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mercoledì 9 gennaio 2008

Queens Park Rangers secondo Geoff Andrews (da "Il Manifesto")



Con l'articolo "Il club più ricco del mondo", Il Manifesto di ieri s'è occupato della storia del Queens Park Rangers, società londinese finita nelle mani di Flavio Briatore e dei suoi amici miliardari. "Un affare all'italiana", a firma del tifoso-scrittore del Qpr Geoff Andrews, autore del libro Un paese anormale, l'Italia di oggi raccontata da un cronista inglese (Effepi Libri 2006), nonché manager dei Philosophy Football Fc. Un bellissimo pezzo che ho 'rubato' al quotidiano comunista e che ho postato integralmente qui di seguito per i miei lettori.


Il club più ricco del mondo
di G. Andrews

Sono tempi straordinari per il Queens Park Rangers, la squadra londinese a lungo parente povera del Chelsea e momentaneamente relegata nei bassifondi della serie B inglese. In ottobre il club, indebitato fino al collo, è stato comprato da Flavio Briatore e Bernie Ecclestone, padre-padrone della Formula1. Subito prima di natale poi Lakshmi Mittal, il quinto uomo più ricco del mondo con un patrimonio di 30 miliardi di euro, ha acquistato delle quote (20%) trasformando di fatto il Qpr nel club calcistico più ricco del mondo.Ovviamente la maggioranza dei tifosi sono in estasi. Non gli importa che Briatore, quando gli è stato detto che il Qpr era in vendita, abbia pensato che gli stavano offrendo un ristorante (lo ha ammesso lui stesso al Dayly Mirror) o che la conoscenza calcistica di Ecclestone sia pari a quella di un italiano medio rispetto al cricket. Per una squadra che è stata a lungo nella top division inglese, questa era l'occasione giusta per tornare all'antica gloria degli anni settanta quando avevamo alcuni dei giocatori più talentuosi dell'epoca, Stan Bowles, Rodney Marsh e Gerry Francis, che fu anche capitano della nazioanle inglese, e arrivammo a un passo dalla conquista del campionato (stagione '75/'76), bruciati dal Liverpool sul filo di lana. La sfida di Coppa d'Inghilterra contro il Chelsea di Abramovich, andata in scena sabato a Stamford Bridge, ci ha offerto la possibilità di mostrare la nostra nuova ricchezza agli storici rivali del west end in un match subito ribattezzato lo scontro dei miliardari.Tuttavia non tutto è filato liscio in questo passaggio dagli stracci al caviale. Negli ultimi due anni il Qpr si è trovato sull'orlo della bancarotta. Siamo stati salvati da un ex procuratore napoletano, Gianni Paladini (che ora è considerato un santo dai credenti di Loftus Road) insieme al suo compatriota Antonio Caliendo, l'ex agente di Roberto Baggio che ha avuto diversi guai con la giustizia italiana. Il regno di Paladini, che è rimasto presidente del club anche dopo l'arrivo di Briatore e compagni, ha avuto i suoi problemi. Nell'agosto del 2005 è stato minacciato con una pistola affinchè firmasse la lettera di dimissioni dopo una lite furibonda con l'allora direttore David Morris, poi prosciolto in tribunale. Nel febbraio scorso, i giocatori del Qpr si resero protagonisti di una mega rissa contro la nazionale olimpica cinese con un giocatore ospite finito in ospedale con la mandibola rotta e l'allenatore in seconda del Qpr sospeso. Ad agosto poi la tragedia di Ray Jones, promettente attaccante delle giovanili ucciso in un incidente d'auto, due anni dopo l'accoltellamento di un altro giovane calciatore del club. La storia recente del Qpr riflette bene alcune delle più ampie contraddizioni del calcio moderno. Quale prezzo siamo disposti a pagare per vedere la nostra squadra tornare in alto? Per i tifosi del Qpr, che ha sempre avuto la reputazione di un piccolo club dal gioco divertente, legato ai movimenti culturali degli anni '70 quando rock star come Robert Smith, Mick Jones e Glen Matlock si mescolavano con tifosi e giocatori, si pongono oggi diversi dilemmi. L'ostilità nei confronti dei rivali del Chelsea è cresciuta enormemente dopo l'arrivo di Roman Abramovich ma oggi neanche la sua ricchezza è in grado di pareggiare quella dei nuovi proprietari del Qpr. Sabato i nostri tifosi hanno sbeffeggiato quelli dei blues sventolando banconote da 20 sterline. Gira anche voce che il tradizionale Bovril (l'estratto di carne di bue divorato dai tifosi nell'intervallo delle partite) verrà sostituito con un cibo più adatto alla nuova éra, fatto preparare personalmente da Cipriani, il ristorante che Briatore possiede a Mayfair.Briatore e il suo entourage, che include Naomi Campbell e Elisabetta Gregoraci, si vedono spesso sorridenti ai campi d'allenamento di Shepherds Bush e nuovi cambiamenti societari sono attesi a breve. Mentre il Qpr si lancia sul mercato col portafogli mai così pieno (ma senza l'ex collaboratore di Moggi, Franco Ceravolo, assunto da Paladini dopo Calciopoli ma tornato in Italia per ragioni familiari), i tifosi cominciano ad avere qualche dubbio. «Confesso che sono un po' terrorizzato - ha scritto Kropotkin 37 su un forum di appassionati - faccio fatica a credere che nessun altro la pensi come me. Abbiamo pianto per aver perso delle finali di coppa, ci siamo strappati i capelli ogni volta che siamo retrocessi. Ma siamo sempre stati orgogliosi del nostro piccolo club. Cosa succederà ora? Tra qualche anno, quando dirò che sono un tifoso del Qpr la gente mi guarderà in maniera diversa da come ha sempre fatto».Forse l'unica cosa di cui i tifosi del Qpr possono esser contenti è il nuovo allenatore, Luigi De Canio. Anche qui ci sono implicazioni per il nuovo regime inglese. Lui e Fabio Capello condividono lo stesso interprete, Ruben Reggiani, un 22enne anglo-italiano che spera di remare per la nazionale inglese alle Olimpiadi di Pechino. Quando De Canio è stato assunto c'erano parecchi dubbi sul suo conto. Si diceva fosse un protetto di Moggi. Non parlava inglese e praticava un calcio noioso: «stiamo facendo catcha natcha?», chiedevano i tifosi ossessionati dal mito italiano del Catenaccio. Tutt'ora è difficile capire gioco e formazioni di Mister De Canio e lo stesso potrebbe succedere con Capello non appena metterà mano al centrocampo dell'Inghilterra. Tuttavia, l'umile allenatore di Matera è riuscito a invertire la rotta con argute scelte tattiche prima che Briatore e soci cominciassero a comprare nuovi giocatori. Abbiamo messo il Chelsea in seria difficoltà e alla fine siamo usciti sconfitti da Stamford Bridge 1-0 con i tifosi che cantavano «Gigi De Canio, Bernie e Flavio» sulle note della Donna è mobile. Una cosa impensabile fino a qualche mese fa. De Canio ha riconquistato i tifosi e insieme a Capello potrebbe offrire alcuni positivi cambiamenti al calcio inglese. Sempre che Briatore non si stufi nel frattempo.

martedì 25 dicembre 2007

Moggiopoli 2. Lacune legislative da colmare


Dalla lettura dei verbali delle intercettazioni telefoniche (la c.d. Calciopoli 2) non è emerso alcun interesse da parte di Luciano Moggi per un ruolo nel nuovo Queen's Park Rangers di Flavio Briatore. Eppure molti sospettano che la lunga mano di Lucky Luciano si sia infilata nella Londra pallonara. Ma Lucianone chiosa. Ora fa il giornalista per Libero ed è opininista per una tv locale, una professione che gradisce assai, come ha tenuto a precisare in un'intervista rilasciata ad Affari Italiani: "Ora faccio il giornalista, mi diverto e sono passato da essere criticato a criticare". Davvero un buontempone l'ex ferroviere di Civitavecchia.
Eppure l'ipotesi di un Moggi nella City non è poi così peregrina. Intanto a Londra s'era trasferito il suo braccio destro, Francesco Ceravolo, al quale Briatore aveva dato l'incarico di responsabile tecnico del Queen’s Park Rangers (pare che qualche giro a Londra - come ha scritto "tuttomercatoweb" - sia andato a farlo anche Alessandro Moggi). Un fatto che il giornalista di 'Controcampo', Paolo Ziliani, aveva così commentato: "Tutte le strade portano verso uno scenario abbastanza chiaro: quello di Moggi che muove il tutto dietro (ma neanche tanto) le quinte, magari col sostegno di Giraudo, che come tutti sanno dopo Calciopoli ha scelto l'esilio volontario, e dorato, a Londra". Ma poi, una settimana fa, Ceravolo ha rassegnato le dimissioni (qualcuno, maliziosamente, ha usato l'espressione "è stato dimesso") per family reasons, come c'è scritto sul sito della società inglese. Un addio(?) avvenuto non prima di mettere sulla panchina del club un loro affiliato: Luigi De Canio, ex tecnico di Udinese, Napoli, Reggina, Siena, Genoa ed ex uomo Gea. Insomma, nonostante le dimissioni di Ceravolo, il clan di Lucianone ha ancora molti contatti per operare seppur nell'ombra.
Una seconda ragione è che Moggi "sguazza" dove girano i soldi: era nel Napoli dei tempi d'oro di Ferlaino, nella Roma del duo Sensi&Mezzaroma che spendeva e spandeva, nel Torino di Borsano e Lentini, infine alla Juve. Ora che il "paradiso" pallonaro è proprio la Premiership inglese, dove di denaro ne gira a iosa e con una fiscalità ridotta rispetto a quella italiana, vi pare che Moggi ne possa rimanere tagliato fuori? Intendiamoci, Moggi può fare quello che vuole, anche perché l'inibizione di 5 anni, inflittagli dalla Corte federale in merito all'illecito sportivo (Art. 6 e non come lui stesso afferma un misero Art.1), non vale nel resto d'Europa. Cosa che del resto Lucky Luciano, che è davvero fortunato non c'è che dire, sa benissimo, visto che una quindicina d'anni fa si salvò dalla condanna per illecito sportivo per cose simili (forse sarebbe meglio dire che sono due facce della stessa medaglia).
All'epoca Moggi era ds nel Torino di Borsano, uomo di Craxi, e venne coinvolto in un sexy-scandalo, con mignotte "usate" come merce per addomesticare arbitri collusi al fine di taroccare alcune partite in Coppa Uefa (tre: con l'Aek Atene, Boavista e Reykjavik). Ebbene, nonostante le prove, indotte dalle testimonianze (del ragioniere del Toro, Giovanni Matta, della "massaggiatrice" Adriana R. e da alcune incongruenze emerse durante la deposizione di Pavarese, all'epoca vice-Moggi nella società granata e suo braccio-esecutivo, che, forse, non aveva imparato bene la filastrocca), Lucianone ne uscì pulito. Ma solo grazie al fatto che nella legge sportiva c'è un buco grosso come una casa. Come ha spiegato Marco Travaglio nel libro Lucky Luciano (pag. 113), "la legge punisce chi trucca le competizioni riconosciute dal Coni, ma non quelle riconosciute dall'Uefa, che è indipendente e autonoma, dunque non riconosciuta dal Coni. Tant'è vero che le squalifiche comminate dalla Federcalcio non valgono per le coppe internazionali, e le varie squadre che partecipano alle competizioni Uefa aderiscono autonomamente al suo regolamento, senza passare per Coni e Figc. Dunque (siccome le partite incriminate erano di Coppa Uefa, ndr), la legge italiana sull'illecito sportivo è per la Coppa Uefa inapplicabile". Per farla breve, il "buco" legislativo all'epoca gli servì per non andare incontro a sicura condanna in Italia, mentre ora, che la Corte federale l'ha condannato, gli permette di continuare la propria attività all'estero. Una lacuna che sarebbe ora di colmare.