
Il mondo del calcio scende in campo contro il razzismo aderendo alla campagna "Non aver paura, apriti agli altri, apri ai diritti". Domenica 21 marzo, 'Giornata Internazionale contro la discriminazione razziale', negli stadi di serie A, subito prima dell'inizio delle partite, verrà portato in campo uno striscione con la scritta "No al razzismo", il logo - un fantasmino giallo - e il nome della Campagna. Sui monitor verrà contemporaneamente proiettato lo spot ideato e diretto dal regista Mimmo Calopresti, interpretato da Francesca Reggiani, Lello Arena, Salvatore Marino, Cumba Sall e da Viorel Samuel Cirpaciu, il bambino rom che col suo candore e il suo sorriso spezza simbolicamente la catena dell'intolleranza. Lo striscione sarà esposto anche alla partenza della Maratona di Roma in programma sempre domenica prossima.
La Campagna "Non aver paura" ha preso il via un anno fa, promossa da uno schieramento di 26 organizzazioni, inedito per ampiezza e pluralità. Ne fanno parte, infatti, associazioni laiche e religiose, Ong internazionali, i principali sindacati e l'Alto Commissariato Onu per i rifugiati. Obbiettivo della Campagna è favorire la conoscenza reciproca e il dialogo, abbattendo pregiudizi e stereotipi che, alimentati in modo irresponsabile, spesso si traducono in atti di discriminazione e violenza determinando un clima che mette a rischio la convivenza civile delle nostre comunità.
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sabato 20 marzo 2010
Il calcio dice "No al razzismo"
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Etichette: razzismo
martedì 9 giugno 2009
Banane contro Balotelli
Mario Balotelli ancora oggetto di gesti razzisti. Dopo i buuu che spesso vengono lanciati al suo indirizzo dagli spalti degli stadi italiani, stavolta il teatro della "contestazione" all'attaccante dell'Inter è stato un quartiere di Roma, sabato sera, dove il giocatore stava passando qualche ora in libera uscita dagli impegni con l'Under 21 insieme ad alcuni compagni. Mentre consumava un aperitivo, una decina di ragazzi lo ha attaccato verbalmente e poi gli ha lanciato delle banane. All'arrivo della polizia Balotelli ha chiesto solo di essere spostato da dove si trovava, senza sporgere denuncia per quanto accaduto. "Il ragazzo si sta comportando in maniera egregia, sia in ritiro che nell'occasione specifica avvenuta ieri- ha detto il ct dell'Under 21, Gigi Casiraghi- non rispondendo alle provocazioni verbali e minimizzando lui per primo l'episodio".
(Fonte: Dire 7 giu.)
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mercoledì 20 maggio 2009
L'Inter che piace: vincente e multiculturale

L'Inter straniera piace. Beha spiega il perché
di Corrado Giustiniani (da Il Messaggero)
Julio Cesar, Zanetti, Cordoba, Samuel, Chivu, Cambiasso, Muntari, Figo, Stankovic, Balotelli, Ibrahimovic. Nell'Inter scesa in campo contro il Siena, a celebrare il suo scudetto numero 17, c'era un solo italiano, Balotelli, e di pelle nera. Ma per buona parte del campionato la squadra di Mourinho si è schierata senza nemmeno un giocatore nato nella penisola. Se l'Inter appare come un'autentica “legione straniera”, nella rosa delle altre squadre i non italiani sono fra il 30 e il 40 per cento. Il calcio è multietnico, ma in questo caso nessuno si scandalizza. Ne parliamo con Oliviero Beha, giornalista e scrittore controcorrente, intelligente e coraggioso (vedi www.olivierobeha.it/ e www.italiopoli.it/) che ha pubblicato dieci giorni fa, per Chiarelettere, il suo ultimo saggio, dal titolo “I nuovi mostri”, ovvero “Nelle fauci di un'informazione truccata”.
Sugli spalti del Meazza, domenica, c'erano anche stendardi della Lega Nord. In alcuni casi il multietnico piace.
«Se i calciatori sono bravi, i sostenitori della squadra accetterebbero nella rosa diciotto neri, quindici gialli e alcuni aborigeni australiani. Solo se l'Inter invece di vincere pareggia, o addirittura perde, allora ci si accorge che c'è un solo italiano. Il discorso varrebbe anche per gli altri club, naturalmente. E mi fa ancora sorridere il ricordo di quando il presidente Lula venne in Italia e Berlusconi gli fece incontrare i giocatori brasiliani del Milan. Quelli della Roma, no: solo quelli del Milan. Naturale, li considerava suoi dipendenti».
Il presidente del Consiglio ha appena detto “no” a un'Italia multietnica.
«Un'affermazione di questo genere è sbagliata due volte. Primo, perché disconosce la realtà: l'Italia è già multietnica, il pianeta è multietnico. Secondo perché insinua un falso dubbio nella testa degli italiani, che in questo momento per varie ragioni sembra essere non molto piena, non molto vigile».
Ma insomma, perché l'immigrato no, il calciatore sì?
«Perché il brasiliano Ronaldinho, il ghanese Muntari e lo svedese di origine slava Ibrahimovic sono accomunati dal valore calcistico e dal denaro. La multietnicità viene accettata perché il denaro eleva il discorso, che invece sprofonda quando il denaro non c'è».
Mario Balotelli a Torino meritava semplicemente fischi, per i suoi falli ripetuti e le proteste verso l'arbitro, non i “buuh” dei tifosi.
«Il razzismo nasce dalla stupidità e dalla maleducazione. Quei tifosi non avrebbero mai attaccato il “loro” Sissoko, che è nero come Mario. Il tifoso è un destrutturato per antonomasia. Un semplice appassionato che abbia cultura ed educazione, quando sostiene la sua squadra censura coscientemente, nella sua testa, tutte le porcherie e le magagne del calcio, e questa operazione lo rende automaticamente moderato. Il tifoso no. La sua stupidità è uno scivolo verso il razzismo».
Nel tuo ultimo libro ti occupi di informazione e di giornali. Come si comportano, in questo caso?
«Male. Sono il catalizzatore del razzismo. Perché hanno capito che il razzismo rende molto di più dell'antirazzismo».
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Etichette: Corrado Giustiniani, Inter, multiculturalità, razzismo
sabato 14 febbraio 2009
Le molte facce del razzismo nello sport
Il pugile romeno che combatte in piazza Montecitorio
Roma, 12 feb 2009 - Non sono stati i pugni presi sul ring i peggiori che ha dovuto incassare l’ex peso gallo romeno Tiberiu Paul Chiriac. In tredici anni d’Italia, con gli ultimi nove passati esclusivamente nel Bel Paese, dentro e fuori il mondo della boxe, ne ha viste di cotte e di crude e pagato sulla propria pelle il fatto di essere un cittadino di serie B, un romeno. Vittima del razzismo e del mutismo della società. E così a trentasei anni suonati Tiberiu continua a infilarsi i guantoni e a combattere ma non su di un ring, a meno che non piazzino il quadrato a piazza Montecitorio. Perché è lì, sotto all’obelisco di fronte al Parlamento, che da un paio d’anni staziona Tiberiu. Chiede che almeno la politica faccia qualcosa affinché trionfi la giustizia, che gli siano restituiti se non i soldi almeno l’onore e la dignità che gli sono dovuti e che coloro che gli hanno rovinato l’esistenza paghino. A costo di rimetterci le penne.
Intorno all’obelisco Tiberiu ha piazzato decine di cartelli, ritratti di Cristo e dei santi, e gigantografie di pagine di giornali che hanno raccontato la sua storia, come il ‘Corriere della Sera’, ‘Il Tempo’ e la ‘Gazeta Romaneasca’, free press per i ‘romeni de Roma’. Perfino su You Tube c’è un filmato con una sua intervista rilasciata l’estate scorsa. In pochi mesi da allora sembra sia invecchiato di dieci anni. "Non c’è solo Calciopoli, la mafia è dappertutto", dice Tiberiu raddoppiando tutte le consonanti come fanno i sardi. Lui che col suo metro e sessanta nemmeno, e la sua tigna, sardo lo sembra per davvero. "Non sono qui per soldi – prosegue – ma perché voglio giustizia. Voglio che ciò che è successo a me non capiti ad altri, romeni o polacchi che siano. In Italia sono stato sfruttato, trattato come uno schiavo. Ho combattuto incontri accomodati senza che ne sapessi niente e per quelli non sono stato nemmeno pagato. Per campare ho lavorato nell’edilizia e combattuto centinaia d’incontri, col pubblico e senza…".
La prima volta di Tiberiu Paul Chiriac in Italia risale al ’96 quando un manager italiano gli organizzò un incontro. Tiberiu non era un novellino nonostante avesse 23 anni e aveva già combattuto in Francia e Bulgaria. Da allora fino al 2000 disputò una decina d’incontri nello Stivale, match che, dice Tiberiu, vennero accomodati. "O perdevo ai punti oppure gli arbitri fermavano il match prima del gong dando la vittoria al mio avversario per ko tecnico anche quando non m’ero fatto niente e stavo ancora bene in piedi. E dagli organizzatori non ho mai ricevuto una lira". Tiberiu voleva già all’epoca che tutti i filmati disponibili venissero visionati, per questo era andato a raccontare la sua storia prima a polizia, carabinieri e Guardia di finanza, poi alle Procure di Roma e Perugia e infine al Coni. Ma nessuno gli aveva dato retta. Anzi. "Invece di fare giustizia – racconta - mi hanno pure tolto il permesso di soggiorno. Pensa che nel novembre del 2000 venni premiato dal mitico Nino Benvenuti, ed ero già un clandestino".
Dal 2000 Tiberiu fa tappa fissa in Italia. Nonostante fosse un clandestino partecipava a molti incontri, alcuni ufficiali; in altri invece faceva da sparring partner a pugili ancora da svezzare. Di altri non ne parla. Ma i soldi che girano nel pugilato sono pochi, anche per i "primattori", figurarsi per "le comparse". Così per sbarcare il lunario andò a lavorare in cantiere, come facevano (e fanno) un po’ tutti i romeni approdati sulla Penisola. Tutto in nero naturalmente e per di più trattato come uno schiavo, un paria. "Spero sempre che qualcuno si interessi alla mia causa e per questo mi aiuti". Ora, l’aiuto Tiberiu lo cerca in quei romeni che in Italia hanno fatto fortuna, come i calciatori Mutu e Chivu. "Adrian Mutu e Christian Chivu aiutatemi a sconfiggere il razzismo nello sport", ha scritto in uno dei cartelli. Di Ramona Badescu (che lavora fianco a fianco col sindaco Alemanno) invece non vuol sentir parlare: "Lei non ci rappresenta (a noi romeni) e dunque non può parlare per noi. Che ne sa dei nostri problemi?".
Tiberiu oggi non è più un pugile. "Sono vecchio", dice. Piazza Montecitorio è il posto che assomiglia di più a casa. Qui, tutti lo conoscono, sanno qual è la sua situazione e perché lotta. Forse per questo suscita simpatia. Un signore in livrea gli chiede se vuole un caffè. Tiberiu, cortesemente, rifiuta l’invito. Ha da fare gli dice, deve mettere a posto i cartelli e infilarsi la maglietta per la foto. "È la mia maglietta, sai, l’ho fatta fare apposta. Eccola". La mostra. C’è disegnata una colomba bianca con una freccia infilata nel cuore, il rosso vivo del sangue che cola. Sopra, la scritta: "uccidetemi", a caratteri cubitali. "Una volta – dice – hanno provato a portarmi via di qui con la forza. Io allora ho preso la tanica di benzina che avevo e ho fatto il gesto di darmi fuoco. Vuoi sapere se lo avrei fatto?". Silenzio. "Sì".
(da Lungotevere.Net)
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19:36
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sabato 14 giugno 2008
Deputato gallese: "Non tifo Italia perché terrona"
(ANSA) - LONDRA, 14 GIU - Un deputato conservatore del parlamento gallese si e' dimesso da due cariche politiche dopo aver offeso gli italiani. Durante una trasmissione radio, il conduttore gli ha chiesto per chi tifasse agli Europei, ed Alun Cairns ha bocciato 'the italians' come dei 'greasy wops': untuosi e terroni. Messo sotto accusa dai laburisti come 'xenofobo e sciovinista', ha chiesto ufficialmente scusa dimettendosi da ministro-ombra dell'Istruzione e presidente della Commissione finanze.
Dunque è proprio vero che la madre dei cretini è sempre incinta.
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22:30
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mercoledì 11 giugno 2008
Tertelac invita i romeni in Italia a non seguire la partita in piazza
(AGI/ITALPRESS) - Baden, 11 giu. - Il presidente dell'associazione dei romeni in Italia, Eugen Tertelac, invita i suoi connazionali a non seguire la sfida di venerdì nelle piazze italiane. Gianluca Zambrotta, però, non è d'accordo: "Il calcio, così come lo sport in generale, è bello perché avvicina e unisce tutti i popoli. Questo succede soprattutto quando scendono in campo le nazionali, quindi non vedo perché debbano esserci tutti questi timori".
Poscritto. A proposito di calcio e integrazione (o solidarietà fate voi) segnalo la bella iniziativa promossa dall'Uisp assieme ad altre associazioni di Genova, che s'è meritata un bell'articolo su La Repubblica (nell'edizione genovese), ora disponibile al seguente indirizzo: http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Zeneizi-e-Latin-King-il-calcio-e-integrazione/2029067/6
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18:05
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