
(Il Fatto Quotidiano del 10 ottobre)
Fantastico Fabio che fa sempre notizia. Ormai tra calcio, sponsor e casi collaterali è un po’ la Cuccarini in cucina di qualche anno fa. Adesso è un doping non dopabile, è il solito cortisone che si affaccia surrettiziamente come ai tempi delle cure agli occhi di Davids.
Per il mitico Fabio, uno dei migliori difensori del mondo degli ultimi vent’anni, stavolta è un’ape malandrina, che punge, da cui il farmaco, e il pasticcio tra Juventus e Federcalcio, che invece non pungono. E’ evidente che l’antidoping andrebbe fatto prima ai dirigenti di società e a quelli federali, per i giocatori specie quelli importanti, è francamente sprecato. Non è una cosa seria. E’ solo grave, quindi non conta. Mi ricordo di Cannavaro e del suo filmato ridanciano, dieci anni fa, mentre si faceva le flebo prima di un match di Coppa mi pare a Mosca, con il Parma. Mi ricordo di Cannavaro premiato con il Pallone d’oro mentre moriva Puskas, ovvero due etiche agli antipodi. Insomma mi ricordo sempre e comunque di Cannavaro.
lunedì 12 ottobre 2009
La dura provetta di Cannavaro
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sabato 4 ottobre 2008
Lo psicologo Alberto Cei: "I crack finanziari come il doping"
L'ANALISI DELLO PSICOLOGO ALBERTO CEI: "ATLETI E MANAGER SOTTO PRESSIONE E ALLETTATI DA PREMI E STOCK OPTIONS"
La logica dietro la crisi che sta travolgendo la finanza mondiale è la stessa che spinge gli atleti a ricorrere al doping: la ricerca del successo ad ogni costo, fomentata da un sistema che spinge ad ottenere il massimo dei risultati anche in spregio delle regole. Nel suo prossimo libro in corso di pubblicazione, intitolato "I Signori dei tranelli", Alberto Cei, professore di psicologia all'Università di Tor Vergata (Roma) e di Cassino, propone un'interessante paragone tra la finanza globale e il mondo dello sport di alto livello.
"Parliamo sempre di persone di successo: atleti che vincono le Olimpiadi, multimiliardari - ha dichiarato Cei nel corso di un'intervista rilasciata a Repubblica.it. I Signori dei tranelli - ha spiegato Cei - "sono le persone di successo che ritengono di non poter mai essere perseguite, che vivono in un ambiente nel quale si sentono sicure. Al tempo stesso, su di loro grava una forte pressione sociale che li spinge a ottenere il massimo, anche illegalmente. Hanno anche una serie di premi, stock options per i manager, che incentivano ancora di più questo atteggiamento. La loro è un'attività intenzionale: non sono mele marce, sono persone assolutamente brillanti, oltre a essere socialmente ben posizionate".
"Quello che conta è la ricerca del risultato ad ogni costo - ha aggiunto - Sicuramente ottenere i risultati è un fatto auspicabile, come lo è vincere nello sport: è il come che è diventato patologico. L'assenza totale di controlli, l'esaltazione dell'orientamento al rischio, la pressione sociale si uniscono al desiderio legittimo di vincere e di accumulare denaro. Ha prevalso una sorta di cultura dell'arroganza. Non era sbagliato l'obiettivo, ma il modo, unito alla consapevolezza che i controlli sono inesistenti. I controlli costituiscono un forte elemento di deterrenza, perché "i signori dei tranelli" non vogliono perdere la faccia di fronte al proprio ambiente sociale: puoi fare quello che vuoi, ma se vieni scoperto vuole dire che non sei stato abbastanza bravo e vieni eliminato. Però non vanno bene il controlli solo alla fine: le persone così non hanno un argine".
(Fonte: Uisp)
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sabato 16 febbraio 2008
Scherza coi Santi, ma lascia stare i Ronaldo
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Etichette: Bernardino Santi, doping, Ronaldo
