
In casa Lazio, non cade foglia che Lotito non voglia. La sua gestione della Lazio è quella di un autocrate, di un padre padrone, ed è normale che se la squadra dovesse retrocedere la responsabilità sarà sua più di chiunque altro. Una cosa enorme. Da non dormirci la notte. Non tanto per i soldi che se ne andranno in fumo, quanto perché ci saranno un milione di tifosi incazzati pronti a metterti sulla graticola.
E ci si chiede: che convenienza ha avuto il Nostro Lotito ad accentrare tutto intorno a sé? Questione di carattere, certo. Un brutto carattere. Ma se questo modo di fare, abbastanza unico nel panorama europeo, non dà frutti, ecco che le responsabilità rischiano di schiacciarti, i buoni propositi se ne vanno a farsi friggere, e si resta soli a riflettere sugli errori commessi.
Basterebbe vincere. Basterebbe che la Lazio tornasse quella della fine del Campionato scorso e dell'inizio di questo. Quando inaspettatamente i biancocelesti alzavano coppe e ricevevano onori. Ma il tempo è ormai scaduto. Dunque, che fare? Il tecnico Reja, oggi, ha lanciato il suo messaggio: "D'ora in poi, non voglio interferenze sul piano organizzativo per quanto riguarda le trasferte o eventuali ritiri. E nemmeno per quanto riguarda la squadra. Decido io, le responsabilità sono soltanto mie: i giocatori devono pensare a lavorare e a dare il massimo in campo. Io sono l'allenatore e tocca a me dare le motivazioni al gruppo. Altrimenti me ne posso tornare da dove sono arrivato". Senza fare nomi l'allenatore biancoceleste ha detto tutto: a Lotito di farsi finalmente da parte e ai calciatori di giocare come sanno. Insomma: ognuno faccia quello che deve fare al meglio senza ingerenze. Chissà se tanto basterà per raggiugere la salvezza. Quella della Lazio, e quella di Lotito.
sabato 20 marzo 2010
Padre padrone
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sabato 9 gennaio 2010
Zarate minaccia, un'altra grana per Lotito

Non c'è serenità in casa Lazio. Nemmeno dopo una bella vittoria come quella di mercoledì scorso all'Olimpico contro il Livorno. Al 'Corriere dello Sport' il procuratore di Mauro Zarate, che è anche suo fratello, ha detto chiaramente che, dopo le dichiarazioni in conferenza stampa del tecnico biancoceleste, o Ballardini chiede pubblicamente scusa al numero 10 oppure Lotito sarà costretto a esonerare il tecnico. In caso contrario il bizzoso e talentuoso argentino è pronto a fare le valigie e, aggiungiamo noi, a indossare una maglia a righe (resta solo da scegliere il colore). "Ballardini non conosce il codice del calcio e dello spogliatoio- ha detto il procuratore di Zarate - Si parla con i giocatori dentro lo spogliatoio, non fuori. Le vacanze in Argentina di Mauro? Ci sono altri giocatori che sono rientrati a Roma due giorni dopo mio fratello. Spero che questa situazione si chiarisca - ha aggiunto - Il tecnico ha un solo modo per uscirne: presentarsi in sala stampa e chiedere scusa a Zarate, perché ha sbagliato lui. Se questo rapporto dovesse andare avanti così, alla fine della stagione uno dei due, a mio parere, dovrebbe andare via dalla Lazio. O va via Ballardini, o va via Mauro Zarate. Decida Lotito".
Un'altra grana per Lotito dopo quelle di Pandev e Ledesma, altre notti insonni da passare di fronte al caminetto dell'avvocato Gentile per capire che fare di un calciatore pieno di talento, e che può dare molto dal punto di vista tecnico a questa Lazio, ma a cui però piace fare la primadonna.
Un tipo, questo Zarate, che per certi versi ricorda Antonio Cassano. Lu barese croce e delizia del pubblico romanista - più croce che delizia a dire il vero - che terminò la sua avventura in giallorosso con la cessione al Real Madrid per una manciata di spiccioli. Cinque milioni di euro, sei volte meno di quanto Franco Sensi l'aveva pagato pochi anni prima al Bari dei Matarrese.
Perdere un giocatore ricco di talento non dev'essere facile. Ma talvolta bisogna rendersi conto che è impossibile gestire l'ingestibile. Non so se con Mauro Zarate siamo già arrivati a questo punto. Non lo auguro né ai tifosi della Lazio né allo stesso giocatore. Certo è che le dichiarazioni rilasciate dal fratello procuratore non fanno intravedere nulla di buono. Restiamo in attesa di sviluppi.
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martedì 15 gennaio 2008
La crisi nera della Lazio
"L’ho riconosciuto subito e un brivido freddo è corso lungo la schiena. Era domenica pomeriggio, la pioggia era cessata da poco, ma sull’Olimpico arrivavano folate di vento gelido. Spalti semivuoti, atmosfera tristanzuola, cori e canti provenienti solo dallo spicchio dei tifosi della squadra ospite. L’ho riconosciuto, il momento inquietante e terribile, all’inizio del secondo tempo, quando la Lazio si è rintanata nella sua metà campo, intimidita dalla propria angoscia più che da un Genoa tutt’altro che stellare(...). L’ho riconosciuto in quel momento, il clima di fallimento e di naufragio incombente, di catafascio e di catastrofe annunciata. Erano anni che non si respirava un così brutto clima. Anche nelle annate meno buone, la modestia congenita della Lazio era compensata dallo spirito di una compagine comunque combattiva, appassionata e orgogliosa(...). Ma stavolta non è solo suggestione. Stavolta è brutta davvero, si facciano pure gli scongiuri".
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