Questa mattina il quotidiano torinese La Stampa ha voluto rendere omaggio all'ex ct Roberto Donadoni con un articolo firmato da Massimo Gramellini e intitolato Elogio di Donadoni.
"Sono contento di essere un connazionale di Roberto Donadoni- ha scritto Gramellini- L'uscita di scena è il momento più difficile, sul palco come nella vita. E questo bergamasco dalla faccia triste, cioè seria, che nel Paese delle macchiette non ha mai fornito materiale a una caricatura, ha saputo lasciare la panchina azzurra con dignità: senza un lamento e senza nemmeno passare alla cassa per la liquidazione". "La sua nazionale- ha spiegato il giornalista de La Stampa- non ci ha mai divertito. Ma, se è per questo, neanche quella che vinse l'ultimo campionato del mondo". Poi, la laconica conclusione. "Donadoni ha indossato la sconfitta con lo stesso decoro con cui si veste, parla e cammina(...). In tempi di crisi fa bene al cuore riscoprire che, accanto al modello di italiano cialtrone e furbastro che ingombra da un secolo le cronache dei giornali e che avrà per sempre il volto del grande Alberto Sordi, esiste un Altro Italiano che non urla, non millanta, non fa la scena. E anche per questo esce di scena: con uno stile che non lo avvantaggerà nella carriera ma che gli vale, per quel poco che conta, il nostro applauso".
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venerdì 27 giugno 2008
Donadoni elogiato da "La Stampa"
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giovedì 26 giugno 2008
Donadoni-Lippi. "Questione di stile"
"Ognuno ha il suo modo di proporsi alla gente, non sono io a dover insegnare agli altri come comportarsi". Appena lasciata la sua panchina da ct della Nazionale azzurra, Roberto Donadoni si toglie qualche sassolino dalle scarpe. Il riferimento è naturalmente a Marcello Lippi, da oggi nuovo tecnico dell'Italia. A Donadoni il comportamento tenuto dal "di nuovo" ct in questi due anni, non è proprio andato giù: il viareggino non s'è mai fatto veramente da parte, sfruttando ogni momento buono per una battuta, un commento sui 'suoi' ragazzi, i Campioni del Mondo. "Se ne parla da due anni (di Lippi, ndr)- ha detto Donadoni -. Al presidente Abete non ho chiesto se c'è stato un incontro con Lippi. Ognuno è libero di fare quel che vuole, io non discuto i comportamenti degli altri. Non voglio cadere in mancanza di eleganza".
Di nuovo Lippi, dunque. Colui che ha portato l'Italia ad alzare la coppa più prestigiosa a Berlino, certo, ma anche il tecnico che aveva lasciato per via dei molti scandali, non ultimo quella che aveva coinvolto suo figlio Davide, procuratore di calciatori e socio Gea. Adesso è di nuovo in sella e noi, che vogliamo il bene della nostra Nazionale, non possiamo che fargli i migliori auguri.
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martedì 24 giugno 2008
Figc smentisce BBC su esonero Donadoni. Ma ormai è questione di ore
(Foto:Giorgio Perottino / LaPresse Vienna)
mercoledì 21 maggio 2008
Del doman non v'è certezza... ma Donadoni resta Donadoni
Donadoni e il suo stile. Inconfondibile come calciatore: era un'ala, come nella migliore tradizione italiana (da Causio a Conti), col pallone sempre incollato al piede e dal dribbling facile. In qualità d'allenatore, invece, lo si conosceva un po' meno, si sapeva solo che aveva fatto un buon lavoro a Livorno e che era stato ingiustamente esonerato da Spinelli. Poi, a sorpresa, veniva nominato ct della Nazionale: un compito che secondo molti era "troppo" per uno come lui, che d'esperienza ne aveva ben poca per gestire il dopo Lippi e la squadra campione del mondo. Durante i circa due anni di partite utili per ottenere il pass a Euro 2008, con una qualificazione guadagnata solo all'ultima giornata di un un girone difficilissimo, con in mezzo l'agguerrita Francia, battuta nella finale di Berlino, e una sorprendente Scozia, Donadoni veniva accusato di scarso polso nel trattare i giocatori e qualcuno gli rimproverava di non essere riuscito a trattenere campioni del calibro di Totti e Nesta (che il ct, successivamente, avrebbe definito "ragazzi un po' viziati").
Il ct, allora come adesso, non aveva fatto una piega e aveva incassato alla sua maniera: poche e sporadiche parole, ma molti fatti. Poi però, quei suoi modi, così poco italiani, hanno conquistato pian piano le simpatie di molti, parallelamente ai successi della sua Italia. Si dirà, che accade sempre così quando si vince. E' vero. Ma non possiamo fare a meno di evidenziare lo 'stile' Donadoni: uno che, proprio come quando giocava, dribbla ogni polemica, se la fa scivolare addosso, mantenendo un profilo basso, tipico di chi in realtà vola alto. Come nell'ultima conferenza stampa: ha giustamente convocato Cassano, ma è riuscito a non accentrare l'attenzione sul barese e sulle cassanate; non ha chiamato Inzaghi parlando di scelta tecnica senza stare a ricordare la grandezza dell'escluso (la retorica non è il suo mestiere); ha parlato del suo contratto che non vincola nessuno come la cosa più normale al mondo. Che poi solo i numeri contino nel calcio, Donadoni questo lo sa meglio di tutti. Non si capisce però perché qualcuno lo vorrebbe, o lo avrebbe voluto, diverso da com'è. Sarà che 'del doman non v'è certezza', ma non cambiare per diventare ciò che i media vogliono tu sia, beh, questa è già una vittoria. Più grande di quel che comunemente si pensa.
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