. "Niente strumentalizzazioni- sentenziò Mauro Bottarelli su La Padania-, niente piani occulti: per il giudice Roberto Pallini le undici condanne comminate erano da mettere in relazione solamente ad atti di violenza calcistica".

lunedì 14 gennaio 2008

La sinistra “munnezza” che desta l'ultrà

Oltre alle mosche, a gironzolare intorno alle montagne di “munnezza” nel napoletano c’è pure un nutrito gruppo di ultrà. Che come allo stadio fanno quello che gli viene meglio: di notte, a volto coperto, armati con sassi, bombe carta, catene, lame e usando come scudo gente pacifica scesa in piazza per contestare la riapertura di una discarica che avvelena terra e corpi, si scontrano con le odiate guardie, incendiano rifiuti, insomma, generano caos. Come sempre. Cambia lo scenario, dalle curve alla strada, ma lo “stile” è sempre quello. Inconfondibile.
Fatti, che Massimo Martinelli, sulla prima pagina de Il Messaggero dell’11 gennaio nell'articolo “Pianura, violenza come protagonismo. Cacciati dagli stadi, leader tra i rifiuti”, ha interpretato "azzardando" una teoria. Secondo l'autore gli scontri tra tifosi e forze di polizia nel napoletano sarebbero dovuti all’effetto dei Daspo (Divieto di Accedere alle manifestazioni SPOrtive), che avrebbero svuotato le curve dagli esagitati riversandoli nella società. Un fenomeno che avrebbe pure un nome: “migrazione della violenza”. L'ipotesi, sempre secondo il giornalista, troverebbe conferma “in uno studio recente che Maurizio Marinelli, poliziotto doc(?) e direttore del Centro Studi Sicurezza Pubblica di Brescia, ha ben descritto spiegando che i caporioni delle curve, quelli che prima (che prima?) trascinavano i ragazzini esaltati contro le tifoserie avversarie, sono stati costretti a cambiare palcoscenico(…). E' per questo motivo che adesso, ne sono convinti gli investigatori napoletani, è soprattutto il popolo frustrato dei tifosi colpiti dal Daspo, che anima la guerriglia di Pianura”. Il nemico degli ultras poi sarebbe sempre lo stesso: le forze di polizia, che secondo Martinelli sarebbero pure state avvisate dai loro acerrimi nemici con una telefonata anonima(?). "Da oggi- avrebbe detto l'Anonimo- combattiamo contro di voi, fuori dagli stadi". Una promessa mantenuta...
Ma allora, come spiegare quello che è accaduto al governatore della regione Sardegna, Renato Soru?
Partiamo dall'antefatto. La regione sarda è stata una delle prime ad aver solidarizzato con la Campania, dando la propria disponibilità a smaltire una parte della “munnezza” napoletana. Un fatto che, com’era prevedibile, ha acceso gli animi di alcuni ultrà isolani. Sul Corriere della Sera di oggi, Fulvio Bufi, nell’articolo “Rifiuti, fermato un attentato a Soru. Blocchi e tensione in Sicilia e Lazio”, ha raccontato di alcuni scontri avvenuti durante lo sbarco dei rifiuti a Porto Empedocle. Inoltre, il giornalista del corriere, ha riportato la notizia di un'intercettazione telefonica (sms) tra alcuni ultrà cagliaritani del gruppo degli Sconvolts. “La polizia – ha scritto Bufi – ha concluso che (gli ultrà, ndr) stavano preparando un attacco alla casa del governatore, Soru (di centrosinistra, ndr). Sono state fatte perquisizioni e nelle abitazioni di due giovani (senza precedenti penali, ndr) è stato trovato del materiale incendiario(…). I due giovani sono stati arrestati”.
Da quanto è emerso, non è più possibile pensare che la teoria della “migrazione della violenza” possa avere valore interpretativo. Qualche giorno prima, inoltre, a Pianura, erano stati aggrediti dei Vigili del Fuoco, uno dei quali, intervistato da Rai e Mediaset, aveva detto che lui e alcuni suoi colleghi se l'erano vista brutta e che solo grazie all'aiuto del proprietario di una villetta nei pressi avevano salvato la pelle. Un fatto anomalo, perché gli ultrà, dagli Anni 70 ad oggi, non erano mai stati altrettanto feroci con rappresentanti delle istituzioni diversi dalle forze di polizia.
Le bande di tifosi non sono un gruppo di scemi che alla sola vista di un paio di agenti va in fibrillazione. Sono una vera organizzazione, con al vertice un gruppo di "anziani" (di non più di quarant'anni), che fa riferimento a movimenti politici (istituzionali e non), i quali, a loro volta, usano questa manovalanza per fini politici, i cosiddetti lavori sporchi (in tema di munnezza poi...). Cosa peraltro che non è nemmeno una novità. Tesi sostenuta ad esempio da Franco Ferrarotti che, sul Corriere della Sera del 7 novembre 2007, in merito alle violenze ultras successive all’omicidio Sandri (giovane tifoso della Lazio freddato da un agente della stradale), disse: “Penso che (i tafferugli, ndr) siano stati una cosa ben organizzata da gruppi piuttosto avveduti che hanno cavalcato sapientemente la reazione a un caso isolato, per quanto terribile come l'incidente dell'autogrill, con l'obiettivo preciso di sferrare un attacco al potere(…). Non mi meraviglierei per esempio che, non troppo in là nel tempo, ci possa essere una saldatura fra questo "partito" e la Destra di Storace”. Dichiarazione profetica, non c'è che dire. Infatti Soru è un rappresentante del potere costituito, un pezzo del centrosinistra che governa il Paese (se poi lo governi bene o male, non è questo il punto), un bersaglio che non ha molto a che vedere con il tradizionale teppismo degli ultras. Che, nonostante tutto, ha, o aveva dovremmo dire, un proprio codice d'onore ("gli scontri si fanno con altri ultrà e con le guardie, senza coinvolgere chi non c'entra", mi disse un ultrà romanista). Stavolta invece gli ultrà avevano un obiettivo preciso, quello, appunto, di andare a lanciare delle bombe incendiarie a casa di un "nemico" politico. Più che di "migrazione della violenza", forse si dovrebbe parlate di una nuova "strategia" che usa la violenza ultras come manovalanza prezzolata per realizzare un progetto politico ancora poco chiaro.

venerdì 7 dicembre 2007

Una Curva da interpretare e l'esperienza di Marco D'Amato


Domenica e mercoledi le Curve d'Italia hanno scioperato, ma solo pochi quotidiani si sono chiesti come i pallonari da stadio abbiano passato queste due giornate di campionato senza ultrà. Ha fatto eccezione Il Manifesto di giovedi 6 dicembre, con un bell'articolo di Giacomo Russo Spena dal titolo "La Sud senza voce per sciopero ultrà". Secondo il giornalista de Il Manifesto, che ha assistito alla partita Roma-Cagliari in Curva, la squadra giallorossa starebbe "iniziando a patire la perdita del suo «dodicesimo» uomo in campo". Ovviamente non ho motivo di dubitare dell'onestà di Russo Spena. Ma non tutti hanno visto e interpretato l'assenza dei gruppi organizzati allo stesso modo. Per questo, pubblico volentieri il bel reportage dell'amico Marco D'Amato, dottore in Scienze della Comunicazione e da sempre "tifosissimo" della Roma. Un reportage che fa da contraltare a quanto scritto dal quotidiano comunista.

L’autogol degli ultras: la Curva Sud piena in un Olimpico vuoto
(di Marco D'Amato)

ROMA - E’ un freddo mercoledì di dicembre, uno di quelli che passeresti volentieri a casa seduto sul divano. Ma c’è Roma-Cagliari, recupero della 12a giornata del campionato che amiamo definire “il più bello del mondo”. E tanto basta per indossare la sciarpa giallorossa, salire sullo scooter e partire. Destinazione, ovviamente, lo stadio Olimpico. Stavolta parto un po’ in ritardo perché penso che la Curva, che da 12 anni amo frequentare assieme ai miei amici, tanto sarà vuota… In questi giorni s’è vociferato di un altro sciopero del tifo organizzato, di quelli che gridano “non ti lasceremo mai sola” tanto per capire. Arrivato al parcheggio dei motorini sotto la Sud, noto che il parcheggio è pieno come al solito. Entro e vedo quello che non m’aspettavo: la curva piena. Si fa fatica a passare per le scale, ma quando mi giro noto che gli spazi dei gruppi sono stati delimitati da barriere di scotch, quasi ad ammonire chiunque avesse avuto la malsana idea di occupare uno di quei “sacri” pezzi di plastica dai quali ogni domenica si mostra alla gente che vuol dire essere tifosi. In Curva, domenica scorsa (c’era l’Udinese), nel giorno che avrebbe dovuto mostrare all’Italia cos’è un calcio senza tifosi, ce n’era di gente ma non così tanta. Mi volto ad osservare gli spalti e noto che è il resto dello stadio ad essere vuoto: sembra quasi che a scioperare siano gli altri settori. D’altra parte quando si hanno come “concorrenti” i colossi delle pay-tv, non credo che far pagare il prezzo di una giornata di lavoro per una partita di calcio sia un buon incentivo a riempire gli spalti. Le rivendicazioni della protesta degli ultras sono in queste dichiarazioni: “L’ultras va eliminato perché le curve sono oasi di pensiero libero e non omologato in una società vuota di valori. Sono un terreno non ancora massificato”. A cui fa eco il comunicato che dice: “I gruppi della Sud in occasione rimarranno a casa continuando la loro protesta. Lo spettacolo abbia inizio... ma senza di noi”. Parole dure, scevre di ogni significato calcistico e che nulla hanno a che vedere con gruppi di persone che dovrebbero avere come fine ultimo quello di lanciare cori e sventolare bandiere. La partita inizia, subito infiammata da un brillante avvio della squadra di Spalletti. La Curva sembra contraccambiare lo spettacolo offerto, ma noto che rispetto a domenica scorsa e nonostante il maggior numero di presenti, c’è timore a cantare. Lo stesso timore percepito da chi guarda quei seggiolini vuoti circondati dallo scotch. Forse non sono l’unico a pensare che i padroni dei posti non siano poi così lontani dai loro pulpiti e che la libertà di espressione e di pensiero non sia poi così tollerata. Col proseguire della partita i cori seguono gli eventi in campo e iniziano a diminuire di intensità, come lo spettacolo offerto dalle squadre. In giro sento la gente attorno a me che parla della “vecchia” Curva: chi vorrebbe portare i tamburi a “tradimento”; chi si augura che torni il Commando di una volta. Di certo l’intensità dei cori del tifo romanista è diminuita rispetto alle domeniche tradizionali passate coi gruppi. Ma, nonostante tutto, la Sud è sempre piena, pronta a sostenere la propria squadra.