Tra lo stop ai processi e il nuovo lodo Schifani, il Berlusca e il suo entourage si sono ritagliati un po' di tempo per 'sistemare' la questione dei diritti tv nel calcio. Del resto, il Cavaliere l'aveva detto (guarda post con le dichiarazioni del premier): a lui la legge Melandri-Gentiloni (guarda post) non piace proprio (a differenza del presidente dell'Uefa, Platinì, guarda post). Ora, dopo le parole del sottosegretario allo sport Rocco Crimi, è arrivata l'ora della resa dei conti. "Bisognerebbe aprire un esame dei diritti soggettivi del calcio- ha detto Crimi, secondo quanto riportato da Fulvio Bianchi de La Repubblica- e degli altri sport professionistici, valutando l'apertura al libero mercato, sotto la stretta vigilanza delle authority e fatta salva la tutela dei club più deboli". "Nella passata legislatura - ha spiega il sottosegretario allo sport - è stata approvata una legge per la quale dal 30 giugno 2010 i diritti saranno divisi per il 40% in parti uguali, per il 30%in base alla storia dei club e per il 30 in base ai risultati ottenuti. I grandi club hanno però fatto ricorso alla Corte europea e quindi bisognerebbe aprire un esame dei diritti soggettivi del calcio e degli altri sport professionistici...". Con questa ripartizione la perdita secca dei grandi club sarebbe di circa 15 mln di euro: e a Berlusconi perdere non piace mai, neanche quando si tratta di quattro soldi (per le sue tasche, ovviamente). Fulvio Bianchi ha comunque notato nelle parole di Crimi alcune inesattezze. "Crimi non è bene informato- ha scritto il giornalista sul suo blog Spycalcio-: a rivolgersi a Bruxelles, non sono stati i grandi club ma Sky. Che ha contestato non tanto il ritorno alla contrattazione collettiva ma alcuni aspetti della legge. I club (esattamente Zamparini e Cellino) erano intenzionati a fare ricorso, ma non ancora presentati, alla Corte Costituzionale".
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mercoledì 25 giugno 2008
giovedì 24 aprile 2008
Il neo-calcio secondo Berlusconi
"I grandi club dovrebbero fare un campionato fra loro perché, quando si attrezza una squadra che costa tanto non si può, poi, pensare di andare in un capoluogo di provincia dove c’è uno stadio da ventimila posti e magari nemmeno pieno. (Invece), quando ci sono due grandi squadre che si incontrano le televisioni hanno punte di audience notevolissime. E con le grandi squadre possiamo essere protagonisti in Europa". Questo il calcio del futuro secondo Silvio Berlusconi. Uno show business sempre più spregiudicato, dove non c'è spazio per romanticherie e dolcezze, dove a un'altra Genova o Verona non capiterà più di festeggiare uno scudetto, e dove solo chi produce e incassa ha diritto di cittadinanza. Una filosofia che in Europa è stata già ampiamente osteggiata dall'Uefa e dal suo presidente Platini, che ha di fatto smantellato il G14 e aperto la Champions a squadre dell'Est, e che in Italia si pensava fosse superata dopo il D.lgs, approvato il 9 novembre 2007, per la ripartizione dei diritti tv a partire da luglio 2010. Una legge che Ruggero Palombo, con un fondo su La Gazzetta dello Sport del 10 novembre, aveva descritto come "un primo importante passo nella direzione giusta", in cui tutti i partecipanti giocheranno "ad armi un po' più pari". Un articolo che noi della Leggendadelcalcio avevamo sottoscritto in pieno, dedicandogli un post. Ma al Cavaliere le riforme del centro-sinistra non interessano e forse non gl'importa nemmeno del pallone. Lui ha l'investitura popolare, forse l'ultima, e del Paese ne fa e disfà come meglio crede, come al solito e in barba al conflitto d'interessi. E chi se ne importa se cittadine e paesotti saranno tagliate fuori dal calcio che conta e viceversa: in fondo questo è uno sport solo quando fa comodo, cioé quando gli spettatori pagano per inseguire l'emozione di una vittoria della squadra del cuore. Come ha scritto oggi La Stampa, "(non ci sarà) più Siena-Milan o Empoli-Juventus. Spazio a sfide infinite Kakà-Ibrahimovic o Del Piero-Totti perché- come dice il Cavaliere- 'quando ci sono due grandi squadre che si incontrano le televisioni hanno punte di audience notevolissime. E con le grandi squadre possiamo essere protagonisti in Europa'". Questo il nuovo Berlusconi, che all'Atto III sembra sempre identico al I.
alle
16:59
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Etichette: Berlusconi, Cavaliere, diritti tv, futuro del calcio, Superlega
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