mercoledì 30 gennaio 2008

Moggi querela "Repubblica" a "Markette" (per l'articolo sullo Ior di Maltese)

Ospite della trasmissione tv Marckette, Luciano Moggi non ce l'ha fatta a sostenere il ruolo del Buon Samaritano. Nemmeno in uno show presentato da uno come Piero Chiambretti, il "markettaro" che è riuscito nell'impresa di riabilitare Marcello Dell'Utri il 9 gennaio scorso (la, dove anche il Berlusca aveva fallito), e con ospiti non invisi a Lucianone come il direttore di Tuttojuve, Giancarlo Padovan, e l'intramontabile Tonino Carino "da Asgoli". I presupposti insomma c'erano tutti, e il Nostro, per almeno una mezz'ora, aveva pure tenuto la parte. Poi è tornato a indossare i panni che più gli si addicono: quelli di Tano Cariddi de La Piovra (cit. Aldo Grasso). E' bastato guardargli nel portafogli e in un lampo (zac!) la trasformazione è avvenuta. Così, quando Chiambretti, tornato per un nano-secondo Pierino, ha chiesto a Tonino Carino, uno che spenderebbe una parola buona pure per Mastella&Co., cosa pensasse dell'articolo di Curzio Maltese apparso su La Repubblica del 26 gennaio (nel quale il giornalista svela i rapporti che intercorrerebbero tra il nostro e lo Ior, la famigerata banca vaticana, e dove sarebbe celato in un caveau dell'Istituto di credito un "tesoretto" di 150 milioni di euro, frutto di fondi neri provenienti dalla Gea), il buon Tonino ha dato una risposta tra il serio e il faceto, (forse pulcinella scherzando disse la verità?), che ha imbufalito l'ex ferroviere di Civitavecchia. A quel punto il Buon Samaritano ha messo "tarallucci e vino" da parte e con fare minaccioso ha iniziato la solita morale alla rovescia. Al termine della quale ha detto che avrebbe querelato Maltese "se ne esistono i presupposti". E così una gita in famiglia è diventata una faida, con Tonino Carino a chiedere il "perdono" e Moggi a tenere banco davani alle telecamere di La7.
Beh, che dire... povero Lucianone, ultimamente non gliene va dritta una. E chissà se la sua minaccia di querelare "La Repubblica" avrà seguito, anche se non non penso lo farà. Intendiamoci, Moggi può querelare chicchessia, ci mancherebbe. Ma credo che Curzio Maltese, che non è uno sprovveduto così come non lo è il suo direttore Mauro, avrà pur preso tutte le misure del caso (cioè controllato a dovere le fonti) prima di pubblicare un pezzo che attacca lo Ior, che è un pesce mille volte più grande di Moggi. Le rivelazioni sul "tesoretto" della famiglia Moggi, poi, sono (dovrebbero essere) frutto dell'inchiesta giudiziaria di due magistrati romani, Luca Palamara e Maria Cristina Palaia (citati da Maltese nel suo pezzo), proprio sulla Gea World. Un'inchiesta che ha portato in Tribunale (due giorni fa, a Roma, c'è stata la prima udienza) sei imputati - lo stesso Lucky Luciano, il figlio Alessandro, Davide Lippi, Francesco Zavaglia, Pasquale Gallo e Francesco Ceravolo - per associazione a delinquere finalizzata all'illecita concorrenza con violenza e minacce. E come tutti sanno, gli atti di un'inchiesta depositati (per essere visionati dalla difesa) sono pubblici, e se rispondono al requisito dell'"interesse pubblico" possono essere diffusi a mezzo stampa. Comunque, per chiunque voglia farsi un'idea, questa è la parte del testo "incriminata":

"Il quarto e ultimo episodio di coinvolgimento dello Ior negli scandali italiani è quasi comico rispetto ai precedenti e riguarda Calciopoli. Secondo i magistrati romani Palamara e Palaia, i fondi neri della Gea, la società di mediazione presieduta dal figlio di Moggi, sarebbero custoditi nella banca vaticana. Attraverso i buoni uffici di un altro dei banchieri di fiducia della Santa Sede dalla fedina penale non immacolata, Cesare Geronzi, padre dell'azionista di maggioranza della Gea. Nel caveau dello Ior sarebbe custodito anche il "tesoretto" personale di Luciano Moggi, stimato in 150 milioni di euro. Al solito, rogatorie e verifiche sono impossibili. Ma è certo che Moggi gode di grande considerazione in Vaticano. Difeso dalla stampa cattolica sempre, accolto nei pellegrinaggi a Lourdes dalla corte di Ruini, Moggi è da poco diventato titolare di una rubrica di "etica e sport" su Petrus, il quotidiano on-line vicino a papa Benedetto XVI, da dove l'ex dirigente juventino rinviato a giudizio ha subito cominciato a scagliare le prime pietre contro la corruzione (altrui)". (Curzio Maltese, 26.1.2008, Scandali, affari e misteri tutti i segreti dello Ior", La Repubblica)

venerdì 25 gennaio 2008

Emergenza rifiuti. Assoldati ultrà per 150 euro al giorno


Ultrà assoldati come mercenari per 150 euro al giorno dai clan per creare disordini a Pianura e riaffermare il potere della camorra sul territorio. Questo il nuovo inquietante scenario che carabineri e Digos hanno portato all'attenzione della Procura di Napoli, diretta dal magistrato Giandomenico Lepore. Uno sfondo che potrebbe diventare ancora più cupo se fosse vera l'indiscrezione secondo cui uno degli organizzatori dei raid sarebbe un consigliere comunale.
A diffondere la notizia è stato l'ottimo giornalista Giuseppe Crimaldi, che sulle colonne de Il Mattino ha cercato di spiegare questo complicato intreccio tra ultrà, clan e politica. "Un fatto è certo: dietro gli incidenti non può non esserci una strategia(...). Ci sarebbero complessivamente 22 nomi sui quali si sofferma l'attenzione degli inquirenti. Avrebbero ottenuto soldi (150 euro, ndr) per alimentare disordini(...). In un simile contesto- ha precisato Crimaldi- appare verosimile che il clan dei Lago, che controlla ancora le sorti criminali di Pianura, possa aver occultamente diretto le operazioni di guerriglia(...). Pregiudicati vicini alla camorra assieme a frange estreme del tifo più acceso (...) i Niss, acronimo che significa "Niente incontri solo scontri", atomo di una galassia più ampia, quella che si richiama ad un'altra sigla: Acab (All cops are bastards)". Oltre alla Procura di Napoli anche la Direzione distrettuale antimafia, coordinata dal procuratore aggiunto Franco Roberti, ha aperto un fascicolo d'indagine sulla vicenda.

I PRECEDENTI

Non è la prima volta che gli ultras escono dagli stadi per compiere disordini e violenze. Era già accaduto la sera dell'11 novembre scorso con l'assalto alle caserme a Roma e Milano da parte di ultrà di diverse tifoserie unite dopo l'omicidio del giovane simpatizzante della Lazio, Gabriele Sandri. In quell'occasione due tifosi, Saverio Candamano, ventisettenne calabrese, e Claudio Gugliotti, ventunenne romano, vennero arrestati e poi processati con l'aggravante del terrorismo (aggravante peraltro esclusa dal giudice del Tribunale del Riesame di Roma, Antonio Lo Surdo, per mancanza del movente politico - per saperne di più vedi L'Unità del 18.1.2008), mentre un terzo, tale Valerio Minotti, al quale non venne contestata l'aggravente del terrorismo, finì ai domiciliari.
Assenza di un movente politico che secondo il Tribunale di Brescia mancò pure agli ultras di Brescia-Roma del 20 novembre 1994. Una partita da ricordare perché "segnò una sorta di spartiacque", come ha affermato Andrea Di Caro in Indagine sul calcio (libro scritto a quattro mani con Oliviero Beha). Venne infatti organizzata una vera spedizione punitiva, fatta da ultrà romanisti, neofascisti della Curva nord e addirittura di provenienza veronese. Negli scontri con le forze dell'ordine venne gravemente ferito il vicequestore di Brescia, Giovanni Selmin. Il motivo della spedizione? "Non per punire i tifosi bresciani - stando alla ricostruzione che fece il quotidiano La Padania il 10 dicembre 1998 (cit. da Indagine sul calcio p. 269-272) -, ma per creare paura e tensione nel giorno delle elezioni". Per quella faccenda, che secondo gli inquirenti era stata "studiata a tavolino", vennero arrestati: Maurizio Boccacci, leader del "Movimento Politico", Giuseppe Meloni (detto "Pinuccio la Rana"), candidato nelle liste del Msi nel 1993, Corrado Ovidi degli "Irriduibili Lazio" e Alfredo Quondamstefano, militante del MP e di Opposta Fazione (gruppo di destra della Curva sud giallorossa). Anche quella volta, nonostante l'inchiesta della Procura di Brescia avesse evidenziato una strategia di destabilizzazione, nel gennaio del 1998 il Tribunale di Brescia assolse tutti gli imputati. "Niente strumentalizzazioni- sentenziò Mauro Bottarelli su La Padania-, niente piani occulti: per il giudice Roberto Pallini le undici condanne comminate erano da mettere in relazione solamente ad atti di violenza calcistica".

Attualità. Si "sgonfia" il caso della nomina di Maiani al Cnr

Si sgonfia il caso relativo alla mancata nomina a presidente del Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche) di Luciano Maiani, professore di fisica ed ex direttore del prestigioso CERN di Ginevra (guarda post del 22 gennaio). In un'intervista apparsa sul sito SanMarinoNotizie.com, è stato lo stesso Maiani a chiarire che non c'è stato "alcuno stop" da parte del Senato (stop che era stato motivato da alcuni senatori con il fatto che l'ex direttore del Cern avesse firmato la lettera contro la visita del Papa alla Sapienza). "Dopo la mia designazione- ha spiegato il fisico-, la commissione cultura del Senato ha chiesto, giusto una settimana fa, una pausa di riflessione affinchè la nomina avvenisse in un clima di piena serenità e non a ridosso della polemica sulla visita del Papa alla Sapienza". Maiani ha inoltre difeso l'operato di Mussi e dell'ormai ex governo Prodi che, nel caso il Parlamento ratifichi la sua nomina, "per la prima volta da quando esiste il Cnr, non ha fatto una designazione politica". "Come tutti sanno- ha precisato l'esimio professore- il ministro (Mussi, ndr) ha insediato l'estate scorsa una commissione scientifica che ha prima definito i requisiti per il futuro presidente del Cnr, quindi ha esaminato circa 40 curricula di scienziati di grande prestigio e, infine, ha presentato al ministro Mussi una rosa di tre nomi in ordine alfabetico: il mio, quello di Francesco Profumo e quello di Riccardo Cortese. Il ministro ha poi scelto". Il professore, che è anche presidente dell'Istituto di fisica nucleare, ha voluto inoltre precisare che la famosa lettera dei 67 firmatari inviata al Rettore Guarini era stata scritta due mesi prima e che non c'era, da parte sua come degli altri 67, alcuna volontà di censurare il Papa. "Vorrei chiarire- ha spiegato Maiani- che a novembre ho scritto, insieme ad altri colleghi, una lettera al mio Rettore nella quale sostenevo (sostenevamo) l'assoluta libertà della scienza e quindi la non opportunità che una visita del Pontefice coincidesse con l'inaugurazione dell'anno accademico. Quella lettera, ovviamente, la condivido ancora pienamente. E' successo però che la lettera è stata diffusa dai giornali due mesi dopo, in tutt'altro contesto, e facendola passare come una iniziativa per non far parlare il Papa all'università. Questo è sbagliato nel merito- ha concluso- e fortemente riduttivo del discorso che noi volevamo fare. Io sono per l'assoluta libertà della scienza, non per mettere il bavaglio a chicchessia, meno che mai al Papa".

giovedì 24 gennaio 2008

Giornalisti/giornalai e giacchette nerazzurre. Il commento del blogger francesco facchini


Ancora una volta ospito in questo blog un commento dell'amico giornalista Francesco Facchini, che ha voluto dire la sua in tema di arbitri, Inter e giornalismo all'italiana. (Nella foto a destra Materazzi abbraccia l'arbitro di Italia-Germania).

Gli arbitri soli e l’Inter che scivola

Va detto che la coppa Italia non se la fila nessun, ma il gusto sano di un mercoledì pieno di gol visibili per tutti e di gente che si danna l’anima sul campo, fa pensare che il calcio italiano sia ancora vivo. Però sono alcuni giorni che vorrei assestare un calcio nei palloni a chi ha realizzato la squallida campagna mediatica anti Inter dopo il rigore di Couto e affini. Un calcio nei palloni, tuttavia, lo riservo anche all’Inter stessa, ma ora andiamo con ordine.
Il disquisir mi è, come sempre, maleodorante, ma, anche per rispondere ad alcuni lettori che mi tacciano di fare il facile criticone, vorrei dire che mi è anche doveroso. Motivo? Io non campo di calcio, ma di giornalismo e, tutti i giorni che dio manda in terra, la mia battaglia per chiedere, rompere le scatole, denunciare, dire la verità, la faccio nelle pagine del giornale per il quale lavoro. Con questi spunti però voglio denunciare ciò che non va e alzare la voce se questo può far pensare molta gente. Oltretutto vedo che serve e penso che possa aiutare il calcio, quello vero e sano che si fa dentro il campo, a rinascere anche fuori dalle righe di gesso. Ecco un calcio nei palloni: va di diritto a chi ha strascritto, nei giorni scorsi, di un nuovo condizionamento pro nerazzurri. Si è trattato di un becero caso (sul mio giornale di questo ve n’era piccolissima traccia) di turlupinamento, l’ennesimo, del tifoso il quale, peraltro, ci è cascato. Il giochino è facile: se vuoi far vendere i giornali, devi parlare contro qualcuno o alzare la polvere del sospetto. Ci fosse stato uno in grado di provare la sudditanza (improvabile) o di certificare l’eventuale nuova ondata di condizionamenti. Eppure si sono visti titoli roboanti, da novella Calciopoli. E i tifosi? Vi ho guardati voialtri (lo dico in generale). Tutti a dire “sì è vero, ora comanda Moratti”, oppure “non è vero, comanda Caio, anzi no, Tizio, anzi Sempronio”. Tutti a parlare di “Area Condizionata” (titolo visto coi miei occhi) e nessuno a far l’unica inchiesta che andava fatta: quella sullo stato, disastrato, degli arbitri. Soli, sputtanati, scarsi fin che volete, ma uomini e basta, non marionette. Tutti a guardare il dito che indica la luna, nessuno a guardare luna.
Il calcio nei palloni all’Inter va per una sensazione provata in queste ore. Tutti attaccano il novello potere presunto? E l’Inter va in silenzio stampa, lasciando lo spazio per il piccolo tarlo del dubbio che il non detto eventualmente ingigantisce. Un errore, a mio avviso personale, di me medesimo che poco conto. Un errore che dà l’idea di un atteggiamento un po’ infantile del tipo “mi hai detto che son cattivo? E io non ti parlo più. Tié!”. Più signorile sarebbe stato il dialogo, la spiegazione e il normale lavoro di tutti i giorni. Comunque non è la prima volta che provo questa sensazione con i nerazzurri. L’ho provata, situazione quasi uguale, con lo scudetto “sulla carta”. Beh, lo presero e fecero male. C’era da dirlo solo all’Uefa che necessitava di una testa di serie per la Champions, ma sbandierare quel trofeo avuto di rimbalzo non è stato bello. Andava signorilmente sepolto con un “No grazie, adesso che i delinquenti sono stati stanati, lo scudetto lo vinciamo sul campo”. Non è successo, peccato.

martedì 22 gennaio 2008

Lo "stile" Juve trasloca a via Durini

Vi ricordate l'inconfondibile stile della Juve moggiana? Uno stile in virtù del quale alla Triade e a Lippi era concesso commentare alla moviola gli episodi sfavorevoli ("Non è vero che la Juve è favorita, guardate qua..."), ma non quelli a loro favore ("Non è nel nostro stile commentare la moviola"). Che gli permetteva di escludere giornalisti sgraditi dalla sala stampa juventina (come Crosetti di Repubblica) e addirittura di vietare lo stadio "Delle Alpi" a Marco Travaglio. Quello stile ora sembra abbia traslocato a via Durini, nella sede storica dell'Inter. Così la società nerazzurra, senza alcun motivo ufficiale, ha annullato la consueta conferenza stampa prepartita (è in programma domani l'importante match di Coppa Italia contro la Juventus), divincolandosi da imbarazzanti domande relative alle polemiche scaturite dall'arbitraggio di Gervasoni in Inter-Parma e ad un possibile accostamento con la Juventus pre Calciopoli. Anche il presidente Moratti, logorroico quando i bianconeri rubavano scudetti alla sua squadra, ha preferito non rispondere alle domande di un giornalista di Sky sotto il suo ufficio.

Attualità. Il Senato blocca nomina nuovo pres. Cnr, e Cnr comunica di seguire le "orme di S.Filippo"

Anche le vie della comunicazione sono infinite. Ieri il Senato ha bloccato la nomina a presidente del Cnr (Consiglio Nazionale delle Ricerche) del fisico Luciano Maiani, reo di avere firmato il documento contro la visita del Papa alla Sapienza. Un attacco non solo al laicismo, ma anche al buon senso visto che il Senato doveva solo ratificare una nomina (un proforma) già stabilita sulla base del curriculum scientifico del fisico romano (per saperne di più vedi l'articolo di Gennaro Carotenuto). E il Cnr, che ha fatto nel frattempo? Invece di prendere una posizione e denunciare l'affaire, l'ufficio stampa dell'Ente per la ricerca scientifica ha inviato a tutti i giornalisti un comunicato intitolato: "Sulle orme di San Filippo". Da non crederci! Questo invece il sommario: "La Missione Archeologica Italiana guidata dall’Ibam/Cnr ha portato alla luce, con l’aiuto di immagini satellitari, la strada processionale percorsa dai pellegrini per raggiungere il sepolcro dell’Apostolo". Inteso? A questo servono i nostri soldi... Davvero un buon modo per fermare quell'emorragia che dissangua la ricerca italiana, a vantaggio di Stati Uniti e degli altri paesi d'Europa, denominata "fuga di cervelli". Che a loro porta i Nobel, il prestigio e nuovi brevetti da commercializzare. A noi la strada percorsa dai pellegrini.

giovedì 17 gennaio 2008

"The Quiet" Capello e il Fisco. Tutti i retroscena


We are absolutely quiet. Fabio Capello si dichiara “tranquillo”, nonostante da ieri sia ufficialmente indagato dalla Procura di Torino per aver evaso 4 milioni di euro al Fisco italiano (cioè il 46% di tasse su 10 milioni di euro- fonte Corriere della Sera di oggi).
L’inchiesta torinese, nelle mani del magistrato Bruno Tinti (lo stesso che indaga anche sul falso in bilancio della Juve e che ha iscritto nel registro degli indagati la triade moggiana- fonte la Gazzetta dello Sport di oggi) coadiuvato dai sostituti Marco Gianoglio e Vincenzo Pacileo, è partita dopo la segnalazione dell’Agenzia delle entrate, che, come aveva annunciato alcune settimane fa sul suo sito Fiscoggi, vuole vederci chiaro su “l’ampia massa dei contratti in serie C, oggi per lo più in nero, e i guadagni delle singole star, che spesso prendono strade esentasse attraverso i diritti d’immagine”(La Repubblica). E infatti a “The Quiet” Capello, la Procura di Torino ha contestato proprio alcuni pagamenti ricevuti come compenso da sponsor (non è chiaro se è sotto questa forma che sono giunti i versamenti in nero effettuati da Roma e Juve di cui si parla nella stampa quotidiana) e versati ad alcune società di facciata (in particolare la “Sport 3000”), delle scatole vuote, che il ct inglese ha costituito in Lussemburgo; società facenti capo alla “Capello family trust”, l’azienda di famiglia del ct inglese con sede a Guernsey, l’isola nel canale della Manica, in cui il denaro transitava momentaneamente prima di essere smistato in giro per il mondo (secondo una mappa del Corriere della Sera di oggi le società della holding "Sport 3000" e destinatarie dei fondi neri sarebbero: un fondo d’investimento in Irlanda da 650mila euro, un’immobiliare, la “Verde Cortese”, con sede a Legnano e interessi a Parigi e Lugano, la D.C. srl del figlio di Capello, Edoardo, con sede a Milano e con diversi immobili intestati a Marbella e Pantelleria).
Un “giochetto”, come lo ha definito Alessandro Ferrucci su L’Unità di oggi, diverso dal più rudimentale cambio di residenza per il quale Don Fabio era stato condannato nel 2002 dal Tribunale di Como a tre mesi di reclusione, pena poi patteggiata con una multa di 3.500 euro per “concorso in abuso d’ufficio”. In quell’occasione infatti al tecnico di Pieris venne contestata, dal pm Daniela Meliota, il fraudolento cambio di residenza a Campione d’Italia, con la collaborazione decisiva del sindaco Roberto Salmoiraghi (tornato successivamente alle cronache giudiziarie tra il 2006 e il 2007, con l'accusa di corruzione nell'inchiesta del pm di Potenza, Henry John Woodcock, che coinvolse il principe Vittorio Emanuele. Inchiesta poi passata per competenza territoriale alla Procura di Como e archiviata dal gip Martinelli), finalizzato a godere dei vantaggi fiscali concessi dallo Stato italiano alla cittadina al confine con la Svizzera.