mercoledì 7 aprile 2010

Torna l'ombra di Calciopoli

(Questo brano è tratto da un articolo di Carlo Genta apparso sul Sole24Ore lunedì 5 aprile, e intitolato "Torna l'ombra di Calciopoli nel mese decisivo per lo scudetto e la Champions")

di Carlo Genta (Il Sole24Ore)
L'uomo del sabato di Pasqua è un'ombra. Parte da Milano, spinto via da Massimo Moratti con violenza, sotto un cielo grigio come il ferro («È una vergogna. Si sta tentando un ribaltamento della realtà che offende e che non ci lascia indifferenti. Capisco che ci si debba difendere ma si tratta di una vicenda brutta e vergognosa»). Passa nel sole di Cagliari, ma Galliani si gira dall'altra parte («Dopo l'estate del 2006 che mi diede molte sofferenze, feci il giuramento di non parlare più delle vicende di quattro anni fa. Quindi, non voglio commentare una pagina particolarissima del calcio italiano. Taccio e non si sbaglia mai»). Fa un salto a Bari, ma solo per cortesia. Tanto per ricordare alla Roma che ci sarà anche lui nella corsa scudetto e magari una mano ai giallorossi la darà. Vola a Nyon, Svizzera, sede dell'Uefa, facendo visita a Gerhard Aigner, ex segretario generale dell'Uefa e capo della commissione dei 'saggi' che con un parere giuridico diede il via libera alla riassegnazione di un maledetto scudetto («Le intercettazioni ulteriori di calciopoli? È evidente che Moratti e altri si difendevano dallo strapotere in Lega di Milan e Juventus: comunque fu Guido Rossi e non io a dare lo scudetto 2006 all'Inter»). Quando cala la sera si appollaia, infine, sulla tribuna del Friuli di Udine, tanto per ricordare alla Signora che gli voltò le spalle, pagando i debiti, che ci vorrà ancora del tempo per incollare i cocci. Ma soprattutto che c'era un tempo in cui non si sbagliavano i giocatori ed erano gli altri a rincorrere, gonfi d'invidia. Insomma, si gioca per lo scudetto come mai era davvero successo negli ultimi anni, ma la testa è altrove. A vecchie telefonate che fanno impazzire di rabbia gli juventini e che irritano da morire gli interisti. Sono vecchie, ma nuove perché non le avevamo mai sentite, mai lette. Nessuno ha più voglia di parlarne. Ma bisogna fare i conti con la rabbia, appunto. In questo paese che vive con il collo girato all'indietro e che ha il dannato vizio di continuare a toccarsi vecchie ferite per sentire se fanno ancora male, è qualcosa che non si può ignorare. Purtroppo. Quindi conviene rassegnarsi, documentarsi, aspettare e preparare l'elmetto. Aprile sarà il mese dello scudetto e delle partite più belle di Champions League. Ma anche quello di una battaglia campale in un'aula di giustizia di Napoli. Evidentemente chi ha stilato il calendario delle udienze non ha telefonato a chi a scritto quello del calcio. E forse è meglio così. Chiaro che ognuno farà il suo lavoro. Gli avvocati di Moggi stanno giocando duro e sporco, alzando fango il più possibile perché sanno che solo così, sporcando tutti gli altri, potranno uscirne puliti. Il più possibile. Non importa poi molto di quale qualità sia quel fango: tutti sanno che qui i processi non si celebrano tanto nei tribunali, quanto nell'aula dell'opinione pubblica. Per questa ragione, affondando gli occhi nella spazzatura dei dialoghi virgolettati, di conversazioni irrilevanti e ininfluenti, che però non sarebbero dovute esistere, vien da chiedersi in modo davvero ingenuo: perché non le abbiamo lette quattro anni fa? Hanno già risposto, almeno in parte: non hanno fatto parte dell'inchiesta in quanto penalmente non rilevanti. Va bene, ma in quei dossier buttati in pasto alla stampa nel 2006 di intercettazioni non penalmente rilevanti ce n'erano una montagna. E le abbiamo lette tutte. Al momento stiamo leggendo cose anche un po' comiche e patetiche, come Paolo Bergamo che dice a Galliani: «Dottore, mi faccia sentire un po' il suo calore in questo momento. Sono solo, non solo, meno che solo…». E quell'altro: «Ma no, no, ci sono io…». Non sapendo bene se ridere o piangere, ci buttiamo su un paio di considerazioni prima di aggiornare la seduta sull'argomento. Una è per gli juventini. Provino, se ce la fanno, a non cadere nella trappola del "facevano tutti così, dunque era tutto valido". No, non è così. C'è chi faceva cose per le quali è già stata scritta una sentenza di condanna a 3 anni per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva (a Giraudo, con rito abbreviato, il 14 dicembre). Auguriamo loro, di cuore, di riuscire un giorno a chiudere questa porta sul passato perché se no sarà molto difficile riuscire a vedere e ad appassionarsi al futuro. Senza dimenticare mai, invece, che poi, alla fine, quelli che l'hanno pagata con la vergogna sono stati loro: si son presi dei ladri nei bar e negli uffici di tutta Italia per furti altrui e in fondo ai loro danni. Il colmo. L'altra è per gli interisti. Ci teniamo la convinzione che quello scudetto "ritirato in segreteria" (l'ha detto Mourinho alla sua squadra, in un giorno di pioggia a Bergamo, tra un tempo e l'altro di Atalanta-Inter…) sia stato più una disgrazia che una benedizione. Sarebbe stato molto meglio per tutti cancellarlo dall'albo d'oro con un pennarello nero. E poi ci pare in questo momento particolarmente fuori luogo, inelegante, tutta quella retorica successiva sugli "scudetti degli onesti", con tanto di vestito bianco. Detto tutto questo, si fa un po' fatica a dar torto allo stesso Josè Mourinho quando dice che il calcio italiano non gli piace. Chi non è permaloso può ammettere che potendo scegliere…

lunedì 5 aprile 2010

Aspettando i mondiali in Sud Africa... buona Pasqua!



(Questo il testo della canzone ufficiale dei Mondiali)
k'naan - waving flag

When i get older i will be
stronger they call me freedom just
like a wavin flag

when i get older i will be
stronger they call me freedom just
like a wavin flag
and then it goes back (3x)

born to a throne
stronger than Rome
but violent prone
poor people zone
but its my home
all i have known
where i got grown
streets where we would roam

out of the darkness
i came the farthest
among the hardest survive
learn form these streets
it can be bleek
accept no defeet
surrender and retreat

fighting to eat

when we will be free
so we patiently wait
for that faithful day
its not that far away
for now we say

when i get older i will be
stronger they call me freedom just
like a waving flag
and then it goes back (3x)

so many wars (sadent) in scores
bring us promises leaving us wars
i heard them say love is the way
love is the answer thats what they say

but look how they treat us
make us believers make we
fight there battes then they deceive us
try to control us they cant caknown us

cause we just move forward
just like buffalo soldiers *so we strugglin*
fighting to eat *so we wonderingg
when we will be free
so we patiently wait
for that faithfully day
its not that far away

for now we say
when i get older i will be
stronger they call me freedom just
like a waving flag
and then it goes back (3x)

and then it go when i get older i will be
stronger they call me freedom just
like a wavin flag
and then it goes back (3x)
ahhhooo ahhhoooo ahhhooo

and than everybody will be singing it
and you and i will be singing it
and we all will be singing it
wo wah wo ah wo ah

when i get older i will be
stronger they call me freedom just
like a wavin flag
and then it goes back (3x)

and then it go when i get older i will be
stronger they call me freedom just
like a wavin flag
and then it goes back (3x)
a oh a oh a oh

when i get older
say when i get older
when i get older

just like a wavin flag (3x)
flag flag
just like a wavin flag

venerdì 2 aprile 2010

Alla Roma lo scudetto girovago del 2006?

Non resta che la Roma. Oltre c'è la riapertura dei manicomi. Dopo le nuove intercettazioni saltate fuori a distanza di quattro anni dal più grande scandalo del calcio denominato Calciopoli, lo scudetto 2006 potrebbe clamorosamente tornare in ballo. E venire assegnato una seconda volta. Cosa mai successa nella storia pallonara italiana e, credo, internazionale. Ma non ci sarebbe da stupirsi: è noto che il nostro è il Paese con i record più bizzarri tra le Nazioni del cosiddetto Primo Mondo. Insomma: dopo il digitale terrestre e un presidente del consiglio che controlla la maggior parte dell'informazione, ora potremmo diventare il primo stato che assegna per due volte uno stesso scudetto. Quello del 2005/2006, ritirato prima alla Juventus in favore dell'Inter e che ora da via Durini potrebbe finire chissà dove.
Ed è proprio il "dove finirebbe?" la domanda che ci siamo posti a Laleggendadelcalcio. Ovviamente, solo qualora le indiscrezioni intorno a Moratti e alla sua Inter venissero confermate.
Se Alex Del Piero non ha alcun dubbio e lo riassegnerebbe alla sua Juventus (magari con tanto di riabilitazione per Moggi e Giraudo che con Bettega e Lippi andrebbero a ricomporre la Vecchia Società di Magnaccia) e se per Cristian Vieri invece (anche lui in gioco perché pare che la Telecom abbia spiato su commissione la sua vita privata) lo scudetto può andare a chiunque ad esclusione della sua Inter, beh, per noi de Laleggendadelcalcio lo scudetto 2006 potrebbe benissimo finire a Roma, anzi alla Roma. E' una proposta che sa di provocazione, certo, ma in fondo ha le sue buone ragioni. Già, perché a Juve, Milan e Fiorentina, penalizzate dalla Figc, non lo si può proprio assegnare. Dunque non resta che la Roma quinta in classifica nel 2006, del fu Franco Sensi. E poi chissà. Se pure la Roma venisse coinvolta, a quel punto il tricolore potrebbe finire al Chievo (sesta), squadra al di sopra di ogni sospetto, almeno finora. L'unica cosa certa è che questo calcio è un barnum, una giostra su cui invece di salire sarebbe meglio scendere.

Poscritto. Aggiornamento del 2 aprile.
Dopo il clamore suscitato dai legali i Moggi e dalle parole di Del Piero, i giudici di Napoli hanno voluto chiarire alcuni aspetti. Di seguito l'Ansa sul caso.
(ANSA) - NAPOLI, 2 APR - Il significato attribuito alle intercettazioni nel corso dell'indagine di Calciopoli, rappresenta "disinformazione allo stato puro". Cosi' fonti degli inquirenti che hanno condotto l'inchiesta napoletana sugli illeciti nel mondo del calcio commentano le notizie diffuse oggi. "Il reato - spiegano le fonti - non e' parlare al telefono, ma e' reato quando si stipulano accordi illeciti. Le vittime non possono essere trasformate in autori del reato". (Insomma, 'sto scudetto alla Roma non glielo vogliono proprio dare!!!)

Poscritto Due. Aggiornamento del 14 aprile.
Secondo l'Ansa, voci da via Durini fanno sapere che l'Inter non ha alcuna intenzione di restituire lo scudetto 2005-06 assegnatole a tavolino dopo le sentenze sportive di Calciopoli.
Intanto, Gianni Rivera polemizza con tutti coloro che difendono Giacinto Facchetti, ex presidente dell'Inter scomparso nel 2006, sulla questione intercettazioni. "Facchetti? Anche quando parlano di Nerone, dicono cose su cui non può più difendersi. Si parla di intercettazioni in cui Giacinto è coinvolto ma non so in che modo - dice Rivera a margine della presentazione del libro 'Molto piu' di un gioco' che si è tenuta oggi nella sede della Figc a via Allegri -. Se ci sono queste intercettazioni mi stupisco che siano uscite solo ora. Non si capisce per quale motivo Moggi non le abbia portate prima per difendersi, ma l'Italia è un paese strano". A chi invece domanda se sia prospettabile l'ipotesi di una revoca dello scudetto 2006 tolto alla Juventus e assegnato all'Inter, Rivera risponde: "Sarà la Figc a decidere dopo aver acquisito gli atti della Procura di Napoli. Meglio non assegnarlo? All'epoca c'era un commissario (Guido Rossi, ndr) che aveva poteri per farlo". (Fonte: Ansa)

sabato 20 marzo 2010

Padre padrone


In casa Lazio, non cade foglia che Lotito non voglia. La sua gestione della Lazio è quella di un autocrate, di un padre padrone, ed è normale che se la squadra dovesse retrocedere la responsabilità sarà sua più di chiunque altro. Una cosa enorme. Da non dormirci la notte. Non tanto per i soldi che se ne andranno in fumo, quanto perché ci saranno un milione di tifosi incazzati pronti a metterti sulla graticola.
E ci si chiede: che convenienza ha avuto il Nostro Lotito ad accentrare tutto intorno a sé? Questione di carattere, certo. Un brutto carattere. Ma se questo modo di fare, abbastanza unico nel panorama europeo, non dà frutti, ecco che le responsabilità rischiano di schiacciarti, i buoni propositi se ne vanno a farsi friggere, e si resta soli a riflettere sugli errori commessi.
Basterebbe vincere. Basterebbe che la Lazio tornasse quella della fine del Campionato scorso e dell'inizio di questo. Quando inaspettatamente i biancocelesti alzavano coppe e ricevevano onori. Ma il tempo è ormai scaduto. Dunque, che fare? Il tecnico Reja, oggi, ha lanciato il suo messaggio: "D'ora in poi, non voglio interferenze sul piano organizzativo per quanto riguarda le trasferte o eventuali ritiri. E nemmeno per quanto riguarda la squadra. Decido io, le responsabilità sono soltanto mie: i giocatori devono pensare a lavorare e a dare il massimo in campo. Io sono l'allenatore e tocca a me dare le motivazioni al gruppo. Altrimenti me ne posso tornare da dove sono arrivato". Senza fare nomi l'allenatore biancoceleste ha detto tutto: a Lotito di farsi finalmente da parte e ai calciatori di giocare come sanno. Insomma: ognuno faccia quello che deve fare al meglio senza ingerenze. Chissà se tanto basterà per raggiugere la salvezza. Quella della Lazio, e quella di Lotito.

Il calcio dice "No al razzismo"


Il mondo del calcio scende in campo contro il razzismo aderendo alla campagna "Non aver paura, apriti agli altri, apri ai diritti". Domenica 21 marzo, 'Giornata Internazionale contro la discriminazione razziale', negli stadi di serie A, subito prima dell'inizio delle partite, verrà portato in campo uno striscione con la scritta "No al razzismo", il logo - un fantasmino giallo - e il nome della Campagna. Sui monitor verrà contemporaneamente proiettato lo spot ideato e diretto dal regista Mimmo Calopresti, interpretato da Francesca Reggiani, Lello Arena, Salvatore Marino, Cumba Sall e da Viorel Samuel Cirpaciu, il bambino rom che col suo candore e il suo sorriso spezza simbolicamente la catena dell'intolleranza. Lo striscione sarà esposto anche alla partenza della Maratona di Roma in programma sempre domenica prossima.
La Campagna "Non aver paura" ha preso il via un anno fa, promossa da uno schieramento di 26 organizzazioni, inedito per ampiezza e pluralità. Ne fanno parte, infatti, associazioni laiche e religiose, Ong internazionali, i principali sindacati e l'Alto Commissariato Onu per i rifugiati. Obbiettivo della Campagna è favorire la conoscenza reciproca e il dialogo, abbattendo pregiudizi e stereotipi che, alimentati in modo irresponsabile, spesso si traducono in atti di discriminazione e violenza determinando un clima che mette a rischio la convivenza civile delle nostre comunità.
VEDI IL VIDEO

sabato 9 gennaio 2010

Zarate minaccia, un'altra grana per Lotito



Non c'è serenità in casa Lazio. Nemmeno dopo una bella vittoria come quella di mercoledì scorso all'Olimpico contro il Livorno. Al 'Corriere dello Sport' il procuratore di Mauro Zarate, che è anche suo fratello, ha detto chiaramente che, dopo le dichiarazioni in conferenza stampa del tecnico biancoceleste, o Ballardini chiede pubblicamente scusa al numero 10 oppure Lotito sarà costretto a esonerare il tecnico. In caso contrario il bizzoso e talentuoso argentino è pronto a fare le valigie e, aggiungiamo noi, a indossare una maglia a righe (resta solo da scegliere il colore). "Ballardini non conosce il codice del calcio e dello spogliatoio- ha detto il procuratore di Zarate - Si parla con i giocatori dentro lo spogliatoio, non fuori. Le vacanze in Argentina di Mauro? Ci sono altri giocatori che sono rientrati a Roma due giorni dopo mio fratello. Spero che questa situazione si chiarisca - ha aggiunto - Il tecnico ha un solo modo per uscirne: presentarsi in sala stampa e chiedere scusa a Zarate, perché ha sbagliato lui. Se questo rapporto dovesse andare avanti così, alla fine della stagione uno dei due, a mio parere, dovrebbe andare via dalla Lazio. O va via Ballardini, o va via Mauro Zarate. Decida Lotito".

Un'altra grana per Lotito dopo quelle di Pandev e Ledesma, altre notti insonni da passare di fronte al caminetto dell'avvocato Gentile per capire che fare di un calciatore pieno di talento, e che può dare molto dal punto di vista tecnico a questa Lazio, ma a cui però piace fare la primadonna.
Un tipo, questo Zarate, che per certi versi ricorda Antonio Cassano. Lu barese croce e delizia del pubblico romanista - più croce che delizia a dire il vero - che terminò la sua avventura in giallorosso con la cessione al Real Madrid per una manciata di spiccioli. Cinque milioni di euro, sei volte meno di quanto Franco Sensi l'aveva pagato pochi anni prima al Bari dei Matarrese.

Perdere un giocatore ricco di talento non dev'essere facile. Ma talvolta bisogna rendersi conto che è impossibile gestire l'ingestibile. Non so se con Mauro Zarate siamo già arrivati a questo punto. Non lo auguro né ai tifosi della Lazio né allo stesso giocatore. Certo è che le dichiarazioni rilasciate dal fratello procuratore non fanno intravedere nulla di buono. Restiamo in attesa di sviluppi.

giovedì 24 dicembre 2009

Spunta Bettega sotto l'albero juventino


E' d'uopo, alla fine di ogni anno, buttare le cose vecchie per fare posto a quelle nuove. Il perché è abbastanza ovvio (al di là del fatto che il consumo precoce è caratteristica essenziale delle società basate, per l'appunto, sul consumo). Ogni nascita è un nuovo cominciamento, l'inizio di qualcosa di diverso e imprevedibile, che permette di lasciare alle spalle gli errori (e gli orrori) del passato. Si tratta dunque di un rito che annuncia una palingenesi.
Non tutti però la pensano così. La Juventus, ad esempio, ha messo sotto l'albero un nuovo vice direttore generale, Roberto Bettega, che poi in realtà è vecchio come il cucco. Insomma: invece di anadare incontro al nuovo, i bianconeri hanno riciclato e tirato fuori dal cestino un pezzo da novanta della storia recente della Vecchia Signora. Appena scampato al processo a Calciopoli, il terzo uomo della Triade è diventato l'uomo giusto per risollevare le sorti della Juve. Peccato che Giraudo sia stato condannato in Primo grado, altrimenti anche lui tornava buono. E ora nella Torino bianconera sperano che anche con Moggi i giudici siano clementi. Bon. Tanti auguri a lui, alla juventus e al calcio italiano.