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Un anno e sei mesi a Luciano Moggi, un anno e due mesi ad Alessandro Moggi. Tutti assolti gli altri imputati: Davide Lippi, Franco Zavaglia, Francesco Ceravolo e Pasquale Gallo. Questa la sentenza del Processo Gea. La condanna arriva per «Concorso in violenza privata e tentata violenza privata». Siccome i fatti per i quali sono stati condannati risalgono ad un'epoca precedente al maggio 2006 e, pertanto, coperti da indulto, non ci sarà nessuna conseguenza pratica per i condannati, per i quali il collegio presieduto da Luigi Fiasconaro ha disposto la sospensione della pena.
giovedì 8 gennaio 2009
Sentenza Gea: un anno e sei mesi a Luciano Moggi
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16:54
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Etichette: Calciopoli, clan Moggi, Gea
venerdì 20 giugno 2008
La fortuna ha voltato le spalle a Luciano Moggi?
Che cosa accade quando uno come Moggi, meglio conosciuto come Lucky Luciano, incontra una dei suoi accusatori nel processo Gea come Franco Baldini? Beh, lo stile inconfondibile di Lucianone vien fuori... e non sono tutti baci e abbracci. Proprio come è successo ieri nei pressi dell'aula del Tribunale di Roma, dov'era in programma l'ennesima udienza preliminare del c.d. processo Gea. In quel corridoio, beh, lo sguardo del Nostro si dev'essere specchiato negli occhi di Baldini, prima dell'inevitabile battuta, secca, inconfondibile e tipica del suo repertorio n.1: l'insulto. "Buon giorno pezzo di merda". Ma lo stile Moggi non finisce certo qui. Ecco allora l'immancabile dito puntato (repertorio n.2: l'additamento), quella bistecca chianina che ti ritrovi sotto al naso, che già una volta era entrata in un processo (precisamente negli atti del processo sportivo a Calciopoli; il riferimento è a quanto accaduto nello spogliatoio di Paparesta, quello che Fulvio Bianchi vorrebbe ritornasse ad arbitrare, al suo assistente Di Mauro - vedi post). Poi l'ultimo atto, il n. 3, quello forse più emblematico. La minaccia. "Guarda che così finisci male".
Così, in pochi attimi, i numeri l'abc del repertorio dell'ex ferroviere di Civitavecchia è servito in modo perfetto. Un fatto che conferma, che lo stile di Lucky Luciano è sempre quello, nonostante le disgrazie e il tempo che passa. Ma le minacce di Moggi non sono piaciute al signor Baldini, il quale, a differenza dell'arbitro Paparesta e del guardalinee Di Mauro, ha deciso di denunciare Lucianone al presidente della decima sezione penale, Luigi Fiasconaro (testimone, il giornalista Ettore Intorcia, che ha confermato il tutto).
A questo punto, s'impone una domanda: ovvero: Chissà com'è che il nostro Lucky stavolta non è stato fortunato come al solito? Due sono le ipotesi: O non tutti sono come Paparesta e Di Mauro, che abbozzano di fronte ai ricatti e alle minacce, oppure la Dea Bendata ha voltato le spalle al nostro Lucky, il quale, come è noto, le ha preferito la santissima Provvidenza.
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14:08
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lunedì 17 dicembre 2007
Lo stato delle cose. Calciopoli Atto III
Intorno a Lucky Luciano (come è stato chiamato Luciano Moggi in un famoso libro edito dalla Kaos), tutto un mondo che invece d’essere cambiato (eticamente, legislativamente, culturalmente) pare sia sempre lo stesso. Con tutti che predicano bene(?) - “sono innocente”; “facevano tutti così”; “è il sistema” -, ma poi razzolano male. E la cronaca di questi mesi, di questi giorni, di queste ultime ore ne è l’esempio. Come la Juventus, che non appare al processo come parte civile, nonostante in questi mesi Lapo&famiglia c’abbiano raccontato che la “triade” è stata una maledizione per la società bianconera e non, come ragionevolmente si potrebbe pensare, una risorsa… (come se Umberto A. non sapesse chi si metteva in casa).
Guardando tutto questo, mi torna in mente un’intervista rilasciata dal pm di Napoli Giuseppe Narducci a Maurizio Galdi e apparsa su La Gazzetta dello Sport del 17 novembre 2007. “Il calcio è desolante- ha detto il magistrato-. Visto dall’interno ci si trova davanti ad interessi di ogni tipo che nulla hanno a che fare coi principi dello sport. La realtà è peggiore di quello che si possa immaginare. Nel mondo del calcio è cambiato poco o nulla. Resta il valore di questa inchiesta, ma indagini penali e processi non possono cambiare la situazione. Un discorso che vale anche per la violenza negli stadi. È un problema che riguarda tutti i momenti della vita italiana, non solo lo sport. Per cambiare ci vuole altro che un’indagine. Lo Stato dovrebbe intervenire direttamente e decidere, non può disinteressarsi. Dall’ordine pubblico, ai diritti tv, alla giustizia sportiva. Lo sport non può farcela da solo”.
Insomma c’è tanta carne al fuoco che val la pena di seguire e approfondire questa “nuova” Calciopoli. Alla faccia di chi sostiene che di Calciopoli “non frega più a nessuno", ho intenzione di seguire il “caso” con passione e senso critico e, per quanto mi è possibile, approfondirlo con tutto il materiale che ho a disposizione (ritagli di giornali, materiale d’agenzia, quella grossa banca dati pubblica che è internet, ecc.). Saranno benvenute tutte le informazioni (le dritte) che i lettori vorranno concedermi: basta cliccare sulla mia e-mail e comunicarmele.
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