Visualizzazione post con etichetta clan Moggi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta clan Moggi. Mostra tutti i post

mercoledì 14 aprile 2010

Calciopoli: dai prosciutti ai Rolex

di Fulvio Bianchi (brano tratto da un post di SpyCalcio)
Il giallo della telefonata Facchetti-Bergamo, la radiazione di Moggi, le ultime rivelazioni: siamo tornati in piena Calciopoli. Che non fosse finita lì, c'erano pochi dubbi. Molte cose adesso però andranno chiarite: il ruolo dell'Inter, l'indagine della Figc, le Sim svizzere (utilizzate da chi?), la polizza assicurativa della Juventus passata dalle parti dell'agenzia di Paolo Bergamo, eccetera. Partiamo dalla Figc: Giancarlo Abete ha chiesto un parere per sapere chi deve decidere in merito alla radiazione di Luciano Moggi. In questi quattro anni non è stato deciso nulla, e chissà perchè. E adesso, onestamente, come si può pensare di avviare una procedura per radiare l'ex dg della Juventus? Proprio adesso che stanno uscendo cose nuove. C'è chi teme che possa tornare? Ha scontato (quasi) cinque anni, che non sono pochi: a giugno 2011 sarà un uomo "libero", almeno sportivamente parlando. E' giusto che abbia l'ergastolo? Credo che abbia già pagato abbastanza, e se torna a lavorare nel mondo del pallone, beh, forse di mercato è più bravo di tanti che ci sono in giro. O no? L'indagine, adesso: ci vorranno tempi lunghi, mesi e mesi, ma la Figc si muoverà per forza. In discussione lo scudetto 2006 assegnato, da Guido Rossi, all'Inter. Un errore. Franco Carraro lo aveva già detto lo scorso anno, a luglio. In tempi non sospetti. Ora se ne stanno accorgendo quasi tutti, saggi inclusi. Complimenti. Le intercettazioni: quelle nuove sono 75. Non è nuova quella di Meani che scherza (o fa sul serio, chissà) con Rodomonti e gli propone di fare il trapianto di capelli in Svizzera, dove è stato anche il presidente (Berlusconi). E' vecchia quella di Meani con Collina (pagina 227 del "libro nero" dell'Espresso) ma c'è qualcuno che ha tentato di spacciarla per inedita. Sono nuove invece quelle dell'Inter: 43 saranno consegnate martedì al processo, e acquisite. Di queste 40 riguardano Facchetti. Bergamo interviene ai microfoni di Raisport sul giallo della trascrizione, "fu Facchetti e non io a fare il nome di Collina" e del regalo che lo aspettava in sede, all'Inter. "Non ricordo". Pare che il regalo avesse un valore intorno ai 5000 euro. Il Rolex, acciaio-oro, della Roma valeva 25 milioni di lire: fu restituito da Bergamo e Pairetto. Bergamo spiega l'abitudine dei club di "omaggiare" i designatori, e gli arbitri, durante le feste. Con cosa? "Vini pregiati, champagne, pc, borse da viaggio e il famoso Rolex della Roma, restituito dopo una settimana". Altri tempi. Altri regali. Ma dopo anni se ne parla ancora: Calciopoli non finisce mai.

Leggi il riassunto delle 74 telefonate presentate dalla difesa di Moggi su gazzetta.it.

giovedì 8 gennaio 2009

Sentenza Gea: un anno e sei mesi a Luciano Moggi

No comment! Pubblico solo quanto scritto da romauno.tv:

Un anno e sei mesi a Luciano Moggi, un anno e due mesi ad Alessandro Moggi. Tutti assolti gli altri imputati: Davide Lippi, Franco Zavaglia, Francesco Ceravolo e Pasquale Gallo. Questa la sentenza del Processo Gea. La condanna arriva per «Concorso in violenza privata e tentata violenza privata». Siccome i fatti per i quali sono stati condannati risalgono ad un'epoca precedente al maggio 2006 e, pertanto, coperti da indulto, non ci sarà nessuna conseguenza pratica per i condannati, per i quali il collegio presieduto da Luigi Fiasconaro ha disposto la sospensione della pena.

sabato 9 febbraio 2008

Calciopoli 2. Fabiani, il Mr Wolfe della cupola moggiana

Di Mariano Fabiani si sapeva che era il ds del Messina (attualmente è il dg della Salernitana), ma per i pm Beatrice e Narducci, titolari dell'inchiesta napoletana su Calciopoli, il suo vero lavoro era "risolvere problemi" per conto di Lucky Luciano. Non una semplice "pedina", come si era pensato inizialmente, ma una testa pensante di quella "banda di truffatori" (come Moratti li ha recentemente apostrofati). In pratica, Fabiani, aveva il compito di avvicinare gli arbitri promettendogli una rapida carriera, che si sarebbe concretizzata grazie ai buoni uffici che la sua organizzazione intratteneva con i designatori Bergamo&Pairetto. Era sempre Fabiani inoltre quello che dispensava sim svizzere a destra e a manca per non lasciare tracce in giro, proprio come avrebbe fatto Mr Wolfe.
Secondo i due pm la tecnica era abbastanza consolidata e nel 2003 molti arbitri vennero avvicinati in questo modo. Una "tattica" che il 12 ottobre scorso l'arbitro Nucini aveva denunciato al procuratore federale Francesco Saverio Borrelli, e che l'ottimo Marco Mensurati de La Repubblica ha raccontato (trascrivendo parte di quei verbali) in un articolo del 19 dicembre intitolato Quell'arbitro della stanza 404, che riporto parzialmente:

"Era il 25 marzo del 2003, Fabiani mi telefona e mi fissa un appuntamento, a Bergamo, di fianco all'hotel Cristal Palace. L'incontro si risolve con poche parole. Mi dice che se mi dimostro loro amico arbitrerò in serie A. Poi promettiamo di rivederci. La seconda volta (il 25 settembre, ndr) ci incontriamo sulla Milano-Torino, all'uscita Greggio. Vuole (Fabiani) condurmi a incontrare il suo uomo (...) andiamo a Torino, direttamente all'hotel Concorde. Lì entriamo direttamente nella stanza 404. Dopo pochi minuti arriva Moggi. Dopo i convenevoli mi dice: "Ti faccio vedere io". Prende un telefonino e chiama a turno i due designatori (Bergamo&Pairetto) coi quali sponsorizza il mio utilizzo come arbitro. Poi mi saluta e mi invita ad ascoltare il suo amico Fabiani. Quando Moggi lascia la stanza, Mariano Fabiani mi dà una scheda telefonica e mi invita a comunicare con lui solo tramite quella".

Oltre al caso di Nucini, Fabiani avrebbe dispensato sim a mezz'Italia. Uno era Romeo Paparesta, sempre nel settembre 2003 (fonte: Il Mattino di oggi), la cui scheda venne poi usata dal figlio Giancarlo per contattare Moggi dopo i fatti di Reggio Calabria (quando il direttore di gara venne chiuso da Lucianone nel suo spogliatoio). Insomma, per Mariano Fabiani l'accusa si aggrava (ora è associazione a delinquere). Ai suoi avvocati il compito di provare l'innocenza del loro assitito. Oppure di tentare di mandare il tutto in prescrizione.

mercoledì 30 gennaio 2008

Moggi querela "Repubblica" a "Markette" (per l'articolo sullo Ior di Maltese)

Ospite della trasmissione tv Marckette, Luciano Moggi non ce l'ha fatta a sostenere il ruolo del Buon Samaritano. Nemmeno in uno show presentato da uno come Piero Chiambretti, il "markettaro" che è riuscito nell'impresa di riabilitare Marcello Dell'Utri il 9 gennaio scorso (la, dove anche il Berlusca aveva fallito), e con ospiti non invisi a Lucianone come il direttore di Tuttojuve, Giancarlo Padovan, e l'intramontabile Tonino Carino "da Asgoli". I presupposti insomma c'erano tutti, e il Nostro, per almeno una mezz'ora, aveva pure tenuto la parte. Poi è tornato a indossare i panni che più gli si addicono: quelli di Tano Cariddi de La Piovra (cit. Aldo Grasso). E' bastato guardargli nel portafogli e in un lampo (zac!) la trasformazione è avvenuta. Così, quando Chiambretti, tornato per un nano-secondo Pierino, ha chiesto a Tonino Carino, uno che spenderebbe una parola buona pure per Mastella&Co., cosa pensasse dell'articolo di Curzio Maltese apparso su La Repubblica del 26 gennaio (nel quale il giornalista svela i rapporti che intercorrerebbero tra il nostro e lo Ior, la famigerata banca vaticana, e dove sarebbe celato in un caveau dell'Istituto di credito un "tesoretto" di 150 milioni di euro, frutto di fondi neri provenienti dalla Gea), il buon Tonino ha dato una risposta tra il serio e il faceto, (forse pulcinella scherzando disse la verità?), che ha imbufalito l'ex ferroviere di Civitavecchia. A quel punto il Buon Samaritano ha messo "tarallucci e vino" da parte e con fare minaccioso ha iniziato la solita morale alla rovescia. Al termine della quale ha detto che avrebbe querelato Maltese "se ne esistono i presupposti". E così una gita in famiglia è diventata una faida, con Tonino Carino a chiedere il "perdono" e Moggi a tenere banco davani alle telecamere di La7.
Beh, che dire... povero Lucianone, ultimamente non gliene va dritta una. E chissà se la sua minaccia di querelare "La Repubblica" avrà seguito, anche se non non penso lo farà. Intendiamoci, Moggi può querelare chicchessia, ci mancherebbe. Ma credo che Curzio Maltese, che non è uno sprovveduto così come non lo è il suo direttore Mauro, avrà pur preso tutte le misure del caso (cioè controllato a dovere le fonti) prima di pubblicare un pezzo che attacca lo Ior, che è un pesce mille volte più grande di Moggi. Le rivelazioni sul "tesoretto" della famiglia Moggi, poi, sono (dovrebbero essere) frutto dell'inchiesta giudiziaria di due magistrati romani, Luca Palamara e Maria Cristina Palaia (citati da Maltese nel suo pezzo), proprio sulla Gea World. Un'inchiesta che ha portato in Tribunale (due giorni fa, a Roma, c'è stata la prima udienza) sei imputati - lo stesso Lucky Luciano, il figlio Alessandro, Davide Lippi, Francesco Zavaglia, Pasquale Gallo e Francesco Ceravolo - per associazione a delinquere finalizzata all'illecita concorrenza con violenza e minacce. E come tutti sanno, gli atti di un'inchiesta depositati (per essere visionati dalla difesa) sono pubblici, e se rispondono al requisito dell'"interesse pubblico" possono essere diffusi a mezzo stampa. Comunque, per chiunque voglia farsi un'idea, questa è la parte del testo "incriminata":

"Il quarto e ultimo episodio di coinvolgimento dello Ior negli scandali italiani è quasi comico rispetto ai precedenti e riguarda Calciopoli. Secondo i magistrati romani Palamara e Palaia, i fondi neri della Gea, la società di mediazione presieduta dal figlio di Moggi, sarebbero custoditi nella banca vaticana. Attraverso i buoni uffici di un altro dei banchieri di fiducia della Santa Sede dalla fedina penale non immacolata, Cesare Geronzi, padre dell'azionista di maggioranza della Gea. Nel caveau dello Ior sarebbe custodito anche il "tesoretto" personale di Luciano Moggi, stimato in 150 milioni di euro. Al solito, rogatorie e verifiche sono impossibili. Ma è certo che Moggi gode di grande considerazione in Vaticano. Difeso dalla stampa cattolica sempre, accolto nei pellegrinaggi a Lourdes dalla corte di Ruini, Moggi è da poco diventato titolare di una rubrica di "etica e sport" su Petrus, il quotidiano on-line vicino a papa Benedetto XVI, da dove l'ex dirigente juventino rinviato a giudizio ha subito cominciato a scagliare le prime pietre contro la corruzione (altrui)". (Curzio Maltese, 26.1.2008, Scandali, affari e misteri tutti i segreti dello Ior", La Repubblica)

giovedì 27 dicembre 2007

Calciopoli 2. Ancora rivelazioni sul clan Moggi e la Juve

Su "Affari Italiani" è disponibile un'intervista a 360 gradi a Lucianone Moggi. Mi è sembrato sornione e spiritoso, oltre che logorroico, come sempre. Mi chiedo come faccia ad essere così tranquillo. Lui che, di fatto, è un pregiudicato (il 27 gennaio 1996 Lucianone venne condannato per il reato di frode fiscale a "3 mesi di reclusione e 3 milioni di ammenda"; la pena venne poi patteggiata - fonte: Marco Travaglio, in Lucky Luciano p. 129) che rischia il carcere. Oltre al processo di Napoli (dove tra l'altro è accusato di associazione a delinquere) e alle nuove intercettazioni immesse agli atti dal gup De Gregorio, non passa giorno che una nuova rivelazione additi lui e il suo ex club, la Juventus.
Come l'incredibile testimonianza del faccendiere Armando Carbone riportata da Corrado Zunino su La Repubblica del 20/12/2007. "Quello che oggi è stato disvelato come il sistema creato da Luciano Moggi- ha detto Carbone- in realtà esisteva da molto prima(...). Facevo quello che poi è diventato un metodo di lavoro un po' sofisticato e cioè combinare partite di serie A, B e C, corrompendo giocatori e arbitri(...) Torino-Hajduk Spalato di Coppa Uefa, da me aggiustata attraverso la corruzione dell'arbitro, Aston Villa-Juventus di Coppa dei Campioni, finita 1-2 grazie all'arbitro tedesco Eischweiller, un uomo mio".
Oppure la documentazione fornita da Maurizio Capobianco, ex dirigente della Juventus, che già nel maggio scorso, come riportato da Oliviero Beha sul suo blog, aveva affermato: "Sono in causa con la Juve davanti al tribunale del lavoro di Torino. Ho cominciato a lavorare con Boniperti nel 1984. Un uomo eccezionale. Poi nel settembre del 2005, dopo che già da tempo i miei rapporti con Giraudo erano degenerati, sono stato costretto a lasciare la società(...). Solo agli inizi del 2005 sono venuto a conoscenza di almeno quattro casi in cui la Juve ha fatto arrivare beni di ingente valore a due arbitri italiani, a un esponente della Figc, e a uno della Covisoc". Ora quelle accuse sono diventate qualcosa d'altro, come ha scritto il 19 dicembre Adriano Stabile sul sito "Spysport" in un articolo dal titolo: "Calciopoli. Nel 1997 la Juventus coprì la positività al doping di Torricelli":

"Scenari inquietanti sono quelli che vengono fuori dall’esame della nuova documentazione su Calciopoli. Di particolare interesse le carte fornite dall’ex dipendente della Juventus Maurizio Capobianco, protagonista di una serie di rivelazioni importantissime per i magistrati. Capobianco ha consegnato agli inquirenti una serie di carte che all'epoca gli erano state consegnate in busta sigillata per essere tenute nascoste fuori dalla sede della Juve durante un controllo tributario. Fra queste, ora in mano ai pm, una lettera personale riservata del '97 in cui l'allora presidente della Lega Calcio Luciano Nizzola (amicissimo del Moggi, ndr) trasmetteva all’amministratore delegato juventino Antonio Giraudo una missiva dell'Uefa su un controllo antidoping del 5 febbraio 1997 in occasione della Supercoppa Europea. Dopo la gara vinta 3-1 a Palermo con il Paris Saint Germain Moreno Torricelli sarebbe stato trovato positivo per cannabis. La vicenda fu coperta e la Juve multò il giocatore di 49 milioni di lire. Il favore, secondo la documentazione di Capobianco, avrebbe avuto un riscontro visto che a Nizzola, come ai famigliari di Pierluigi Pairetto, dell'allora presidente Covisoc, Gabriele Turchetti, e dell'arbitro Alfredo Trentalange, venne assicurato lo sconto del 50% sull'acquisto di una «vettura grande» Fiat. Per un altro parente di Pairetto anche un grosso scooter gratis."