La Corte di Assise di Appello di Firenze ha condannato a 9 anni e 4 mesi di reclusione il poliziotto Luigi Spaccarotella per l'omicidio di Gabriele Sandri, il giovane 26enne tifoso della Lazio, morto l'11 novembre 2007 colpito da un proiettile nell'area di servizio della A1 a Badia al Pino, vicino ad Arezzo.
Il verdetto emesso al termine del processo di secondo grado presieduto dal giudice Emilio Gironi, ha riformato il precedente giudizio del Tribunale di Arezzo, emesso il 14 luglio 2009, che aveva condannato Spaccarotella a 6 anni di reclusione per omicidio colposo. I giudicie d'appello hanno accolto la richiesta del procuratore generale Aldo Giubilaro di ritenere Spaccarotella colpevole di omicidio volontario e hanno innalzato la pena a 9 anni e 4 mesi. Il pg aveva però chiesto in sede di dibattimento la pena di 14 anni.
I genitori di Gabriele Sandri, Giorgio e Daniela, sono scoppiati in lacrime alla lettura della sentenza di condanna del poliziotto Luigi Spaccarotella a nove anni e quattro mesi per omicidio volontario. «È una giustizia - ha commentato Giorgio - che era dovuta. A differenza di quanto ho detto dopo il primo grado, la decisione dei giudici di oggi mi fa sentire orgoglioso di essere italiano».
Un lungo applauso ha accolto l'uscita dei genitori di Gabriele Sandri dall'aula in cui si è svolto il processo. Alla lettura della sentenza in aula il pubblico, composto soprattutto da tifosi laziali e amici di Sandri, ha accolto la sentenza in silenzio. La gioia è scoppiata all'uscita dall'aula, dove molti amici di Sandri erano in lacrime, così come i genitori Giorgio e Daniela, che ha avuto anche un piccolo malore. Felicità è stata espressa anche dal fratello di Gabriele, Cristiano.
(Fonte: Spysport)
martedì 7 dicembre 2010
Sandri, per la Corte d'Appello fu omicidio volontario
alle
11:06
2
commenti
Etichette: Sandri, Spaccarotella
sabato 27 novembre 2010
Quando il Napoli è l'unica via d'uscita
Meno male che c'è il Napoli. Domani in trasferta a Udine i tifosi partenopei dimenticheranno, almeno per 90', la tragica situazione che stanno vivendo nella loro città sommersa dalla spazzatura. E il Napoli, che dopo un avvio esaltante è al terzo posto in classifica, è una delle poche cose a cui aggrapparsi per provare a ritrovare dignità. "Siamo terzi, molto al di là delle nostre aspettative- ha detto in conferenza stampa il tecnico Walter Mazzarri- Il calcio è considerato uno dei vanti della città, che sta attraversando un momento difficile per l'emergenza rifiuti. Spero di essere un traino per sensibilizzare le istituzioni e le autorità per risolvere questo problema. Tutti insieme ci dobbiamo aiutare. L'impegno dei cittadini è necessario, ma non basta. La spazzatura va tolta dalle strade e smaltita. Bisogna fare qualcosa velocemente, la situazione è brutta".
Nel frattempo il premier Silvio Berlusconi ha garantito che nel giro di poco tempo la spazzatura sarà tolta dalle strade, proprio come accadde due anni fa. "In meno di due settimane porteremo Napoli al meritato e dovuto decoro", ha promesso il Cavaliere, che in fatto di emergenze è diventato un esperto gestore. Anche perché è sulle emergenze (gli shock direbbe la Klein) che si fanno i migliori affari. Come disse Re Mida (il camorrista) la "munnezza vale oro". E l'oro, come si sa, non puzza.
alle
13:43
0
commenti
Etichette: mazzarri, munnezza napoletana, Napoli, spazzatura
giovedì 14 ottobre 2010
Linguine al pesto e škembići alla serba
Ivan Bogdanov, l'ultrà serbo protagonista dei disordini di martedì al Marassi di Genova, ha chiesto scusa all'Italia. "Chiedo scusa all’Italia e agli italiani- ha detto- La mia era una protesta contro la Federcalcio serba". Ora siamo tutti in attesa del prossimo pranzo riparatore a base di linguine al pesto e škembići alla serba fumanti...
alle
16:00
0
commenti
Etichette: Ivan Bogdanov, ultrà, ultras
sabato 25 settembre 2010
Lo sciopero dei milionari
Vacanze lunghe. Il calcio, intanto, ha ripreso a rotolare. Come sempre. Tanto per iniziare, abbiamo scelto la notizia più bizzarra di queste settimane: lo sciopero dei calciatori. Anzi: il mancato sciopero, visto che oggi e domani si gioca. Ma facciamo un passo indietro. Nelle settimane scorse l'associazione calciatore (Aic) ha indetto uno sciopero per la quinta giornata di campionato. Motivo: "I calciatori non vogliono più essere trattati come oggetti". Non stivali rotti, beninteso, ma pezzi di gioielleria da maneggiare con cura. Sono otto, secondo quanto riportato da "Calciopro.com", i punti della discordia. Due i più controversi: i trasferimenti e le cure mediche.
Sui trasferimenti. Secondo la Lega un calciatore non può rifiutare il passaggio ad un club dello stesso "livello" di quello in cui si trova e che gli garantisce pari condizioni economiche. Insomma: non vogliono che si ripeta un altro caso Pandev o Baptista. L'Aic, invece, pensa che i calciatori possano accasarsi dove vogliono, anche se per il club ciò comporta un minore compenso per la vendita del cartellino.
Sulle cure sanitarie. Per l'Aic i calciatori possono farsi curare da chi vogliono. Stregoni compresi. La Lega invece è contraria.
Noi de Laleggendadelcalcio non condividiamo le ragioni dell'Aic. Non perché abbiamo paura che il barnum pallonaro possa fermarsi e portare disordine sociale, come ha paventato nei giorni scorsi il presidente del Coni Gianni Petrucci. La questione è un'altra e riguarda le centinaia di migliaia, se non i milioni, di euro di stipendio percepito dai calciatori. Nonostante la normativa, che va ripensata, i calciatori non sono operai. Il loro girovagare tra una squadra e l'altra non è affatto simile alla vita di un pendolare costretto a sbarcare il lunario. Non diciamo altro, altrimenti c'è il rischio di diventare fin troppo retorici. Il risultato comunque non cambia: siamo di fronte a uno sciopero da operetta, una diatriba tra milionari (calciatori e società di calcio), che può interessare gli amanti del gossip, non chi vive il "mondo reale". E chi vi si riconosce è perduto!
alle
11:30
1 commenti
Etichette: aic, sciopero calciatori, trasferimenti
lunedì 2 agosto 2010
Roby Baggio in Figc tra 48 ore

Noi di Laleggendadelcalcio siamo stati i primi a chiedere un posto in Figc per Roberto Baggio. Dopo la nuova Caporetto calcistica in Sudafrica, l'ex stella azzurra ci è sembrato il classico uomo giusto al poso giusto. Dunque, non possiamo che gioire per l'imminente ritorno in azzurro del divin codino, che stamane si è incontrato con il presidente della Figc Giancarlo Abete nella sede federale di via Allegri, per discutere della cosa. Il ruolo che dovrebbe ricoprire è quello di presidente del settore tecnico (il settore per la formazione e l'aggiornamento dei quadri tecnici della Figc). Un incarico che, a onor del vero, non ci sembra particolarmente azzeccato. Il rischio che si tratti solamente di un'operazione di facciata è alto. Ma Roby Baggio, intervistato da AdnKronos, si è detto entusiasta d'intraprendere la nuova avventura. "Da parte mia c'è la massima disponibilità- ha detto Baggio- Ci sono tante cose in ballo, sarà un'esperienza impegnativa ma anche divertente. Se tutto va in porto, tra qualche giorno sapremo. Il settore tecnico riguarda tanti ambiti, bisogna capire un po'. Prima bisogna avere la certezza, poi vediamo...". La nomina ufficiale di Baggio in Figc dovrebbe arrivare nelle prossime 48 ore.
alle
20:06
0
commenti
Etichette: Figc, giancarlo abete, roberto baggio
domenica 1 agosto 2010
Parte II. Tessera del tifoso e intercettazioni telefoniche

(...segue)
Confrontando tessera del tifoso e intercettazioni, poi, si arriva al paradosso. Infatti, se da una parte i berluscones invocano la limitazione delle intercettazioni telefoniche, perché lesive di alcune libertà personali, dall'altra legalizzano uno strumento, come la tessera del tifoso, che viola quegli stessi diritti in maniera indiscriminata. Infatti, mentre le intercettazioni telefoniche sono disposte da un magistrato nell'esercizio delle sue funzioni, hanno natura individuale, sono motivate dal sospetto di attività criminose e hanno una durata limitata nel tempo, la tessera del tifoso invece è una misura generalizzata (cioè colpisce tutti indiscriminatamente), non ha una durata temporale (dura finché segui la tua squadra del cuore), non ha una motivazione precisa (se non una generica prevenzione contro atti di teppismo negli stadi) e non è disposta dall'autorità giudiziaria, bensì da un atto ministeriale (il Ministero dell'Interno). La distinzione non è di poco conto. Significa, in sostanza, che chi è ricco e potente può perseguire il malaffare senza intralci; chi invece è uno sfigato tifoso dev'essere controllato come fosse un presunto criminale. Se questo non è Regime, voi come lo chiamate? Manca solo la polizia segreta agli angoli delle strade, poi sembrerà di essere nell'ex Ddr.
alle
16:57
0
commenti
Etichette: Berlusconi, Intercettazioni, ministero dell'interno, tessera del tifoso
venerdì 30 luglio 2010
Parte I. Tessera del tifoso, schedatura e commercializzazione della passione calcistica

Oltre al ministro dell'Interno Roberto Maroni e alla sua accolita di rancorosi, la tessera del tifoso non piace a nessuno. Il perché è ovvio: è uno strumento di controllo che limita fortemente diritti individuali, avviando una commercializzazione, a dir poco invadente, della passione sportiva. Basta chiedersi cos'è questa tessera per svelare l'inganno. La tessera del tifoso è descritta come uno strumento di "fidelizzazione che identifica i tifosi di un club o della Nazionale". Il rapporto che si instaura con la società sportiva è analogo a quello che il "mondo commerciale pone in essere quotidianamente coi suoi clienti quando vende i propri prodotti". Tutti i dati personali dei tifosi sono conservati dalle società sportive e utilizzati "per promuovere tutte le attività e le agevolazioni offerte ai propri clienti (convenzioni con aziende di trasporto e di ristoro, corsie dedicate, borsellino elettronico e molto altro)". Infine, "l’attività degli organi di polizia, nel progetto della tessera del tifoso, si limita all’esclusivo accertamento di eventuali motivi ostativi e solo per il tempo necessario"(Il virgolettato è tratto da gazzetta.it). Sintetizzando: la tessera scheda i tifosi, pacifici e violenti, senza distinzioni, ne controlla i movimenti e promuove i gadget delle società-aziende del pallone. Il tutto alla modica cifra di 10euro. A carico dell'utente, naturalmente. E in cambio non si ottiene nulla: "La tessera del tifoso- si legge sulla gazzetta.it- consente di avere percorsi preferenziali all’interno degli stadi, di avere accessi con controlli limitati, sconti su altre manifestazioni organizzate dalle società, sconti in esercizi commerciali convenzionati o per il merchandising, acquisto privilegiato di biglietti per le competizioni internazionali e per i match dell’Italia, percorsi preferenziali anche in caso di gare all’estero. Inoltre è un investimento per i club ed è un’importante opportunità per promuovere il marchio della società tra i tifosi". Tante parole senza senso, un panegirico che puzza di muffa come gli ingessati onorevoli di Lega e Pdl. (segue...)
alle
20:00
0
commenti
Etichette: Maroni, tessera del tifoso
mercoledì 28 luglio 2010
Zeman e l'essenza del calcio
"Non è importante quanto si corre, ma dove si corre e perché si corre"
(Z. Zeman)
alle
22:36
0
commenti
Etichette: filosofia, Zdenek Zeman
lunedì 26 luglio 2010
La Rai dice basta alla moviola dopo 43 anni
di Fulvio Bianchi (La Repubblica)
Dopo 43 anni la Rai spegne la moviola: dal 29 agosto, quando avrà inizio il campionato di serie A, non ci sarà più il replay delle azioni incriminate, niente discussioni, chiacchiere da bar (sport). L'uso delle immagini sarà solo didattico: "è fuorigioco", "non è rigore". Stop. Verrà spiegata solo la norma senza dilungarsi nel dibattito: i moviolisti Rai (Carlo Longhi e Daniele Tombolini) saranno sostituiti, a "Novantesimo Minuto" e alla "Domenica Sportiva", da esperti di regolamento, magari forniti dall'Associazione Italiana Arbitri. Verranno mostrate, ogni domenica, le immagini di tre o quattro casi e basta.
Non è più tempo di polemiche. Lo ha deciso il direttore di Rai Sport, Eugenio De Paoli, in pieno accordo con i vertici Rai. Una decisione rivoluzionaria: De Paoli si è ispirato agli articoli di Beniamino Placido, di cui era amico ed estimatore. Ha voluto che le trasmissioni della tv di Stato tornassero ai temi tecnici e tattici del calcio, chiudendo le porte alle chiacchiere, ai veleni, alle polemiche, alle dietrologie. E la moviola, va così in soffitta: dal 1967, dai tempi di Enzo Tortora, ha accompagnato il cammino della Rai. Ora si cambia, con piena soddisfazione, è sicuro, dei vertici arbitrali: in passato sia Marcello Nicchi che Pierluigi Collina si erano più volte lamentati della moviola. "Non ce l'ho con lo strumento in sé ma per l'uso che se ne fa", spiegava il designatore italiano, ora passato all'Uefa. La categoria non ha mai gradito, ovviamente, i teatrini soprattutto quando ad animarli erano gli ex colleghi, da Casarin a Cesari, da Baldas a Longhi e Tombolini.
La Rai ha voluto che si parlasse solo di calcio giocato, reale, quello del campo. Non più quello virtuale, artificiale (a volte) della tv. Una scelta sicuramente controcorrente, coraggiosa, rivoluzionaria. Proprio in un momento che il calcio-spezzatino sta prendendo sempre più potere.
Poscritto. Non tutti, ovviamente, sono d'accordo con la decisione Rai, e non mostrano lo stesso entusiasmo di Fulvio Bianchi per la storica decisione (un entusiasmo condiviso da noi di Laleggendadelcalcio). A costoro faccio solo notare che da oggi in poi l'ex arbitro Daniele Tombolini non farà più parte della Domenica Sportiva. E questa è già una buona notizia.
alle
17:30
0
commenti
Etichette: arbitri, Daniele Tombolini, Eugenio De Paoli, moviola, Rai Sport
domenica 25 luglio 2010
Tragicommedia rossonera
C’è da compatirli i tifosi del Milan. Abituati per anni ad avere il meglio che c’è in circolazione, ora non riescono nemmeno a leggere i nomi dei nuovi arrivi. Chi diavolo sono Amelia, Yepes e Papastathopoulos? E inoltre, la squadra è vecchia, senza giovani talenti del vivaio pronti per il salto, né soldi da investire nel calciomercato estivo. Una miscela che non fa buon brodo. Il Milan della prossima stagione è poca cosa, sarà un miracolo se raggiungerà il quarto posto in serie A e se supererà il primo turno in Champions. La tragicommedia nasce quando si vuole trasformare il piombo in oro, far diventare stelle le stalle, con arroganza e testarda ostinazione. Frasi come quelle pronunciate da Silvio Berlusconi ed Adriano Galliani in conferenza stampa (“Abbiamo una rosa assolutamente adeguata che può competere con chiunque” e “Sfido chiunque a dirmi il nome di una squadra che ha una sommatoria di classe a centrocampo simile a quella che abbiamo noi con Ronaldinho, Pirlo, Seedorf e Pato”) sono deliri non adatti per l’occasione. Mettere il dito nella piaga è forse autolesionismo. Ma almeno, nell’amarezza, resta il gusto per la risata. “Auguriamo tutto il bene possibile ad Allegri e ai ragazzi, ma ci vorrebbe una trasferta a Lourdes per essere competitivi”, ha detto sarcasticamente ‘Critica Rossonera’; “Dici che spendi troppo? Dici che il calcio ha raggiunto cifre assurde? Ok, ma non dirci che vinceremo così. Non dirci che in fondo era colpa di Leonardo e degli infortuni”, ha sentenziato ‘Diario Rossonero’; ‘La Casa del Diavolo’, invece, ha una sola speranza: “L'unica linea verde di cui potrete parlare in futuro, voi della dirigenza, sarà quella della metropolitana che vi riporterà a Cologno Monzese”. E un po' tutti quanti continuiamo a sperare, non che sia la linea verde del metrò milanese a rispedire al mittente il Cavaliere, ma la Freccia Rossa in partenza da Roma.
alle
16:00
0
commenti
Etichette: Adriano Galliani, Berlusconi, Galliani, Milan, Silvio Berlusconi
giovedì 15 luglio 2010
Il ritorno di Zeman. Signori: "Quel Foggia da favola, gol e divertimento"

(Fonte: Corriere dello Sport)
Giuseppe Signori ricorda a memoria quella formazione del Foggia: Mancini in porta, Petrescu e Codispoti sulle fasce, Matrecano e Consagra al centro della difesa. E poi il pressing di Barone e Picasso, l’eleganza di Shalimov, i movimenti magici del tridente. Signori giocava da vanti con Rambaudi e Baiano. Il Foggia di Zeman, disegnato in campo con un 4-3-3 e costato pochi soldi, fece scuola in quella stagione 1991-92: nono posto in serie A, secondo migliore attacco (58 gol) del campionato dopo il Milan campione d’Italia (74 reti) di Van Basten, Gullit e Rijkaard, con Capello in panchina.
LA RINASCITA - «Sono felice che a Foggia siano tornati Casillo, Zeman e Pavone. Si è ricomposto un trio vincente, è una notizia bellissima », commenta Giuseppe Signori, 42 anni, cento partite e trentasei gol in maglia rossonera, una promozione dalla B e la consacrazione in A, prima di passare alla Lazio nel 1992 per undici miliardi di lire, scelto da Sergio Cragnotti e Carlo Regalia dopo la partenza dell’uruguaiano Ruben Sosa all’Inter. Da Foggia a Roma, in attesa di salire per tre volte sul trono di capocannoniere. Ieri, l’hanno chiamato subito i suoi vecchi amici di Foggia, per annunciargli la svolta societaria. Signori, in Puglia, ha vissuto tre stagioni emozionanti: «Credo che Casillo, Zeman e Pavone possano portare avanti un altro progetto affascinante. Sono felice, perché immagino già che lo stadio tornerà a riempirsi come nel periodo d’oro». Il 14 giugno, a Coverciano, Signori è diventato allenatore discutendo proprio una tesina sul tridente nel 4-3-3 di Zeman: «Le sue squadre regalano regalare spettacolo e divertimento. Ho avuto tecnici importanti durante la mia carriera, ma sotto il profilo tattico il boemo è stato il migliore».
LA GARANZIA - Signori ha lavorato con Zeman per tre anni nel Foggia e più avanti, dal 1994 al gennaio del 1997, l’ha ritrovato sulla panchina della Lazio: «Spero che il Foggia possa torna re protagonista. La città merita visibilità e soddisfazioni: ha un rapporto speciale con il calcio e dopo un periodo complicato ha finalmente la possibilità di progettare un futuro importante». L’entusiasmo e l’orgoglio di Casillo,l’esperienza di un direttore sportivo come Pavone, la voglia di riscatto di Zeman, che non allena da due anni, dal 2008, quando decise di separarsi dalla Stella Rossa di Belgrado dopo tre giornate di campionato: «Conosco Zeman e le sue qualità, sono felice che possa tornare a lavorare e a riprendersi lo spazio che gli era stato negato negli ultimi tempi».
LA STIMA - Il boemo, nipote di Cestmir Vycpalek, ex tecnico della Juventus, è stato il primo a valorizzare Signori: l’ex attaccante nutre stima e riconoscenza. Un vincolo che non si è mai sciolto. «E’ attento a ogni dettaglio, studia e prova all’infinito certe soluzioni tattiche. E’ un perfezionista». Una preparazione atletica dai carichi pesanti: i famosi “gradoni” per potenziare la muscolatura, le ripetute nei boschi, la dieta. Signori applaude il ritorno in panchina di Zeman: «Ha lanciato tanti ragazzi, è riuscito a formare molti giocatori di alto livello: Zeman è nato per insegnare calcio. In Puglia ritroverà l’ambiente ideale per togliersi grandi soddisfazioni. Il mio Foggia era un piacere: corsa, velocità, divertimento, tanti gol. Ora lo aspetto di nuovo nelle categorie superiori».
alle
19:27
0
commenti
Etichette: Casillo, Foggia, Giuseppe Signori, Zeman
venerdì 9 luglio 2010
Finalina. Germania poco motivata, Uruguay per i tifosi

di Laleggendadelcalcio (per QuattroTreTre)
Stati d’animo agli antipodi alla vigilia della finalina tra Gemania e Uruguay. Per i ragazzi del ct Oscar Tabarez, il terzo posto è molto più che una consolazione. Nel 1970 la Celeste arrivò quarta ai Mondiali, poi cinque mancate qualificazioni, due eliminazioni al primo turno e due negli ottavi. Troppo poco per fare gli snob: il terzo posto sarebbe il miglior risultato dal ‘50. Tutta un’altra storia per i tedeschi, che di scontri per il 3-4 posto ne hanno disputati quattro nella loro storia. Il ct Joachim Loew sembra addirittura intenzionato a schierare chi finora ha giocato meno. “Sarebbe una ricompensa per il loro grande impegno”, ha detto ieri l’assistente del ct, Hansi Flick. In dubbio, l’attaccante Miroslav Klose, per un problema alla colonna vertebrale. Ma farà di tutto per essere in campo domani a Port Elizabeth. A trentaduenni suonati, questa sarà, con ogni probabilità, la sua ultima chance per segnare quel gol che lo separa dal record di Ronaldo, miglior marcatore di sempre ai Mondiali con 15 reti. Anche Sami Khedira e Philipp Lahm non sono al top. Lahm, però, ha già detto di essere a disposizione del mister. Se gli verrà chiesto, dunque, stringerà i denti, per dimostrare che la fascia di capitano che ha al braccio non sta lì solo per l’infortunio occorso a Ballack, ma perché se la merita, nonostante la giovane età (26 anni). La sfida Germania-Uruguay per il terzo posto ha un precedente storico, nel ‘70, quando la Germania, sconfitta 4-3 dall’Italia (sì, si tratta proprio di “quel 4-3″), affrontò l’Uruguay, che si era inchinata al Brasile di Pelè. La Germania ebbe la meglio e anche stavolta potrebbe farcela: Paul, il polpo-oracolo di Oberhausen, che finora non ha sbagliato una predizione, la dà per vincitrice. La Celeste si affida a Luiz Suarez e Diego Lugano, assenti nella semifinale contro l’Olanda, per dare ancora una gioia ai 3milioni e mezzo di uruguayani. E per smentire, almeno una volta, il simpatico cefalopode teutonico.
Uruguay-Germania: le PROBABILI FORMAZIONI
URUGUAY (4-3-3) 1 Muslera; 4 Fucile, 2 Lugano, 3 Godin, 6 Victorino; 16 Maxi Pereira, 15 Perez, 17 Arevalo; 21 S. Fernandez, 10 Forlan, 9 Suarez A disp. 12 Castillo, 23 Silva, 8 Eguren, 11 A. Pereira, 14 Lodeiro, 5 Gargano, 22 Caceres, 18 Gonzalez, 19 Scotti, 7 Cavani, 13 Abreu All. Tabarez
GERMANIA (4-2-3-1): 1 Neuer; 16 Lahm, 3 Friedrich, 17 Mertesacker, 2 Jansen; 6 Khedira, 7 Schweinsteiger; 8 Oezil, 13 Muller, 10 Podolski; 11 Klose. A disp. 12 Wiese, 22 Butt, 4 Aogo, 5 Tasci, , 20 J.Boateng, 18 Kroos, 14 Badstuber, 15 Trochowski, 21 Marin, 9 Kiessling, 23 Gomez All. Loew
Arbitro: Archundia (Mex)
alle
21:12
0
commenti
Etichette: finale 3-4 posto, germania, mondiali, sudafrica 2010, Uruguay
giovedì 8 luglio 2010
E' polpo-mania. Paul fa sempre notizia anche quando non si esprime
(Fonte: QuattroTreTre)di Laleggendadelcalcio
E’ una delle stelle del Mondiale sudafricano. Anche se non ama gli stadi di calcio e l’aria aperta. Ormai, il polpo Paul fa notizia, sempre, anche quando non “parla”. Come oggi, che dal suo acquario di Oberhausen, in Germania, non se l’è sentita di dare il suo infallibe pronostico sulla finalina di sabato, né sulla finalissima di domenica. Forse si esprimerà domani. A patto che ne abbia voglia. Intanto, i suoi ammiratori su Facebook si moltiplicano ogni giorno. Tantissime le pagine web interamente dedicate al cefalopode. Ma la fama, si sa, può ritorcertisi contro. Ai tifosi della Germania, la predizione della sconfitta della loro nazionale, nella semifinale contro la Spagna, è sembrata più una iattura che altro. E così, sui media tedeschi, le proposte su come cucinarlo si sprecano: meglio al forno o alla griglia? Altri tifosi delusi hanno chiesto alla direzione dell’acquario di Oberhausen di prelevare Paul dalla sua vasca e di gettarlo in quella degli squali. Ma i suoi fan su Facebook non demordono, lo proteggono e alcuni giorni fa hanno lanciato una campagna in suo favore: ” Salvate il polpo Paul”, parafrasando il noto film di Spielberg (“Salvate il soldato Ryan”). Tanja Munzig, portavoce dell’acquario “Sea Life”, li ha rassicurati: Paul ha un grande futuro davanti, nessuno gli farà del male. “La sua carriera continuerà- ha detto Munzig- stiamo vagliando proposte e richieste varie”. La leggenda del polpo continua.
alle
18:21
0
commenti
Etichette: mondiali, polpo di Oberhausen, polpo paul, sudafrica 2010
mercoledì 7 luglio 2010
Prova di forza dell’Olanda sull’Uruguay

(Fonte: QuattroTreTre)
di Laleggendadelcalcio
Tre a due sull’Uruguay e l’Olanda va in finale. La terza della sua storia. Nella speranza che il detto (non c’è due senza tre) non valga stavolta, visto che, sia nel ‘74 sia nel ‘78, ne è sempre uscita malconcia, battuta in entrambe le occasioni dalla nazionale padrone di casa (Germania Ovest e Argentina). L’11 luglio non ci sarà però il Sudafrica, uscito nella fase a gironi, e questo può essere interpretato come buon segno. Ma, per la prima volta nella storia dei Mondiali, ci saranno due squadre europee a contendersi la Coppa fuori dal Vecchio Continente. Se poi dovessero essere i tedeschi, e non gli spagnoli, a giocarsela con i Tulipani a Johannesburg, la sfida potrebbe avere il gusto acre della rivincita. Le chance di vincere una volta per tutte un Mondiale, ci sono. La semifinale lo dimostra. L‘Olanda non ha dovuto faticare molto per avere la meglio sull’Uruguay. Un tiro nel primo tempo e due nella prima mezz’ora della ripresa sono altrettanti gol per l’Arancia meccanica. Difficile immaginarla più spietata e cinica di così. La rete del primo tempo è una staffilata dai 25-30 metri di capitan van Bronckhorst che, al 18’, si è andata ad infilare nel sette opposto a Muslera. Poi il pareggio di Forlan, realizzato con la complicità di Stekelenburg, che ha avuto il merito di mettere un po’ di verve alle due squadre. Nella ripresa, gli altri due gol olandesi: il primo al 25′, firmato dal solito Sneijder (quinto personale), che se continua così rischia seriamente di vincere tutto quest’anno, Pallone d’oro compreso, viziato però da un fuorigioco di van Persie non sbandierato dal guardalinee; il secondo, tre minuti dopo, con un colpo di testa schiacciato da Robben su cross di Kuyt. Per il resto l’Olanda ha passeggiato, forse è stata anche un po’ imprecisa, come nei due gol subìti, ma ha avuto sempre la partita in pugno. La rete di Maxi Pereira, che ha accorciato le distanze, è arrivata un minuto dopo il 90′, quando l’Orange aveva già sciupato un paio di occasioni buone per fare poker, con Robben e Kuyt. Dell’Uruguay non c’è molto da dire. I ragazzi di Tabarez ci hanno messo grande impegno, ma le assenze di Suarez, Lugano, Fucile e Lodeiro hanno pesato come macigni. I 3 milioni e mezzo di uruguayani che hanno creduto nella storica impresa possono comunque essere soddisfatti. La Coppa resterà in Europa, ma almeno loro hanno tenuto alto, fino alla fine, l’onore del calcio sudamericano.
alle
01:21
0
commenti
Etichette: modiali, Olanda, semifinali, sudafrica 2010, Uruguay
domenica 4 luglio 2010
Sudafrica 2010. Paul il polpo da Oberhausen, l’indovino che le azzecca tutte

(Fonte: QuattroTreTre)
In questi Mondiali ha azzeccato cinque risultati su cinque, compresa Argentina-Germania: continua a pronosticare e – soprattutto – a ‘prenderle’ tutte. Il suo nome è Paul, e vive in un acquario ad Oberhausen, nei pressi di Dusseldorf, ed è un cefalopode.
Martedì scorso, come al solito, i responsabili dell’acquario avevano collocato nella sua vasca due scatole di plexiglas con un mollusco dentro e con la bandiera delle due squadre sopra il coperchio di ognuna. Pare che ci abbia pensato su un po’ prima di scegliere il contenitore con la bandiera tedesca: per questo motivo dall’acquario avevano fatto sapere che la nazionale avrebbe vinto, ma di misura.
Dall’acquario dove vive fanno sapere che due anni fa, per gli Europei, ha azzeccato l’80% dei risultati. Paul ormai è un protagonista teutonico di questo Mondiale: aveva addirittura previsto la sconfitta della Germania contro la Serbia nella fase a gironi.Ora, anche gli animalisti cominciano ad occuparsi di lui: “Vive in un ambiente troppo angusto, così rischia di morire”, ammonisce la biologa Tanja Breining; la Peta (società tedesca per la protezione degli animali) ne vorrebbe il trasferimento in un grande parco acquatico marino del sud della Francia, ma un portavoce dell’acquario esclude questa prospettiva: è nato in cattività ed in mare aperto non sopravviverebbe. E non vaticinerebbe più.
Tifosi e scommettitori tedeschi attendono con ansia il verdetto di Paul per la semifinale.
alle
16:05
0
commenti
Etichette: mondiali, polpo di Oberhausen, scommesse, sudafrica 2010
domenica 27 giugno 2010
Obama “soffre” per eliminazione Usa, Chavez in estasi

Il calcio a stelle e strisce (soccer, come lo chiamano da quelle parti) è davvero entrato nei cuori del pubblico Usa. Ieri, anche il presidente Barack Obama ha seguito il match della sua nazionale contro il Ghana. Non dalla tribuna del Royal Bofakeng Stadium di Rustenburg (nella quale erano presenti Bill Clinton e Mick Jagger), ma da Toronto, in Canada, dove il presidente statunitense è impegnato nel G8/G20. Seduto su di una sedia di un hotel della città canadese, Barack Obama ha sperato fino alla fine in un gol che potesse rimettere in gioco la nazionale degli Stati Uniti ai Mondiali. “Quanto tempo manca”, ha chiesto con enfasi il presidente Usa a Rahm Emanuel, il capo dello staff della Casa Bianca. “Solo cinque minuti? E’ una cosa estenuante”, avrebbe risposto Obama. Di tutt’altro avviso, invece, il presidente venezuelano Julio Cesar Chavez. “Sono contento che gli Usa abbiano perso contro il Ghana”, ha detto festante Chavez al presidente siriano Bashar al-Assad. Una posizione che ha poco a vedere con lo sport ma molto con la geopolitica. Il match non è stato altro, infatti, che una nuova occasione per ribadire la propria ostilità agli Usa.
(Laleggendadelcalcio per QuattroTreTre)
alle
14:22
0
commenti
Etichette: Barack Obama, Chavez, Ghana, mondiali, sudafrica 2010, Usa
L’Africa festeggia il Ghana, ct Rajevac: “Andremo lontano”

“Spero che andremo ancora più lontano”. Il ct del Ghana Milovan Rajevac non si accontenta più. Dopo la vittoria di ieri contro gli Usa, i ghanesi hanno voglia di stupire contro l’Uruguay nei quarti di finale, anche se mancheranno per squalifica pedine importanti come Andre Ayew e Jonathan Mensah. In dubbio, Kevin Prince Boateng (nella foto), autore del primo gol agli Usa, uscito per infortunio. ”Loro (gli uruguayani) sono forti, giocano palla a terra ma anche noi lo siamo, anche noi giochiamo così- ha detto Stephen Appiah- io sono fiducioso, ce la possiamo fare”. Tutta l’Africa tifa per le Stelle Nere. Proprio come ieri sera contro gli Usa. In Marocco, incollati alla tv di un caffè di Casablanca, un gruppo di angolani, senegalesi e ivoriani, ha seguito il match con grande passione. Dopo sono andati in giro per la città a festeggiare sventolando bandiere del Ghana. “Ci sentiamo tutti rappresentati dal Ghana perchè sono africani come noi, abbiamo tanti problemi ma dopo questa bella vittoria almeno per stasera ci sentiamo tutti un pò sollevati”, ha detto uno studente di medicina senegalese.
(Fonte: QuattroTreTre)
alle
13:45
0
commenti
Etichette: Africa, Ghana, mondiali, sudafrica 2010
sabato 26 giugno 2010
Italia. Pochi tifosi all’arrivo a Fiumicino: “Vergogna”
di Laleggendadelcalcio (per QuattroTreTre)
Pochi tifosi e qualche insulto. Se la sono cavata con poco gli azzurri sbarcati questa mattina alle 7.50 a Fiumicino, dal volo 777 Alitalia proveniente da Johannesburg. Non più di una ventina di tifosi e un centinaio di giornalisti hanno atteso l’uscita di buona parte della delegazione azzurra (l’altra è atterrata un’ora dopo a Malpensa). Massiccio lo spiegamento di forze dell’ordine. Il ct Marcello Lippi si è defilato un quarto d’ora prima degli altri del gruppo ed è immediatamente salito su di un’auto, ben presto raggiunta e accerchiata da un gruppetto di tifosi. Il loro coro è stato unanime: “Vergogna, buffone, ci hai umiliato”. Trattamento più o meno simile quello riservato al presidente federale Abete, uscito verso le 8 e 35 assieme ai calciatori Cannavaro, Quagliarella, Pepe, Pazzini, De Rossi, De Santis, Bonucci, Montolivo e Gilardino, Di Natale. Tra i più bersagliati dai tifosi, capitan Cannavaro e Gilardino. Solo Quagliarella e De Rossi hanno ricevuto qualche incitamento e pacche sulle spalle. Fuori dall’aeroporto, Gilardino, Pepe, Montolivo e Bonucci sono stati gli unici a rilasciare qualche commento. “Sono grato e riconoscente a Lippi per quello che ha fatto per me- ha detto l’attaccante viola- Peccato essere usciti prematuramente, questa è stata la cosa più dolorosa. Il mio futuro in Nazionale? Prandelli mi conosce benissimo- ha concluso Gila- con lui ho trascorso stagioni entusiasmanti”. Decisamente più funerea è stata la dichiarazione di Simone Pepe. Al neo juventino non è davvero piaciuta la vignetta di Forattini in prima pagina su “Il Giornale” di ieri (c’erano disegnate 11 bare azzurre). “Le bare sono davvero troppo, una cosa vergognosa- ha detto Pepe- Se noi siamo morti, chi ha deciso di pubblicare una cosa del genere è un becchino. E se tanto mi dà tanto, mi verrebbe da dire che spero gliela facciano presto a lui, una bara: ovviamente non azzurra ma di colore marrone”. Riccardo Montolivo, invece, è tornato a parlare delle difficoltà incontrate dall’Italia al Mondiale: “Eravamo come ipnotizzati di fronte ai nostri avversari, bloccati, una cosa davvero incredibile”. Tra i più sereni, Leonardo Bonucci, al quale non si può davvero imputare nulla. “Ci aspettavamo contestazioni all’arrivo ed è anche giusto che i tifosi sfoghino la delusione: è andata male ma noi ci abbiamo messo sempre il massimo in tutto”. Poi, sulla scelta di Lippi di preferirgli Cannavaro e Chiellini, ha detto: “Il mister ha fatto le sue scelte: su questo non ho nulla da commentare. In futuro per me- ha aggiunto- penso ci possano essere in nazionale chance in piu; inoltre penso questo sia stato solo un punto di partenza e non di arrivo”.
Il video dell'arrivo all'aeroporto di Fiumicino degli azzurri, girato da Laleggendadelcalcio per QuattroTreTre
alle
13:37
1 commenti
Etichette: Azzurri, cannavaro, Lippi, mondiali, sudafrica 2010
I burocrati che non perdono mai

di Fabrizio Bocca (La Repubblica)
E' scandaloso che la più grande sciagura del calcio azzurro venga archiviata senza conseguenze. Vergognosa la disfatta e ancor più vergognoso che non paghi nessuno. Lippi, in scadenza di mandato e quindi senza nemmeno la necessità di dimettersi, si è preso tutte le responsabilità, come era del resto suo dovere (e di chi dovevano essere, le responsabilità?), ma non ha risposto a una sola domanda sulla scellerata e arrogante gestione; gli anziani della squadra non hanno dovuto nemmeno dare l'"addio all'azzurro", tale la consunzione; e il presidente della Figc Abete, capospedizione e responsabile n. 1 dello storico tonfo, da buon burocrate, ha fatto un discorso di un'ora in cui non si è capito nulla. Se non che non si dimetterà mai e che resterà lì dov'è: secondo tradizione dei dirigenti sportivi italiani. I quali il problema di salire e scendere dal carro nemmeno se lo pongono: ci si sono incollati ai sedili del carro. Che poi arrivi in paradiso o si sfracelli è lo stesso. Petrucci, a sua volta al centesimo mandato al Coni, lo ha ovviamente appoggiato. "No ai processi sommari": il legittimo impedimento lo hanno inventato loro, mica Berlusconi.
Abete ha dribblato il problema. Dire "non posso essere responsabile di aver scelto Lippi" potrebbe già bastare, ma la responsabilità più grave non è questa. Il problema è aver abdicato al ruolo di guida della nazionale, essersi fatti scippare il posto dal delirio di onnipotenza di Lippi; non aver capito, o addirittura condiviso, il fatto che il ct di Berlino 2006 non aveva alcuna voglia di costruire una nuova nazionale, di innovarla, di tenerla viva, ma coltivare il progetto folle di presentarsi in Sudafrica con gli stessi uomini. Ripetiamo sempre: 9 su 23, ma quasi tutti titolari.
Prima dei giusti processi al calcio italiano, chiediamoci chi paga ora. Il debole e pavido Abete non ha mai corretto la deriva autocratica del Lippi che si è sentito in diritto di negare spiegazioni all'opinione pubblica e perfino a lui stesso. Nessuno è corso ai ripari un anno fa quando la ConfCup fu un disastro e Lippi promise cambi di rotta mai avvenuti; nessuno chiese conto a Lippi di una qualificazione mediocre e allarmante. Nessuno gli ha chiesto conto un anno fa delle incredibili voci sulla Juve, e nessuno gli diede l'alt quando insultò il pubblico di Parma: "Fischiarci è vergognoso: che vadano a lavorare". Senza contare che il ct a scadenza, col successore già scelto, ha creato mesi di confusione. Senza contare la barzelletta della bocciature delle varie candidature europee. Un disastro nel disastro.
Se tanti Sordillo, Nizzola, Matarrese & C hanno pagato in passato non si capisce ora la ragione del "legittimo impedimento" che consente al n.1 del calcio di dire: "La responsabilità è anche mia, ma non mi dimetto".
O forse, più semplicemente, è colpa nostra: quando vedemmo Lippi a San Remo cantare "Italia, amore mio" col principe Emanuele Filiberto e Pupo, avremmo dovuto mandare la neurodeliri in Federcalcio. Forse avremmo fatto in tempo...
(I neretti sono nostri)
Poscritto: A Fabrizio Bocca consiglio di leggere il post "Le responsabilità mancate di Abete" che Laleggendadelcalcio scrisse il 5 ottobre 2009. In ballo allora c'era il mancato minuto di raccoglimento per le vittime del nubifragio di Messina...
alle
13:32
0
commenti
Etichette: Abete, Albertini, Figc, mondiali, sudafrica 2010
venerdì 25 giugno 2010
Mondiali. Giappone - Entusiasmo per gli eredi di “Holly e Benji”

(Fonte: QuattroTreTre)
Stupore e sorpresa. L’impresa della nazionale giapponese, entrata nell’elite delle 16 potenze del calcio mondiale, ha dato luogo a improvvisati festeggiamenti nella capitale Tokyo e in tutte le maggiori città. Ad Osaka, ad esempio, un centinaio di persone si è tuffato nelle acque del fiume Dotonbori, ripetendo un rituale sacro riservato alle vittorie dei Tigers (squadra locale di baseball). Entusiasmo che ha contagiato anche le più alte sfere istituzionali del Paese. Il portavoce del governo, Yoshito Sengoku, ha confessato di aver passato la notte sveglio “a guardare la partita” contro la Danimarca (match che in tv ha toccato punte di share del 41,3%). Il premier Naoto Kan, impegnato al G8 in Canada, ha inviato un messaggio di congratulazioni alla squadra: “Avete vinto con il cuore, tutto il Giappone è con voi”. Emozionato si è detto, infine, Yoichi Takahashi, il disegnatore del fortunato e popolare cartoon Capitan Tsubasa (noto in Italia come “Holly e Benji”), che ha contribuito alla diffusione del calcio in Giappone. “In questo torneo- ha osservato Takahashi- ci sono team fortissimi, ma non dobbiamo perdere le buone occasioni che ci capitano per vincere. Il Giappone- ha concluso- apriranno un nuovo capitolo e faranno sicuramente meglio dei mondiali del 2002″. Dunque, gli “eredi” di Capitan Tsubasa sono pronti per conquistare il Mondiale.
alle
18:09
0
commenti
Etichette: Giappone, mandiali Sudafrica, mondiali, sudafrica 2010