"Reiterati errori arbitrarli in danno della Lazio. L'effettivo valore delle espressioni adoperate in conversazioni telefoniche in correlazione con altre ritenute significative. L'insussistenza dell'interesse personale indicato quale possibile causale della frode sportiva in favore del Lotito. Il potere di controllo del presidente della Figc sulla regolarità delle attività arbitrali". Sono solo alcune delle motivazioni con cui la Corte di Cassazione ha confermato la decisione del gup di Napoli (era il 3 ottobre 2008) di archiviare la posizione dell'ex presidente di tutto Franco Carraro. "Le risultanze delle intercettazioni telefoniche e gli altri elementi indicati dal pm a sostegno delle accuse di frode sportiva- scrive la Cassazione- sono state inquadrate dalla sentenza in un contesto di altre risultanze o elementi di valutazione che elidono, sminuiscono o contraddicono logicamente il valore indiziario attribuito ai primi".
mercoledì 17 giugno 2009
Calciopoli II. Depositate motivazioni sentenza Carraro: "Non aveva interesse a favorire Lotito"
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sabato 4 ottobre 2008
Carraro esce dal processo di Napoli, ma le nebbie ancora lo avvolgono

Prosciolto. A Napoli, il gup ha deciso di rinviare a giudizio per Calciopoli 19 imputati. Non Franco Carraro, estraneo ai reati a lui ascritti di frode sportiva e associazione a delinquere. Non è la prima volta che l’ex presidente della Figc se la cava e viene assolto con formula piena. Era già accaduto nel 1990 nel processo per i lavori allo stadio Olimpico di Roma e nel processo sportivo a Calciopoli nel 2006. Eppure, nonostante ciò, troppe nebbie avvolgono ancora la sua figura per riabilitarlo di fronte all’opinione pubblica.
Uomo per tutte le stagioni, Franco Carraro è stato uomo di potere non solo nello sport, dove ha ricoperto tutte le cariche più prestigiose, da presidente della Lega Calcio a quella di capo della Federazione, fino alla poltrona più autorevole del Coni. Lo sport è sempre stato il centro di gravità dei suoi affari, ma anche in politica e in economia egli ha comunque recitato un ruolo di primo piano. Come politico è stato, nelle file del Psi, sindaco del Comune di Roma, poi ministro del Turismo. In economia ha avuto diversi incarichi in banche (come Capitalia) o in imprese di alto profilo, come la Impregilo, società che si occupò della ricostruzione dello stadio Olimpico di Roma per Italia ’90 e che negli ultimi mesi è tornata alla ribalta per le responsabilità nella gestione della ‘monnezza’ campana.
Significativamente, Carraro, in entrambi gli scandali che hanno coinvolto la Impregilo, era altrove e non ricopriva alcuna carica in seno alla società della Fiat.
Di Carraro, dunque, possiamo dire che è stato uno con le mani in pasta un po’ dappertutto, ma che è sempre riuscito a togliersi dagli impa(i)cci prima che gli finissero addosso. O almeno, quasi sempre. In due occasioni, infatti, le cose non sono andate per il verso giusto.
Dicevamo delle sue vicende giudiziarie. Prima di Napoli, ma sempre nell’ambito dello scandalo Calciopoli, Carraro è comparso come imputato eccellente al processo sportivo in cui è stato coinvolto un po’ tutto il calcio che conta (Juve-Milan-Lazio-Fiorentina-Moggi-Galliani, etc.). In Primo Grado, l’allora presidente della Figc si era beccato 4 anni e mezzo di inibizione, trasformatisi poi in Appello in una multa da 80 mila euro più ‘diffida’, per aver chiesto via telefono all’allora designatore Bergamo di favorire la Lazio di Lotito (lo scopo doveva essere quello di agevolare una sua rielezione a in seno alla Figc). Ma la cura dimagrante imposta a tutti gli imputati dopo la restaurazione dei vertici del calcio (con a capo il duo Abete-Matarrese), gli aveva consentito in Camera di Conciliazione di perdere la ‘diffida’; poi il Tar gli avrebbe tolto pure la multa da 80 mila euro. Mica male per uno che era partito con una condanna molto simile a quella di Moggi (5 anni di inibizione) e dei suoi soci.
Ma prima ancora, il signor Franco Carraro era uscito indenne da un’altra vicenda: nel 1990, lui, Pescante (segretario Coni), Gattai (presidente Coni) e Primo Nebiolo (membro Cio) erano stati invischiati in un’indagine della magistratura ordinaria, volta a scoprire se l’aumento dei costi dello stadio Olimpico, il cui prezzo era lievitato dai circa 80 miliardi di lire agli oltre 200 iva esclusa, fosse avvenuto in maniera fraudolenta o meno. In particolare i pm accusavano i quattro di aver appaltato i lavori in modo poco trasparente, favorendo la Cogefin; e che l’offerta pubblica di 80 miliardi fosse stata accettata nonostante sapessero in anticipo che la società torinese non avrebbe rispettato il budget con cui aveva vinto la gara (che infatti salì, triplicando). Carraro venne accusato in quanto, come sindaco della Capitale, era cogestore dello stadio Olimpico e aveva concesso l’autorizzazione al progetto. Anche in quell’occasione, Carraro venne assolto dal gup di quel ‘porto delle nebbie’ che è il Tribunale di Roma. Un paio di anni dopo, scaduto il mandato di sindaco, Carraro divenne il presidente della Cogefin, che nel frattempo aveva cambiato denominazione, diventando la Impregilo.
(Foto: Metaphotos)
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sabato 14 giugno 2008
Giustizia pallonara: le novità. Multate Milan&Inter, Carraro va a Napoli
Giornate calde sul fronte giustizia sportiva. Il tribunale di Napoli che si occupa del processo a Calciopoli ieri è riuscito finalmente a interrogare Franco Carraro, dopo che l'udienza del 30 maggio era saltata per via dello sciopero degli stenotypisti. Ovviamente l'interessato non è che abbia raccontato granché al gup Eduardo De Gregorio, se non la sua totale estraneità a quello che gli inquirenti ipotizzano come il sistema Moggi. Egli, scrive La Repubblica, "ha precisato di non aver mai avuto alcun interesse nella formazione delle cosiddette 'griglie arbitrali' e di non averne mai parlato con i designatori Bergamo e Pairetto. Quanto ai rapporti con Moggi, Carraro ha sostenuto che con l'ex dg della Juventus era tenuto a parlare in quanto dirigente della società di calcio che dava il maggior numero di giocatori alla Nazionale. E ha aggiunto, comunque, di non aver mai parlato con Moggi di arbitri e di designazioni. L'udienza preliminare riprenderà il 7 luglio".
L'altro ieri, invece, la Commissione disciplinare della Figc ha chiuso il caso relativo al falso in bilancio di Milan e Inter (plusvalenze fittizie), con una serie di multe: 60.000 euro per l’ad del Milan Adriano Galliani e 90.000 per il club rossonero; per quanto riguarda l’Inter multe di 20.000 euro a Rinaldo Ghelfi (attuale vicepresidente) e Mauro Gambaro (all’epoca dei fatti ad); di 10.0000 euro a Gabriele Oriali (attuale dirigente) e Massimo Moretti (ex dg); 90.000 euro alla società di Via Durini. Ammende anche per Giuseppe Marotta, amministratore delegato e dg della Sampdoria: per lui multa di 20.000 euro; sanzione di 18.000 euro invece per il presidente blucerchiato Riccardo Garrone, 36.000 euro per la Samp.
Si chiude così una vicenda di cui Laleggendadelcalcio s'era occupata con diversi post tra dicembre 2007 e febbraio 2008. Di seguito posto un estratto dell'ultimo pezzo dedicato alla faccenda, risalente al 6 febbraio scorso:
- 6/feb./2008. Palazzi deferisce Milan&Inter per falso in bilancio
Assolti per non aver commeso il fatto dalla giustizia ordinaria, ma deferiti dalla Procura Federale per aver violato "i principi di lealtà, correttezza e probità in ogni rapporto comunque riferibile all'attività sportiva", come recita l'art.1 del CGS (Codice di Giustizia Sportiva). L'azione intrapresa dal procuratore della Figc Stefano Palazzi contro Milan&Inter, oltre ad avere una valenza simbolica, è un esempio di coraggio sconosciuto nella storia rotondoiatrica di questo Paese. Tra i motivi che hanno spinto il procuratore federale all'inatteso gesto, come ha esemplificato il bravissimo Adriano Stabile di SpySpot, c'è "l'abnorme e strumentale valutazione di alcuni calciatori, plusvalenze fittizie messe a bilancio derivanti cessioni con corrispettivi di gran lunga superiori a quelli realmente attribuibili e manovre contabili finalizzate a far apparire perdite inferiori rispetto a quelle realmente esistenti" (ricordo che all'epoca dei fatti, senza la manomissione dei bilanci, le due società non avrebbero potuto iscriversi al campionato). Deferiti assieme ai club milanesi, ci sono: Adriano Galliani, il vicepresidente nerazzurro Rinaldo Ghelfi e due ex della società interista, Gabriele Oriali e Massimo Moretti.
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