
di Fabrizio Bocca (La Repubblica)
E' scandaloso che la più grande sciagura del calcio azzurro venga archiviata senza conseguenze. Vergognosa la disfatta e ancor più vergognoso che non paghi nessuno. Lippi, in scadenza di mandato e quindi senza nemmeno la necessità di dimettersi, si è preso tutte le responsabilità, come era del resto suo dovere (e di chi dovevano essere, le responsabilità?), ma non ha risposto a una sola domanda sulla scellerata e arrogante gestione; gli anziani della squadra non hanno dovuto nemmeno dare l'"addio all'azzurro", tale la consunzione; e il presidente della Figc Abete, capospedizione e responsabile n. 1 dello storico tonfo, da buon burocrate, ha fatto un discorso di un'ora in cui non si è capito nulla. Se non che non si dimetterà mai e che resterà lì dov'è: secondo tradizione dei dirigenti sportivi italiani. I quali il problema di salire e scendere dal carro nemmeno se lo pongono: ci si sono incollati ai sedili del carro. Che poi arrivi in paradiso o si sfracelli è lo stesso. Petrucci, a sua volta al centesimo mandato al Coni, lo ha ovviamente appoggiato. "No ai processi sommari": il legittimo impedimento lo hanno inventato loro, mica Berlusconi.
Abete ha dribblato il problema. Dire "non posso essere responsabile di aver scelto Lippi" potrebbe già bastare, ma la responsabilità più grave non è questa. Il problema è aver abdicato al ruolo di guida della nazionale, essersi fatti scippare il posto dal delirio di onnipotenza di Lippi; non aver capito, o addirittura condiviso, il fatto che il ct di Berlino 2006 non aveva alcuna voglia di costruire una nuova nazionale, di innovarla, di tenerla viva, ma coltivare il progetto folle di presentarsi in Sudafrica con gli stessi uomini. Ripetiamo sempre: 9 su 23, ma quasi tutti titolari.
Prima dei giusti processi al calcio italiano, chiediamoci chi paga ora. Il debole e pavido Abete non ha mai corretto la deriva autocratica del Lippi che si è sentito in diritto di negare spiegazioni all'opinione pubblica e perfino a lui stesso. Nessuno è corso ai ripari un anno fa quando la ConfCup fu un disastro e Lippi promise cambi di rotta mai avvenuti; nessuno chiese conto a Lippi di una qualificazione mediocre e allarmante. Nessuno gli ha chiesto conto un anno fa delle incredibili voci sulla Juve, e nessuno gli diede l'alt quando insultò il pubblico di Parma: "Fischiarci è vergognoso: che vadano a lavorare". Senza contare che il ct a scadenza, col successore già scelto, ha creato mesi di confusione. Senza contare la barzelletta della bocciature delle varie candidature europee. Un disastro nel disastro.
Se tanti Sordillo, Nizzola, Matarrese & C hanno pagato in passato non si capisce ora la ragione del "legittimo impedimento" che consente al n.1 del calcio di dire: "La responsabilità è anche mia, ma non mi dimetto".
O forse, più semplicemente, è colpa nostra: quando vedemmo Lippi a San Remo cantare "Italia, amore mio" col principe Emanuele Filiberto e Pupo, avremmo dovuto mandare la neurodeliri in Federcalcio. Forse avremmo fatto in tempo...
(I neretti sono nostri)
Poscritto: A Fabrizio Bocca consiglio di leggere il post "Le responsabilità mancate di Abete" che Laleggendadelcalcio scrisse il 5 ottobre 2009. In ballo allora c'era il mancato minuto di raccoglimento per le vittime del nubifragio di Messina...
sabato 26 giugno 2010
I burocrati che non perdono mai
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lunedì 5 ottobre 2009
Le responsabilità mancate di Abete

Che cosa significa "mi assumo le mie responsabilità" e che conseguenze comporta? Se fate parte del mondo politico-pallonaro, beh, lo sapete benissimo: non significa un bel niente. Prendete Giancarlo Abete, presidente della Figc, finito nel calderone mediatico perché domenica scorsa, sui campi di calcio, non ha disposto il minuto di raccoglimento per le vittime del nubifragio di Messina. Il Nostro, in una trasmissione tv, si è giustificato dicendo che "c'è stato un difetto di coordinamento", e che "quando si commettono degli errori (come in questo caso, ndr) bisogna ammetterli". "Chi e' a capo di un'organizzazione- ha aggiunto Abete- deve assumersi la responsabilita".
Ma che significa responsabilità senza conseguenze? Se un normale cittadino investito di un qualche potere, e dunque di responsabilità (perché come è noto potere e responsabilità vanno a braccetto), non si comporta in modo conforme alla sua posizione, rischia seriamente di perdere o il posto di lavoro o la sua autorità. Cosa che dovrebbe accadere certamente a chi occupa i vertici di una organizzazione dove - come è noto - non si può, per definizione, commettere grossolani errori (come mi sembra essere il caso in discussione). Non per Abete, non per i nostri politici, che sbagliano a iosa senza mai pagare dazio. In Italia, incredibilmente, chi ha potere non deve rendere conto ad alcuno. Invece di sentire sulle spalle il peso della responsabilità se ne libbra appena posa il culo sulla Poltrona. Messaggio del giorno: da Carraro ad Abete sono cambiati i volti del potere, non la sostanza.
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domenica 22 giugno 2008
Quanti Davide Petrucci dovranno lasciare l'Italia prima che la Figc faccia qualcosa?
Davide Petrucci non è stato il primo, e non sarà l'ultimo. Sono sempre di più i giovani calciatori (dai 14 ai 16 anni) che decidono di partire, soprattutto alla volta dell'Inghilterra, attirati da contratti a cinque zeri. Una piaga che sta impoverendo i vivai e i club italiani, i quali, dopo averli formati e aver investito su di loro, se li vedono portare via, vanificando così il lavoro di anni. Potremmo chiamarla la "fuga dei piedi dorati". Giuseppe Rossi, passato dal Parma al Manchester United, Vincenzo Camilleri, dalla Reggina al Chelsea, Davide Petrucci, dalla Roma ancora al Manchester, sono solo alcuni esempi di giovani che hanno preferito le sterline all'euro. Ma se il fenomeno non venisse arginato, tra non molto la lista potrebbe essere lunghissima.
A questo punto una domanda viene spontanea: Che cosa sta facendo la Figc per arginare la "fuga dei piedi dorati"?
Partiamo dal 19 febbraio scorso, quando il Chelsea acquistò il cartellino del giovane difensore amaranto Camilleri suscitando le ire di Lillo Foti. In quell'occasione il presidente della Figc Abete annunciò l'invio di una lettera all'Uefa e alla Fifa per "allargare il dibattito in sede internazionale sulle compatibilità dei regolamenti calcistici e su eventuali interventi normativi per la salvaguardia dei vivai e delle scuole tecniche nazionali"(Fonte: ASCA). Abete inoltre informò che la Federazione già in passato s'era mossa per risolvere la questione avendo inserito "da anni nelle NOIF (Norme organizzative interne federali) il comma 3 bis che prevede la possibilita' per le societa' di stipulare un accordo preliminare con il calciatore 16enne, al fine di vincolarlo per un determinato periodo contrattuale''. Infine il presidente Figc annunciò che il vice presidente Demetrio Albertini era stato incaricato, con la creazione ad hoc di un'apposita Commissione, di cercare di risolvere la situazione; Commissione che già l'indomani (cioè il 20 feb.) avrebbe dovuto convocare "una nuova riunione con la partecipazione di tutte le componenti del mondo del calcio, Leghe e Associazioni di categoria"(Fonte: EUROSPORT).
Nel sito della Ficg non abbiamo trovato la "famosa lettera" di Abete, ma solo alcune sue considerazioni dopo una chiacchierata informale (o almeno così presumiamo) con Blatter e Platinì. “Oggi abbiamo fatto una riflessione- ha scritto il sito della Figc il 17.3.2008 riportando la dichiarazione del suo presidente- su questo tema dei vivai, in attesa che il vice presidente Albertini concluda i lavori dello specifico Gruppo di lavoro che abbiamo costituito tempo fa e li presenti al Consiglio federale. Del resto è un argomento molto attuale, al prossimo congresso della Fifa in Australia a fine maggio Blatter intende rilanciare il problema del cosiddetto “6+5” e il presidente della Uefa Platini si sta muovendo per spingere in sede di Unione europea in occasione del prossimo semestre di presidenza francese : la volontà è quella di intervenire con proposte di merito e concrete che rispettino la legislazione comunitaria”.
Dopo le promesse, direte voi, beh, ecco i fatti. Macché, nada de nada. Della commissione Albertini non c'è più traccia, e la lettera di Abete non ha avuto alcun seguito, come del resto il caso di Davide Petrucci sta a dimostrare. Un trasferimento che alla fine si è concluso con un compenso di 250.000 euro per indennità di formazione in favore della Roma, come prescrive la normativa sul trasferimento di calciatori minorenni (guarda lucido su: www.rdes.it/FIFA%20ROMA%202006%203.ppt). E con Petrucci che, forse obbligato da suo padre, ha deciso di andare a Manchester.
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lunedì 21 aprile 2008
All'Inter lo Scudetto, la Roma ai magnati
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