Parlando della vicenda di Delio Rossi, ieri un mio amico della Lazio m'ha informato che un paio di settimane fa, mentre io ero via dall'Italia, il tecnico biancoceleste ha cambiato idea e ha deciso di non fare ricorso, accettando così le tre giornate di squalifica che gli ha inflitto il giudice sportivo in merito al caso Lazio-Lecce. Ho rintracciato le dichiarazioni di Delio Rossi, il quale in modo pilatesco ha affermato: "Ritengo la sentenza ingiusta, come ho detto subito dopo. Ragionandoci, però, sono consapevole che non sarebbe cambiato niente. Chi mi vuole bene mi vorrà ancora più bene, altri no. Ma io so come sono andate veramente le cose e sono tranquillo. Si vede che doveva andare così, ora voglio mettere la parola fine anche su questa situazione".
Si chiude così questa vicenda sgradevole, anche se a Laleggendadelcalcio sarebbe piaciuto un altro epilogo, con l'allenatore che ricorre per cercare di dimostrare la propria innocenza anche a patto di dover subìre una sanzione più pesante. Come del resto lo stesso tecnico aveva lasciato intendere in un comunicato stampa diffuso poco dopo la squalifica di tre giornate: "Prendo atto della sentenza che trovo ingiusta e iniqua. La impugnerò perché ho il dovere morale di tutelare me stesso e la mia onorabilità- è scritto in una nota diffusa dallo stesso Delio Rossi, e che ho ripreso da Spycalcio-. Certo, non sarà una squalifica a cambiare il mio modo di essere e pensare in certi fondamenti e valori in cui credo fermamente con la forza, il coraggio e l'integrità di sempre".
Tra il comunicato e le dichiarazioni successive il gap è enorme, anche se le motivazioni che sono alla base della marcia indietro appaiono del tutto comprensibili, visto che in Appello, la condanna per slealtà sportiva, avrebbe potuto tramutarsi in frode sportiva, reato che in Italia rientra nel penale, con tutti gli annessi e connessi. Ora però resta una macchia nera sulla carriera professionale di un uomo di sport come Delio Rossi, un tecnico che avrebbe potuto anche, un giorno, guidare la Nazionale azzurra.
martedì 10 giugno 2008
Delio Rossi ritratta, non farà ricorso
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lunedì 19 maggio 2008
Condannato in attesa di giudizio

La vicenda delle intercettazioni telefoniche che ha coinvolto Delio Rossi stupisce, e non poco. Perché l'uomo, prima che ottimo tecnico di una prestigiosa società di calcio, ce lo siamo sempre immaginato come persona corretta e di sani principi. Ricordo bene come l'estate scorsa non stesse nella pelle per la Laurea appena conseguita dal figlio, che gli aveva fatto il regalo più bello, meglio dello scudetto o di un nuovo milionario ingaggio. Non parlava d'altro, con tutti, pure con i giornalisti: per lui e la sua famiglia, diceva, era quello l'onore più grande...
Non si riesce allora a comprendere come un uomo che fa della famiglia, dell'onore, del rispetto e della cultura valori fondanti della propria personalità, come quell'uomo dicevamo, possa essere incappato in un'accusa tanto infamante: ovvero l'intenzione di "ammorbidire" il Lecce intavolando una trattativa di calciomercato prima di una partita contro la "sua" Lazio (30 aprile 2006). Un'accusa per la quale la Commissione Disciplinare della Figc ha inflitto al tecnico bianco-celeste tre giornate di squalifica (e alla Lazio 10mila euro d'ammenda) per la violazione dell'art.1 (lealtà) del Codice sportivo.
Delio Rossi dunque è stato condannato, ma come ha scritto Adriano Stabile su Spycalcio "siamo di fronte a una sentenza per certi versi inedita perché generalmente, in caso di infrazioni del genere, scattano squalifiche a tempo più lunghe". Evidentemente devono aver pesato sul giudizio della Corte alcune attenuanti "dovute" a un uomo che mai in carriera era stato accusato di alcunché. Ipotesi possibile, come è probabile che, incassata la sentenza, il suo legale, l'avvocato Gentile, gli abbia consigliato di non fare ricorso: in seconda istanza, infatti, la pena potrebbe risultare più gravosa qualora lo si ritenesse colpevole del reato di frode e non più di slealtà sportiva.
Come siano andate le cose non è dato sapere, comunque Delio Rossi ha mostrato tutta l'intenzione di ricorrere. Cosa che ci fa davvero piacere e che dimostra quanto egli tenga all'onorabilità della sua persona piuttosto che alla più spiccia convenienza. "Prendo atto della sentenza che trovo ingiusta e iniqua. La impugnerò perché ho il dovere morale di tutelare me stesso e la mia onorabilità- è scritto in una nota diffusa dallo stesso Delio Rossi, e che ho ripreso da Spycalcio-. Certo, non sarà una squalifica a cambiare il mio modo di essere e pensare in certi fondamenti e valori in cui credo fermamente con la forza, il coraggio e l'integrità di sempre". Poi, che sia colpevole o meno, non sta a noi sentenziare, ma che questa sia la strada da percorrere per una piena riabilitazione, beh, questo sì che lo possiamo giudicare.
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martedì 15 gennaio 2008
La crisi nera della Lazio
"L’ho riconosciuto subito e un brivido freddo è corso lungo la schiena. Era domenica pomeriggio, la pioggia era cessata da poco, ma sull’Olimpico arrivavano folate di vento gelido. Spalti semivuoti, atmosfera tristanzuola, cori e canti provenienti solo dallo spicchio dei tifosi della squadra ospite. L’ho riconosciuto, il momento inquietante e terribile, all’inizio del secondo tempo, quando la Lazio si è rintanata nella sua metà campo, intimidita dalla propria angoscia più che da un Genoa tutt’altro che stellare(...). L’ho riconosciuto in quel momento, il clima di fallimento e di naufragio incombente, di catafascio e di catastrofe annunciata. Erano anni che non si respirava un così brutto clima. Anche nelle annate meno buone, la modestia congenita della Lazio era compensata dallo spirito di una compagine comunque combattiva, appassionata e orgogliosa(...). Ma stavolta non è solo suggestione. Stavolta è brutta davvero, si facciano pure gli scongiuri".
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