C’è da compatirli i tifosi del Milan. Abituati per anni ad avere il meglio che c’è in circolazione, ora non riescono nemmeno a leggere i nomi dei nuovi arrivi. Chi diavolo sono Amelia, Yepes e Papastathopoulos? E inoltre, la squadra è vecchia, senza giovani talenti del vivaio pronti per il salto, né soldi da investire nel calciomercato estivo. Una miscela che non fa buon brodo. Il Milan della prossima stagione è poca cosa, sarà un miracolo se raggiungerà il quarto posto in serie A e se supererà il primo turno in Champions. La tragicommedia nasce quando si vuole trasformare il piombo in oro, far diventare stelle le stalle, con arroganza e testarda ostinazione. Frasi come quelle pronunciate da Silvio Berlusconi ed Adriano Galliani in conferenza stampa (“Abbiamo una rosa assolutamente adeguata che può competere con chiunque” e “Sfido chiunque a dirmi il nome di una squadra che ha una sommatoria di classe a centrocampo simile a quella che abbiamo noi con Ronaldinho, Pirlo, Seedorf e Pato”) sono deliri non adatti per l’occasione. Mettere il dito nella piaga è forse autolesionismo. Ma almeno, nell’amarezza, resta il gusto per la risata. “Auguriamo tutto il bene possibile ad Allegri e ai ragazzi, ma ci vorrebbe una trasferta a Lourdes per essere competitivi”, ha detto sarcasticamente ‘Critica Rossonera’; “Dici che spendi troppo? Dici che il calcio ha raggiunto cifre assurde? Ok, ma non dirci che vinceremo così. Non dirci che in fondo era colpa di Leonardo e degli infortuni”, ha sentenziato ‘Diario Rossonero’; ‘La Casa del Diavolo’, invece, ha una sola speranza: “L'unica linea verde di cui potrete parlare in futuro, voi della dirigenza, sarà quella della metropolitana che vi riporterà a Cologno Monzese”. E un po' tutti quanti continuiamo a sperare, non che sia la linea verde del metrò milanese a rispedire al mittente il Cavaliere, ma la Freccia Rossa in partenza da Roma.
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domenica 25 luglio 2010
Tragicommedia rossonera
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Etichette: Adriano Galliani, Berlusconi, Galliani, Milan, Silvio Berlusconi
sabato 26 aprile 2008
Tg5 censura dichiarazioni di Platinì su Berlusconi
Il 25 aprile appena trascorso verrà forse ricordato come il giorno del V2-Day. Della protesta contro l’informazione, pilotata dalle multinazionali, dai partiti e dalle banche, e contro il giornalismo televisivo e la Rai che, come ha detto Beppe Grillo da piazza San Carlo a Torino, “cancella i filmati da YouTube con la scusa dei diritti d’autore, ma se continua così gli chiudiamo il rubinetto del canone”. Probabilmente il discorso di Grillo non piacerà a coloro che credono ancora nell’utilità dell’Ordine dei giornalisti oppure a chi pensa che la Rai offra un servizio pubblico. In generale ci saremmo augurati che la denuncia dei 'grilli parlanti' avesse, se non scosso almeno fatto riflettere la categoria giornalistica. La quale, incalzata dalle richieste di piazza, avrebbe cercato di essere diversa da sé stessa, meno compiacente col potere e in linea con le richieste dei cittadini. Nemmeno dodici ore dopo, la speranza se n'era andata a farsi benedire dalla routine comunicativa. E pensare che in ballo c’erano solo questioni politico-pallonare.
Il Tg5 delle 13.00 ha mostrato un servizio intitolato, grossomodo, “Platinì torna per un giorno nel paese dei suoi nonni piemontesi”. Davanti alle telecamere si vede il presidente dell’Uefa prima passeggiare per le vie di Agrate Conturbia, un paesotto di 550 abitanti tra Piemonte e Lombardia, poi inaugurare il campetto dell’oratorio della chiesa di San Giorgio e, per la gioia dei fotografi, calciare un paio di volte il pallone attorniato dalle autorità del paese, dai suoi parenti e da un gruppo di ragazzini. In questo frame, ecco spuntare da dietro l'obiettivo il microfono dell’inviato del Tg5, il quale, con acuta prontezza, chiede all'ex numero 10 bianconero di ricordare la sua infanzia italiana, quando passava qui le vacanze assieme ai propri genitori. Risposta. Fine del servizio tv.
Ben diverso il trattamento che La Stampa di oggi ha riservato all’evento. Nel titolo, il quotidiano torinese scrive a tutta pagina: “Platinì boccia Berlusconi: ‘Si scordi il progetto Superlega'”. All’interno le affermazioni del capo del calcio europeo. “Questo campo di parrocchia- ha detto Platinì- è come una piccola società di calcio, in un posto si cura un po’ più il pallone nell’altro l’anima. In entrambi però c’è lo sforzo del volontariato per far crescere bene i ragazzi”. Un tema caro, che gli permette di affrontare di slancio la questione più annosa: le dichiarazioni del Cavaliere rilasciate qualche giorno fa e riportate in questo blog. “Mi ha molto sorpreso- ha decisamente affermato Platinì- l’ultima uscita di Berlusconi che vorrebbe far giocare un campionato solo tra grandi club, escludendo le piccole città: non è il discorso di un primo ministro che dovrebbe guardare all’interesse di tutti i cittadini. Ha parlato soltanto da presidente del Milan, ruolo che adesso deve lasciare, o no?”.
Ora qualcuno, rendendosi conto delle differenze tra un servizio e l'altro, potrebbe dire che il Tg5 è del Berlusca, che fa quel che vuole delle sue proprietà. Mi sento però in dovere di ricordare a coloro che avanzassero un discorso del genere, che il giornalismo non è alla mercé di nessuno. La tradizione del giornalismo, almeno così come l'abbiamo appresa, ci ricorda che i cittadini hanno diritto d'essere informati in modo imparziale (con notizie presentate con distacco, senza privilegiare un punto di vista piuttosto che un altro), obiettivo (con notizie aderenti ai fatti) e completo (si devono fornire tutte le notizie valide, non solo quelle utili a sostenere un tesi piuttosto che un’altra). Questi i capisaldi di una informazione libera e a servizio della democrazia. Poi si può anche stare dalla parte del Cavaliere, vivaddio. Per le opinioni espresse e per i giudizi personali (non quelli della storia ovviamente, e nemmeno per quelli che diffamano e calunniano) nessuno può essere incriminato. Ma l'autocensura finalizzata a proteggere e/o a farsi bello agli occhi del proprio editore, che nella fattispecie è pure il Presidente del Consiglio, non è giornalismo. E' propaganda, oppure, è servilismo.
Ora qualcuno, rendendosi conto delle differenze tra un servizio e l'altro, potrebbe dire che il Tg5 è del Berlusca, che fa quel che vuole delle sue proprietà. Mi sento però in dovere di ricordare a coloro che avanzassero un discorso del genere, che il giornalismo non è alla mercé di nessuno. La tradizione del giornalismo, almeno così come l'abbiamo appresa, ci ricorda che i cittadini hanno diritto d'essere informati in modo imparziale (con notizie presentate con distacco, senza privilegiare un punto di vista piuttosto che un altro), obiettivo (con notizie aderenti ai fatti) e completo (si devono fornire tutte le notizie valide, non solo quelle utili a sostenere un tesi piuttosto che un’altra). Questi i capisaldi di una informazione libera e a servizio della democrazia. Poi si può anche stare dalla parte del Cavaliere, vivaddio. Per le opinioni espresse e per i giudizi personali (non quelli della storia ovviamente, e nemmeno per quelli che diffamano e calunniano) nessuno può essere incriminato. Ma l'autocensura finalizzata a proteggere e/o a farsi bello agli occhi del proprio editore, che nella fattispecie è pure il Presidente del Consiglio, non è giornalismo. E' propaganda, oppure, è servilismo.
alle
15:33
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Etichette: censura, Platinì, Silvio Berlusconi, Tg5
lunedì 19 novembre 2007
Ritorna il grido: "forza, Italia!"
Grazie Silvio,
che hai deciso di fondare un nuovo partito e di sciogliere Forza Italia. Grazie per aver riconsegnato a tutti i tifosi della Nazionale il grido più bello perché spontaneo. Quel "forza, Italia!" che non si poteva più pronunciare con incoscienza senza temere di fare propaganda al tuo partito. Obbligando molti (tifosi, giornalisti, blogger, ecc.) a optare per i meno seducenti "forza azzurri" o "forza ragazzi". Ora tutto è finito, grazie e "forza, Italia!"
Mastro
alle
13:32
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Etichette: Forza Italia, Nazionale, Silvio Berlusconi
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