
(Fonte: Goal.com)
No, forse il 31 agosto le cose non sono andate propriamente come i media hanno titolato all'indomani della turbolenta trasferta a Roma da parte dei tifosi del Napoli. E' la conclusione cui è giunta un'inchiesta condotta per Rainews24 da Enzo Cappucci e ripresa da Marco Travaglio sul suo blog, "Voglio Scendere".
"Il 31 agosto - ricostruisce Travaglio - prima giornata di campionato, tg e giornali annunciarono che un’orda di ultras napoletani in partenza per Roma avevano assaltato l’Intercity “Modigliani” Napoli-Torino devastandolo, malmenando i controllori e sequestrando decine di passeggeri terrorizzati. Unica fonte della presunta notizia: un comunicato di Trenitalia che parlava di “treno interamente vandalizzato, danni ingenti a 11 carrozze, azionato più volte il freno d’emergenza, prima stima dei danni circa 500 mila euro”. Meglio del Vangelo".
"Che ne è di quel po’ po’ di casino a un mese di distanza? - si chiede ora il giornalista - L’ha spiegato l’altra sera, in un’illuminante inchiesta dal titolo “La bufala campana”, l’inviato di Rainews24 Enzo Cappucci sulla scorta delle conclusioni del pm che segue il caso, Antonello Ardituro. Tanto rumore per nulla. Nessun arresto, nessuna devastazione. Solo alcuni episodi di danneggiamento. Nessuna bomba carta, al massimo qualche petardo e bengala. Delle lesioni ai controllori, per ora, nessuna traccia: Rainews ha chiesto invano i referti medici. Delle 11 carrozze “vandalizzate”, Trenitalia ne ha messe a disposizione degl’inquirenti solo 4: le altre continuano tranquillamente a viaggiare. E i “danni per 500 mila euro”? Nemmeno l’ombra. Digos e Carabinieri parlano di 80 tendine danneggiate, qualche sedile tagliato, due vetri rotti e un water divelto (ma che abbiano fatto tutto gli ultras è da provare, viste le condizioni in cui versano i treni anche senza ultras): roba da qualche migliaio di euro, non di più".
"E gli “assalti alle due stazioni?”. Altra bufala - spiega ancora Travaglio - normali immagini di ordinaria tifoseria domenicale. Rainews mostra le sequenze dei tifosi veronesi che lasciano Napoli un paio d’anni fa, insultando poliziotti e napoletani nella solita nuvola di fumogeni (allora, però, sui giornali non uscì nemmeno un trafiletto). Cappucci intervista alcuni testimoni oculari. Tommaso Delli Paoli, segretario generale del sindacato di polizia Silp-Cgil: “Gli ultras non sono angioletti, ma non è accaduto niente di quel che si è voluto raccontare. Normali tensioni tra gli ultras con biglietti e documenti, che volevano raggiungere lo stadio di Roma, e i responsabili di Trenitalia che han bloccato il treno prima in stazione e poi di nuovo in aperta campagna. Non credo che abbiano tirato il freno d’emergenza, avevano fretta di arrivare a Roma. Pare che il treno mostrato in tv non fosse quello vero”. Violenze sul personale, sugli agenti e sui passeggeri? Due giornalisti sportivi austriaci, anch’essi sul treno incriminato, non han visto “nessuna violenza o scontro. Devastazioni? No, il treno era troppo pieno perché qualcuno potesse muoversi. L’unica paura è stata quella di perderci la partita, visto che il treno non partiva”".
giovedì 9 ottobre 2008
Bufale campane e romane
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martedì 2 settembre 2008
Disordini Roma-Napoli / Non è il calcio che non funziona ma l'Italia e le sue istituzioni

Due Ossevatori non sono bastati a prevedere i disordini provocati dai tifosi del Napoli in trasferta a Roma, in treno e alla stazione Termini. Il Questore di Napoli prima della partenza non ha visto gli animals muniti di "lame", bombe carta e bastoni salire sul treno. I dirigenti delle FS non hanno attrezzato treni speciali, ma hanno lasciato i loro clienti in balia di 2.000 scalmanati. I giudici, poi, non sono riusciti a trattenere i cinque sostenitori di Napoli e Roma fermati in questura, ma li hanno liberati dopo 48 ore.
Fatti di cronaca, in un'altra domenica di ordinaria follia, come ce ne sono troppe da diversi anni a questa parte. Fatti, che a differenza di quel che ha detto qualcuno, ancora indignano e stupiscono. Già, perché dopo tanti proclami e l'impegno che cose del genere non accadano più, invece, quelle cose continuano ad accadere. Forse la colpa è nella società violenta, come in molti dicono, la quale a sua volta genera altra violenza. O forse si è data troppa fiducia a gruppetti di ultrà che, come ha detto qualcun altro, non la meritavano. Ma di chiunque sia la colpa, resta il fatto che per le istituzioni democratiche, dagli osservatori del Viminale all'ordinamento giuridico, dalle FS alle Forze di Polizia, questa domenica ha segnato la loro disfatta.
Dopo Raciti e Sandri si pensava che le cose, con un po' di buona volontà, sarebbero tornate a posto. Così non è stato e questo ci lascia con un senso d'impotenza e l'amaro in bocca. Non è il calcio che non funziona ma l'Italia, le cui istituzioni non reggono nemmeno all'urto di 2.000 e più cazzoni col viso coperto. E resta la sensazione che se tutti avessero svolto il loro lavoro con la meticolosità che il caso richiedeva, non si sarebbe giunti fino a questo punto. E cioè: se i due Osservatori avessero osservato; se il questore e il prefetto avessero perquisito e non fatto partire i più facinorosi , almeno quelli in possesso di armi; se la dirigenza FS avesse dialogato con i capi ultrà (come qualcuno di loro ha sostenuto di aver richiesto senza ottenere risposta) adottando misure adeguate alla situazione; se la Magistratura non fosse vincolata da una legislazione che permette ancora al reo di farla franca (quest'ultima è ovviamente una semplificazione di un problema molto più aggrovigliato). Beh, se tutto fosse andato così ora non staremmo qui a menarcela con la questione ultrà. E forse non saremmo nemmeno in Italia, ma in un Paese normale.
(Foto: Crimistar)
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