Pare che Paparesta avesse chiesto ai vertici Federali di tornare ad arbitrare. Al più presto. E del resto come dargli torto? Corsi e ricorsi della giustizia sportiva avevano progressivamente sgonfiato quel fenomeno battezzato come Calciopoli, che qualcuno forse troppo precocemente aveva definito “il più grande scandalo del calcio italiano”. Solo il “povero” Moggi, anche lui in odor di “grazia”, ancora paga ufficialmente per le malefatte (già, perchè poi Lucianone è rientrato dalla porta di servizio come Calciopoli 2 sta a dimostrare); gli altri, tra appelli vari, sono tornati tutti in corsa. Più o meno puliti, ma comunque pronti a definirsi innocenti. Paparesta in fondo che male aveva fatto? La semplice violazione dell’articolo 1 (lealtà sportiva) del CGS (Codice di giustizia sportiva) per i fatti seguenti a Reggina-Juve, la partita nel quale il nostro era stato chiuso nel suo spogliatoio assieme ai due assistenti Di Mauro e Copelli dall’allora dg bianconero, Lucianone Moggi. Che se l’era presa col guardalinee Copelli, reo di non avere visto un rigore in favore della Vecchia Signora, tanto da minacciarlo verbalmente e fisicamente. Stessa cosa per l’altro assistente, Di Mauro, che s’era ritrovato il dito indice del Lucianone in primissimo piano, così grande che avrebbe potuto scambiarlo per una vitella chianina. Ma Paparesta aveva chiuso un occhio, anzi tutt’e due, e non aveva scritto alcunché sul referto arbitrale violando appunto la “deontologia” professionale. Era stato muto, come del resto l’ex osservatore Ingargiola, che al telefono con Lanese aveva chiarito che lui lì aveva assistito alla scena, ma che no, non avrebbe proferito parola alcuna... Insomma, mica si può condannare uno che ha fatto il proprio dovere non facendo la spia. Già, perché a Paparesta gli spioni non piacciono proprio. Se una cosa si deve fare, beh, non è che bisogna dirla a tutti. E se proprio c'è da parlare, meglio usare un telefono criptato... con sim svizzera. Eh, la Svizzera. Con le sue banche e i conti cifrati, lì si che conoscono il senso profondo della parola "discrezione". Arriviamo così all'ultimo tassello di questa "Paparesta story" (che potete approfondire nel post qui sotto). Infatti, ieri, l'arbitro è stato nuovamente deferito, stavolta per un conflitto d’interessi, guarda il caso, non dichiarato. Aveva infatti chiesto a Meani, di nascosto, l’aiuto dei dirigenti del Milan per favorire una società, l’Ital Bi Oil, in cui figura tra i soci la propria moglie. Una faccenda che cozza con il suo ruolo d’imparziale arbitro. Ma non con la sua scala di valori. Quelli della "famigghia" italiana, dove se tieni la bocca cucita campi almeno cent'anni. Vero, Don Paparé?
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domenica 6 gennaio 2008
Paparesta deferito per conflitto d'interessi. Salvi Galliani&Meani
Gianluca Paparesta è stato deferito alla commissione disciplinare nazionale della Figc "per avere prima attivato la dirigenza del Milan per propri interessi connessi alle vicende della società Ital Bi Oil e per aver successivamente omesso di rappresentare ai competenti organi della Figc il particolare interesse che aveva nella vicenda, derivante dal rapporto di affinità con i soci e gli amministratori della predetta società". Oltre a lui il Procuratore Federale ha deferito anche l'ex arbitro Racalbuto ("per aver gettato discredito nei confronti del settore arbitrale"). Del caso si è occupato il Corriere dello Sport di ieri con un articolo non firmato:
"I due deferimenti sono arrivati a sorpresa, perché quei fatti, risalenti alle indagini effettuate nell’estate del 2005 da Francesco Saverio Borrelli e dai suoi uomini, erano stati ritenuti chiusi. La stessa Corte Federale aveva espresso il suo parere, ritenendo che Paparesta e Racalbuto non potevano essere processati neanche dall’Aia in quanto già precedentemente giudicati dalla Procura Federale, cioè dallo stesso Palazzi, che aveva deciso di non procedere. Secondo le norme diffuse dalla stessa Corte Federale, il non deferimento per archiviazione o per caso irrilevante era già un giudizio. Oggi Palazzi, invece, ha deciso di procedere, confermando l’ipotesi che quella norma della Corte Federale non verrà riconosciuta da lui neanche in futuro. Ma per quanto riguarda Paparesta e il deferimento per la famosa telefonata a Meani in cui chiedeva l’aiuto dei dirigenti del Milan è emerso un fatto nuovo: gli 007 federali, infatti, hanno scoperto che uno degli intestatari della Ital Bi Oil (associata dell’Assobiodiesel, società per la quale il direttore di gara aveva chiesto l’intervento) è sua moglie, quindi Paparesta stava chiedendo le attenzioni del Milan per un interesse personale. In quella telefonata erano stati coinvolti oltre all’arbitro anche Meani e Adriano Galliani, ma Palazzi ha ritenuto di dover procedere con il deferimento solo per Paparesta."
alle
02:49
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Etichette: Galliani, Ital Bi Oil, Meani, Paparesta
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