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sabato 20 marzo 2010

Padre padrone


In casa Lazio, non cade foglia che Lotito non voglia. La sua gestione della Lazio è quella di un autocrate, di un padre padrone, ed è normale che se la squadra dovesse retrocedere la responsabilità sarà sua più di chiunque altro. Una cosa enorme. Da non dormirci la notte. Non tanto per i soldi che se ne andranno in fumo, quanto perché ci saranno un milione di tifosi incazzati pronti a metterti sulla graticola.
E ci si chiede: che convenienza ha avuto il Nostro Lotito ad accentrare tutto intorno a sé? Questione di carattere, certo. Un brutto carattere. Ma se questo modo di fare, abbastanza unico nel panorama europeo, non dà frutti, ecco che le responsabilità rischiano di schiacciarti, i buoni propositi se ne vanno a farsi friggere, e si resta soli a riflettere sugli errori commessi.
Basterebbe vincere. Basterebbe che la Lazio tornasse quella della fine del Campionato scorso e dell'inizio di questo. Quando inaspettatamente i biancocelesti alzavano coppe e ricevevano onori. Ma il tempo è ormai scaduto. Dunque, che fare? Il tecnico Reja, oggi, ha lanciato il suo messaggio: "D'ora in poi, non voglio interferenze sul piano organizzativo per quanto riguarda le trasferte o eventuali ritiri. E nemmeno per quanto riguarda la squadra. Decido io, le responsabilità sono soltanto mie: i giocatori devono pensare a lavorare e a dare il massimo in campo. Io sono l'allenatore e tocca a me dare le motivazioni al gruppo. Altrimenti me ne posso tornare da dove sono arrivato". Senza fare nomi l'allenatore biancoceleste ha detto tutto: a Lotito di farsi finalmente da parte e ai calciatori di giocare come sanno. Insomma: ognuno faccia quello che deve fare al meglio senza ingerenze. Chissà se tanto basterà per raggiugere la salvezza. Quella della Lazio, e quella di Lotito.

sabato 9 gennaio 2010

Zarate minaccia, un'altra grana per Lotito



Non c'è serenità in casa Lazio. Nemmeno dopo una bella vittoria come quella di mercoledì scorso all'Olimpico contro il Livorno. Al 'Corriere dello Sport' il procuratore di Mauro Zarate, che è anche suo fratello, ha detto chiaramente che, dopo le dichiarazioni in conferenza stampa del tecnico biancoceleste, o Ballardini chiede pubblicamente scusa al numero 10 oppure Lotito sarà costretto a esonerare il tecnico. In caso contrario il bizzoso e talentuoso argentino è pronto a fare le valigie e, aggiungiamo noi, a indossare una maglia a righe (resta solo da scegliere il colore). "Ballardini non conosce il codice del calcio e dello spogliatoio- ha detto il procuratore di Zarate - Si parla con i giocatori dentro lo spogliatoio, non fuori. Le vacanze in Argentina di Mauro? Ci sono altri giocatori che sono rientrati a Roma due giorni dopo mio fratello. Spero che questa situazione si chiarisca - ha aggiunto - Il tecnico ha un solo modo per uscirne: presentarsi in sala stampa e chiedere scusa a Zarate, perché ha sbagliato lui. Se questo rapporto dovesse andare avanti così, alla fine della stagione uno dei due, a mio parere, dovrebbe andare via dalla Lazio. O va via Ballardini, o va via Mauro Zarate. Decida Lotito".

Un'altra grana per Lotito dopo quelle di Pandev e Ledesma, altre notti insonni da passare di fronte al caminetto dell'avvocato Gentile per capire che fare di un calciatore pieno di talento, e che può dare molto dal punto di vista tecnico a questa Lazio, ma a cui però piace fare la primadonna.
Un tipo, questo Zarate, che per certi versi ricorda Antonio Cassano. Lu barese croce e delizia del pubblico romanista - più croce che delizia a dire il vero - che terminò la sua avventura in giallorosso con la cessione al Real Madrid per una manciata di spiccioli. Cinque milioni di euro, sei volte meno di quanto Franco Sensi l'aveva pagato pochi anni prima al Bari dei Matarrese.

Perdere un giocatore ricco di talento non dev'essere facile. Ma talvolta bisogna rendersi conto che è impossibile gestire l'ingestibile. Non so se con Mauro Zarate siamo già arrivati a questo punto. Non lo auguro né ai tifosi della Lazio né allo stesso giocatore. Certo è che le dichiarazioni rilasciate dal fratello procuratore non fanno intravedere nulla di buono. Restiamo in attesa di sviluppi.

martedì 7 ottobre 2008

In piena crisi finanziaria, i titoli di Roma e Lazio sono tra i migliori a Piazza Affari


Che i titoli dell’AS Roma e della SS Lazio potessero allettare lo ‘spazzino’ Paulson (intendo il ministro del Tesoro Usa, da non confondere con il centrocampista della Juve, Poulsen) è cosa alquanto verosimile. Ma, mi chiedo, è mai possibile che quei titoli possano essere un buon investimento per un sano di mente? Beh, pare proprio di sì, almeno stando ai dati elaborati dall’ufficio studi R&S di Mediobanca sull’andamento di tutti i titoli nell’ultimo anno a Piazza Affari. Un’analisi, che ha rivelato che le due società romane sono state nell’ultimo anno, udite udite, tra le migliori otto in termini di redditività su un totale di 279 S.p.A. esaminate. Precisamente hanno guadagnato un +25,8% i biancazzurri e un +9,5 i giallorossi. Un fatto eccezionale per il calcio in Borsa, solitamente accusato di avere immesso nel mercato titoli a forte volatilità e preda di speculazioni finanziarie di basso rango, e su cui nessun broker serio si sognerebbe di scommetterci un euro.
Ma come ha spiegato il giornalista Luca Iezzi su “Affari&Finanza”, “siamo ancora lontani dal riabilitare il calcio in Borsa”. “La Roma a inizio settembre 2007 viaggiava a quota 0,67 cent. e stava avviandosi a uno dei suoi periodici rally, che gli avrebbe fatto sorpassare quota un euro solo 20 giorni dopo- ha proseguito Iezzi-. Quindi basta spostare il periodo di rilevazione di qualche settimana per trasformare il segno positivo in una forte perdita. Inevitabile per un titolo che ha oscillato in 12 mesi tra 0,50 e 1,50 euro sulle voci di un possibile cambio di proprietà: cosa che per la Roma pesa più dei risultati sportivi”. Discorso più o meno simile per la Lazio. “L’inaspettato rendimento nel campionato di serie A, che vede i biancoazzurri al comando dopo quattro giornate (ora siamo alla sesta, ndr), ha portato il titolo- ha precisato Iezzi- a guadagnare il 31,9% in una sola settimana”.
Comunque il risultato positivo dei titoli di Roma e Lazio è da valutare come estremamente favorevole, considerando che hanno ‘tenuto’ quando tutti gli altri mediamente perdevano il 38%. Una stabilità, che si spiega anche con i buoni risultati di bilancio e l’aumento del 56% degli abbonati. Eppure, nonostante la buona gestione, ha spiegato Iezzi, e i dati elaborati da R&S “non toglieranno le due società dalla black list della Consob, che le costringe ogni mese a aggiornare la loro posizione finanziaria”.

martedì 10 giugno 2008

Delio Rossi ritratta, non farà ricorso

Parlando della vicenda di Delio Rossi, ieri un mio amico della Lazio m'ha informato che un paio di settimane fa, mentre io ero via dall'Italia, il tecnico biancoceleste ha cambiato idea e ha deciso di non fare ricorso, accettando così le tre giornate di squalifica che gli ha inflitto il giudice sportivo in merito al caso Lazio-Lecce. Ho rintracciato le dichiarazioni di Delio Rossi, il quale in modo pilatesco ha affermato: "Ritengo la sentenza ingiusta, come ho detto subito dopo. Ragionandoci, però, sono consapevole che non sarebbe cambiato niente. Chi mi vuole bene mi vorrà ancora più bene, altri no. Ma io so come sono andate veramente le cose e sono tranquillo. Si vede che doveva andare così, ora voglio mettere la parola fine anche su questa situazione".
Si chiude così questa vicenda sgradevole, anche se a Laleggendadelcalcio sarebbe piaciuto un altro epilogo, con l'allenatore che ricorre per cercare di dimostrare la propria innocenza anche a patto di dover subìre una sanzione più pesante. Come del resto lo stesso tecnico aveva lasciato intendere in un comunicato stampa diffuso poco dopo la squalifica di tre giornate: "Prendo atto della sentenza che trovo ingiusta e iniqua. La impugnerò perché ho il dovere morale di tutelare me stesso e la mia onorabilità- è scritto in una nota diffusa dallo stesso Delio Rossi, e che ho ripreso da Spycalcio-. Certo, non sarà una squalifica a cambiare il mio modo di essere e pensare in certi fondamenti e valori in cui credo fermamente con la forza, il coraggio e l'integrità di sempre".
Tra il comunicato e le dichiarazioni successive il gap è enorme, anche se le motivazioni che sono alla base della marcia indietro appaiono del tutto comprensibili, visto che in Appello, la condanna per slealtà sportiva, avrebbe potuto tramutarsi in frode sportiva, reato che in Italia rientra nel penale, con tutti gli annessi e connessi. Ora però resta una macchia nera sulla carriera professionale di un uomo di sport come Delio Rossi, un tecnico che avrebbe potuto anche, un giorno, guidare la Nazionale azzurra.

martedì 15 gennaio 2008

La crisi nera della Lazio

"E' un momento difficile, bisogna essere realisti e lottare per la salvezza". Alla fine del match perso all'Olimpico contro il Genoa, ultimo insuccesso di un campionato mai così deludente da quando ci sono in palio i 3 punti a partita, Delio Rossi, uno che le spalle ce l'ha larghissime, era scuro come non mai. La sua Lazio, la stessa che lo scorso anno aveva fatto il miracolo raggiungendo il terzo posto in classifica aprendo le porte al preliminare di Champions, adesso è a soli 4 punti dalla serie B. Numeri impietosi quelli biancocelesti: 18 punti in 18 partite disputate, frutto di 8 sconfitte di cui 5 in casa, che sommati poi a tutto l'insieme (l'assenza di un portiere, la scarsa vena degli attaccanti, i numerosi infortuni, gli errori arbitrali, la sfortuna, la contestazione dei tifosi, eccetera) danno la dimensione del disastro. Che se non si consumerà sarà forse solo per merito del buon Delio e del suo realismo necessario. Perché per un team partito con tutt'altri obiettivi non sarà facile trovare gli stimoli per uscire da questa complicata situazione. Fare in fretta, per non trovarsi come la Roma di quattro stagioni fa, quella del dopo Capello, che cambiò in corsa quattro allenatori (Prandelli, Voeller, Del Neri, Conti), e si salvò solo all'ultima giornata dalla seconda retrocessione della sua storia.
I tifosi naturalmente sono amareggiati. Fuori dall'Europa, pensavano, la squadra avrebbe reagito e ripreso a volare. Invece... Domenica, in tribuna, e non nella solita curva, due ragazzine hanno preferito "ammazzare il tempo in modo stupefacente", come ha scritto Aldo Grasso sul Corriere della Sera di oggi, visto che di mirabilia questa Lazio non ne offriva proprio (mi riferisco all'episodio delle due giovani che in tribuna - questa la vera notizia a mio avviso -, durante l'intervallo dell'incontro col Genoa, sono state immortalate dalla tv mentre giravano uno spinello). Dai forum dei tifosi, come "forumlazioultras", sono in molti a difendere l'alleanatore, l'unico che può salvare questa Lazio diventata Lazietta. Il colpevole invece è sempre lui: Claudio Lotito (Un disprezzo riassumibile in uno striscione che campeggia da un po' in curva: "Lotito la lazialità ti vomita!!!"). "C'e' una campagna denigratoria- ha scritto Schifolasroma sul forum-, sicuramente messa da quell'ignobile (Lotito, ndr), per far scaricare le colpe sul Mister. E l'unico che ci mette il cuore e la grinta, quando parla e sta in panchina...ragazzi non facciamo un errore che potremmo pagare caro. Sosteniamolo".
Tempi cupi insomma per i cuori biancocelesti, come ha ben fotografato il giornalista-tifoso Mauro Mazza sul Corriere dello Sport di oggi:
"L’ho riconosciuto subito e un bri­vido freddo è corso lungo la schiena. Era domenica pomeriggio, la pioggia era cessata da poco, ma sull’Olimpico arrivavano folate di vento gelido. Spalti semivuoti, at­mosfera tristanzuola, cori e canti provenienti solo dallo spicchio dei tifosi della squadra ospite. L’ho riconosciuto, il momento in­quietante e terribile, all’inizio del secondo tempo, quando la Lazio si è rintanata nella sua metà campo, intimidita dalla propria angoscia più che da un Genoa tutt’altro che stellare(...). L’ho riconosciuto in quel momen­to, il clima di fallimento e di naufragio incombente, di cata­fascio e di catastrofe annunciata. Erano anni che non si respi­rava un così brutto clima. Anche nelle annate meno buone, la modestia congenita della Lazio era compensata dallo spirito di una compagine comunque com­battiva, appassionata e orgogliosa(...). Ma stavolta non è solo suggestio­ne. Stavolta è brutta davvero, si fac­ciano pure gli scongiuri".

martedì 1 gennaio 2008

Cragnotti II, Gaucci IV (V,VI...?): ritorna l'ancien régime?

Il calcio italiano tira sempre meno. I grandi campioni e perfino le 'stelline' estere lo snobbano (a meno che, come il signor Pato, non ricevano una valanga di dollari). Anche i giocatori italiani ormai hanno capito che "fuori è meglio". Il problema? Ovvio: la mentalità, gli impianti, gli scandali, eccetera. Se restano, come Kakà, Ibra e altri è solo per denaro... anche se pure quello, a esclusione delle tre squadre del Nord, è da un po' che non ne gira...
Tutti scappano, ma non loro: gli "irriducibili" Cragnotti e Gaucci. Il primo, si mormora, sarebbe pronto a tornare in corsa per riprendere la "sua" Lazio. I tifosi della curva Nord farebbero ponti d'oro per riavere l'imprenditore che ha portato la squadra biancazzurra ai vertici d'Italia e d'Europa prima di affossarla sotto un mare di plusvalenze. Bilanci gonfiati talmente tanto da essere diventati esplosivi come un palloncino a cui è stato pompato troppo gas all'interno. Ma al cuor non si comanda si sa, e Lotito a Roma non lo ama davvero nessuno. Forse per quel suo essere un po' cialtrone e 'traffichino' (guarda Calciopoli 1) e non una star dei maneggioni d'alta finanza come è stato Sergio Cragnotti.
Anche Luciano Gaucci, che qualcuno pensa sia in vacanza a Santo Domingo mentre in realtà è latitante nell'isola caraibica (a quanto pare una latitanza d'orata), ha fatto sapere che appena ne avrà la possibilità tornarà, non solo in Italia ma addirittura nel calcio nostrano, sua intramontabile "passione". Più precisamente in quel di Latina, società che milita nel campionato d'Eccellenza, ma che ha uno stadio "da serie C", il "Domenico Francioni" - 8000 spettatori la capienza -, e che attualmente è al 2° posto in classifica dietro al Gaeta.
Se queste sono le premesse, questo 2008 si prospetta davvero interessante... Altro che piedi puliti, qui c'è vento di Restaurazione. Ma del resto, se il Gattopardo è opera d'un solo italiano, Giuseppe Tomasi di Lampedusa, il gattopardismo non è forse opera degli italiani stessi?